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Intesa, ultimi ritocchi al nuovo statuto

Per gli ultimi approfondimenti tecnici potrebbe servire qualche giorno in più del previsto, e così – secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore – la doppia riunione dei Consigli di Gestione e Sorveglianza di Intesa Sanpaolo chiamata a esaminare lo statuto del monistico sarà probabilmente spostata dal 13 al 16 ottobre. Un dettaglio, legato a riscontri tecnici di cui la banca è ancora in attesa, che non dovrebbe incidere sul calendario ancora recentemente ribadito dai vertici: al massimo venerdì prossimo il nuovo articolato finirà prima sul tavolo della Gestione e poi su quello della Sorveglianza, quindi la bozza sarà inviata in Bce; Francoforte ha 90 giorni di tempo per dare il proprio benestare, tuttavia in questi mesi i contatti con Bankitalia e Bce sono stati costanti, dunque non ci sarebbe da stupirsi se il “timbro” della vigilanza dovesse arrivare con qualche giorno di anticipo; a quel punto, potrà essere convocata l’assemblea straordinaria, che – per non sovrapporsi con l’approvazione dei dati preliminari di bilancio, fissata per l’11 febbraio – dovrebbe tenersi nella seconda metà di febbraio. Un mese di tempo per costruire le liste del cda (che vanno depositate 40 giorni prima dell’assemblea di rinnovo), e quindi la nuova convocazione dei soci, attesa tra la fine di aprile e – più probabilmente – l’inizio di maggio.
Agenda a parte, dopo le ultime discussioni di mezza estate che hanno preceduto la scelta del monistico, sulla stesura delle nuove regole dentro e fuori dalla banca tutto sembra procedere liscio. Non era scontato, visto che il monistico è una novità per il sistema, e nell’elaborazione del nuovo statuto – che deve ovviamente tener conto anzitutto di quanto previsto dalla circolare 285 di Bankitalia – si devono conciliare le esigenze di governabilità e stabilità della banca con un ampio spazio ai fondi, che oggi rappresentano oltre il 60% dell’azionariato; un’alchimia non facile per di più alla vigilia di una doppia fase di svolta, visto che da un lato c’è l’uscita – annunciata l’altroieri – di Giovanni Bazoli e dall’altro la progressiva riduzione – per legge – del peso delle Fondazioni.
Il confronto sui nomi destinati a occupare le caselle che si stanno delineando pare rimasto – almeno per ora – sullo sfondo, e i capisaldi del nuovo statuto sarebbero stati messi nero su bianco: il nuovo consiglio unico dovrebbe contare 19 membri, di cui almeno 5 alla minoranza e almeno la metà (ma probabilmente i due terzi) indipendenti; i vice presidenti dovrebbero essere due, non sarà previsto un comitato esecutivo ma sarà centrale il ruolo del comitato rischi e soprattutto del comitato di controllo, con una spartizione di competenze al momento ancora in fase di approfondimento con i vigilanti. Quel che pare certo è che il comitato di controllo conterà 5 membri, tutti in possesso dei requisiti di indipendenza, la presidenza spetterà a un componente eletto dalla minoranza ma la in comitato la lista di maggioranza dovrebbe avere tre posti. Gli altri comitati saranno più asciutti, di tre componenti al massimo.
Visto il ruolo paragonabile a quello del collegio sindacale dentro al tradizionale, sarà l’assemblea a eleggere il comitato di controllo, con un voto immediatamente successivo o contestuale a quello che avrà portato alla nomina del consiglio. Per quanto riguarda il sistema elettorale, le possibilità sono un maggioritario con assegnazione proporzionale oppure un proporzionale con un premio di maggioranza indicativamente al 25%, destinato – a meno di sorprese – a essere ottenuto dalla lista delle Fondazioni, che potrebbe come in passato catalizzare i voti anche di parte della platea degli istituzionali, in particolare quelli interessati a dare il proprio sostegno alla lista contenente anche il nome dell’ad (che sarà anche direttore generale).

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