Quasi un plebiscito per gli azionisti di Intesa Sanpaolo all’assemblea ieri: il 97% delle quote presenti ha votato la delega a emettere fino a 5,7 miliardi di azioni al servizio dell’offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi su Mps, annunciata l’8 giugno.
Era depositato il 63,88% del capitale, pur se in remoto, con deleghe al rappresentante unico.
Quasi tutti i “presenti” erano investitori istituzionali (70% circa del totale) o fondazioni (29,5%): i due assi che da 15 anni sostengono le strategie dell’ad Carlo Messina. I grandi fondi Blackrock, Vanguard e Norges, che hanno insieme quasi il 10% del gruppo, si presume abbiano votato l’Opas. E il 29 ottobre dovranno, nella veste di azionisti Mps, scegliere se votare le due Ops su Banco Bpm e Banca Generali, con cui il rivale Luigi Lovaglio prova a dar vita al terzo polo bancario. In teoria potrebbero dire sì a tutte e tre le offerte: sarà poi il mercato a indicare la via.
Intesa ha due mesi e mezzo di vantaggio, ed è in marcia per avviare l’Opas verso fine ottobre, incassati i nulla osta (solo l’Antitrust può darlo a offerta in corso). Mps, invece, ha depositato in Consob la sera di mercoledì i documenti delle due Ops rivali, e inviato le richieste autorizzative alle autorità competenti. Siena stima che le due Ops vadano in Borsa «da metà dicembre a metà febbraio circa». Ma prima serve che i due terzi dell’assemblea straordinaria di ottobre le approvi.
«Ringrazio gli azionisti per il forte sostegno espresso alla nostra proposta – ha dichiarato l’ad Messina –. E’ un passaggio fondamentale per realizzare l’operazione e costruire un gruppo ancora più forte, a beneficio di azionisti, clienti, famiglie, territori, e dell’Italia». Il banchiere ha puntato sui toni “politici”: «La rilevanza dell’operazione va ben oltre la dimensione finanziaria: uno dei compiti primari di una banca è tutelare e valorizzare il risparmio, mettendolo al servizio della crescita». Così facendo – Intesa stima di poter gestire 2.000 miliardi di euro della clientela nel 2029) si potrà «aumentare la capacità di erogare credito»: e qui Messina s’è impegnato a «fare ancora di più», nel polo con Mps, rispetto agli «oltre 44 miliardi erogati a famiglie e imprese nel primo semestre 2026» dal suo gruppo.
Parlando del futuro della città-banca Siena, l’ad ha detto: «Oltre cinque secoli di storia hanno creato un legame straordinario. Vogliamo preservare e valorizzare questa identità e il legame con Siena entro un progetto più ampio, più solido e a maggiore crescita». Se l’Opas avrà successo, ha aggiunto l’ad, il coinvolgimento di Unipol – per rilevare 635 filiali senesi e il blasone storico da Intesa, vedrà «mantenere il marchio Mps e la sede centrale a Rocca Salimbeni, rafforzando il ruolo di Siena».
L’ad ha poi ribadito che il 13,3% di Generali sarà un investimento di «ottica puramente finanziaria», pur se l’ingresso di Intesa nel Leone «rappresenterà un significativo valore per la stabilità dell’azionariato e l’indipendenza di Generali».