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Gelata sulla crescita dell’auto

Il mercato italiano dell’auto registra una frenata dopo 5 mesi di moderata crescita. Maggio si è infatti chiuso con 131.602 immatricolazioni ed una flessione del 3,83%. Portando il totale dall’inizio dell’anno a 628.719 consegne ed una crescita scesa ora al 3,15%.
«Dunque nessuna ripresa o ripresina», secondo Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto. A suo avviso non si tratta di un segnale di rallentamento ma di una sostanziale stagnazione «nonostante la spinta del noleggio e dei km zero». Anche per Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor il dato di maggio è in linea con la fase di stagnazione dell’economia italiana. Ma è dovuto anche alla frenata degli acquisti che sempre caratterizza il periodo elettorale in Italia, nonché alla delusione per la «formula fallimentare degli ecoincentivi, già sperimentata con analoghi risultati nel 2013».
Dunque motivi psicologici che si aggiungono alle difficoltà economiche obiettive delle famiglie italiane. Ma che, per gli acquisti di auto, pesano di più. Quagliano ricorda infatti che, rispetto ai livelli precrisi, il Pil è calato del 9%, la produzione industriale del 24,6% e le immatricolazioni del 48%.
E all’Unrae ribadiscono che sono proprio le famiglie ad avere rinunciato agli acquisti di nuove vetture. Confermando che la ripresa dei primi 5 mesi era, sostanzialmente, un’inversione di tendenza tecnica, frutto di confronti con periodi precedenti particolarmente negativi e legata all’inevitabile ricambio del settore noleggio. «Nel mese di maggio – aggiungono all’Unrae – oltre una vettura su quattro immatricolate è a noleggio, canale di vendita che raggiunge la quota più alta di sempre con il 27,1% del totale». Mentre la quota famiglie scende al 58,1% e quella delle società al 14,8%.
Qualche spiraglio positivo emerge dalla raccolta ordini che, il mese scorso, ha visto la stipula di 132mila contratti, con un incremento del 3,6% che porta la crescita degli ordini dall’inizio dell’anno ad oltre l’8%. Anche se Unrae stima che il 2014 possa chiudersi con una crescita del 4,1% sui depressi volumi dello scorso anno, a poco meno di 1,360 milioni di consegne. Ma Quagliano si dice preoccupato dall’invasione di campo della Ue che chiede all’Italia di tassare di più i consumi: la scelta perfetta per far crollare il mercato dell’auto.
In questo scenario, e per effetto della riduzione degli acquisti delle famiglie, Fca-Fiat arretra, in Italia, più della media del mercato. Complessivamente il calo è del 10,80% (e la quota scende dal 30,19 al 28%), con Fiat che cede il 12,4%, Lancia-Chrysler il 6,27%, Alfa Romeo il 18,86%. E non basta il forte incremento di Jeep che cresce del 70,48% a bilanciare i dati negativi. Il gruppo si consola comunque con i dati in arrivo dagli Stati Uniti dove Chrysler Group LLC, con 194.421 consegne (+17%), ha conseguito la cinquantesima crescita mensile consecutiva, con il miglior dato di maggio dal 2007. In particolare le vendite del marchio Jeep sono cresciute del 58%, quelle di Ram Truck del 19% mentre il marchio Fiat ha registrato un incremento del 18%, con progressi del 14% per la 500L e del 66% per la 500 Cabrio Abarth. In crescita, nel gruppo, anche Dodge (+3%) mentre Chrysler ha ceduto il 22% per effetto dell’uscita di produzione del My 2014 della Chrysler 200 berlina e cabrio. Ma gli ordini del nuovo modello hanno superato le 17mila unità nei primi due giorni.
Quanto agli altri costruttori, il gruppo Volkswagen è stabile (-0,12% e la quota sale dal 12,92 al 13,41%) nonostante il positivo andamento di Audi e Seat. In flessione Psa (-5,04%) mentre Renault cresce del 9,84, frenata dal calo di Dacia. Maggio negativo anche per gli americani, con Ford a -1,28% e Gm in calo del 23,38%. In flessione pure i tedeschi di Daimler (-3,32%) e Bmw (-0,86%). Vanno meglio i gruppi asiatici, con Hyundai che cresce dell’1,41%, Toyota dell’11,64%, Nissan del 21,87%, Suzuki dell’1,19%. Bene anche Volvo e Mazda mentre Jaguar Land Rover cede il 9,05%.

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