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È inammissibile il ricorso telematico privo di firma

Il documento proposto con modalità digitali e trasmesso telematicamente è giuridicamente efficace e valido in campo processuale solo se reca la firma elettronica. Atteso che la firma digitale è l’equivalente elettronico della firma autografa su carta e attesta l’integrità, l’autenticità e la non ripudiabilità del documento su cui è apposta, il ricorso spedito a mezzo Pec ma non firmato digitalmente è da ritenere inammissibile. Così la Ctp Rieti con sentenza n. 262/2018. Il processo tributario telematico è stato introdotto in modo obbligatorio dal dl n. 119/2018 collegato alla legge di Bilancio 2019. L’art. 14 del decreto fiscale 2019 ha stabilito l’obbligatorietà del processo tributario telematico, previa riformulazione dell’16-bis del dlgs 546/1992, il quale stabilisce che la notifica e il deposito degli atti e documenti presso le segreterie delle Commissioni tributarie dovrà avvenire esclusivamente in modalità telematica. Tale nuova la nuova disciplina sarà applicata per i ricorsi e gli appelli notificati a decorrere dal 1° luglio 2019, con la conseguente eliminazione del deposito cartaceo. Tale scelta rimarrà facoltativa solo per i contribuenti che decidono di stare in giudizio senza l’assistenza di un difensore tecnico abilitato (controversie fino a 3 mila euro di valore). È bene ricordare che l’utilizzo del dispositivo di firma elettronica qualificata o digitale si presume riconducibile al titolare, salvo che questi dia prova contraria. Nel caso di specie il contribuente ha impugnato dinanzi alla Ctp la cartella di pagamento con cui l’Agenzia delle entrate iscriveva a ruolo l’imposta di registro non versata per la locazione di alcuni fabbricati, a seguito del mancato pagamento dell’avviso di liquidazione notificato e non impugnato. L’ufficio, nel ribadire che la cartella di pagamento non era il primo atto con cui la parte era venuta a conoscenza della pretesa tributaria, ha eccepito l’inammissibilità del ricorso in quanto, anche se spedito via Pec, non era stato sottoscritto in forma digitale. La Commissione ha ritenuto che il documento formato con modalità digitali e trasmesso telematicamente è giuridicamente efficace e valido in ambito processuale se ha la firma elettronica. In sostanza la firma digitale è l’equivalente della tradizionale firma autografa su documento cartaceo, in quanto è associata in modo stabile al documento elettronico, su cui è apposta e ne attesta l’integrità, l’autenticità e la non ripudiabilità. In tal senso, sovviene il dlgs 179/2016 modificativo del codice delle amministrazioni digitali che all’art. 18 stabilisce che il documento informatico, sottoscritto con firma elettronica avanzata, qualificata o digitale, formato nel rispetto delle regole tecniche di cui all’articolo 20, comma 3, ha altresì l’efficacia prevista dall’articolo 2702 del codice civile. I giudici hanno affermato che tale norma è finalizzata a dare certezza univoca alla riconducibilità del documento elettronico alla persona del contribuente o del suo assistente tecnico abilitato e la sottoscrizione del ricorso è elemento essenziale per la sua validità ed è inammissibile il ricorso che ne risulti privo.

Davide Di Giacomo

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