La Consob batte un colpo. Anzi, ne batte due.
L’autorità dei mercati da giorni sta dialogando con Intesa Sanpaolo e con Mps, per sbrogliare la matassa di tre offerte pubbliche incrociate e parallele, che già nella fase preliminare si annuncia incerta e complessa per i soci delle tre “società oggetto”: Mps da un lato, Bpm e Banca Generali dall’altro. Al gruppo guidato da Carlo Messina la Commissione ha chiesto, con lettera del 26 agosto citata da La Stampa, come intenda muoversi se le due Ops su Banco Bpm e Banca Generali fossero approvate dall’assemblea straordinaria il 29 ottobre (quorum al 66,67% del capitale). Un bivio ostico per il piano a tre dell’ad Luigi Lovaglio: ma una volta votate, le due offerte – o anche una sola – diverrebbero “irrevocabili”, e potrebbero nuocere all’Opas di Intesa, costringendola a integrare il prospetto e chiedere nuovi nulla osta, dato che il perimetro dell’Opas sarebbe ampliato.
Consob ha chiesto chiarimenti entro venerdì, perché già il 10 settembre l’assemblea di Intesa voterà l’aumento di capitale per l’Opas Mps, e negli stessi giorni Siena depositerà in Consob le carte delle sue due Ops. Tuttavia, da Intesa si attendono risposte “interlocutorie”, perché la banca ha tutto l’interesse a tenersi aperta ogni opzione almeno fino al 29 ottobre, per vedere prima se le contromosse di Lovaglio passeranno il vaglio dei soci. Fonti al lavoro sull’Opas ieri
hanno detto che l’interlocuzione con Consob non rallenterà l’operazione di Intesa, né i tempi di approvazione del prospetto e di lancio dell’offerta in Borsa (Messina li ha stimati tra ottobre e novembre). Il punto di collisione, che la Consob dovrà dirimere, si avrebbe a dicembre, nella doppia ipotesi per cui l’Opas abbia reso Intesa Sanpaolo socio di controllo di Mps, e frattanto la banca senese abbia in rampa di lancio una o due delle sue Ops, e la connessa erogazione di 4 miliardi ai soci (3 in titoli Generali).
Ma Consob ha anche chiesto, come prevede l’art. 115 del Tuf, informazioni a Mps sulla doppia offerta del 21 agosto. Il clima si è riscaldato, specie dopo l’esposto di Intesa, che il 26 ha chiesto all’authority «di tutelare l’integrità del mercato e la corretta informazione a tutti gli azionisti», e il rispetto della passivity rule, che obbliga i manager a non ostacolare un’offerta senza avere il consenso dei soci. Ma a Siena non temono brutte sorprese da Consob, e fonti vicine alla banca dicono che «tutto procede nei tempi previsti» dalle due Ops.
02.09.2026
Faro della Consob su Intesa e Mps le due banche avanti con le offerte
- La Repubblica