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De Agostini svaluta Generali la perdita sale a 560 milioni

di Marigia Mangano

La puntata unica sulle Generali lascia i segni sul bilancio consolidato del 2010 del gruppo De Agostini e porta la perdita «potenziale» finora riferita all'investimento nella compagnia triestina a 600 milioni. Il gruppo di Novara, socio di riferimento della compagnia assicurativa con una quota di circa il 2,4%, ha archiviato i conti del 2010 in perdita per 560 milioni contro il rosso di 273 milioni dell'anno precedente. Il risultato non ha nulla a che vedere con la gestione ordinaria del gruppo che continua ad «andare bene», come sottolineato dal direttore generale Paolo Ceretta, tanto che la stessa evidenzia un margine operativo lordo di 876 milioni (801 milioni nel 2009) e un margine operativo ricorrente (cioè prima delle componenti non ordinarie) di 428 milioni, contro i 355 milioni del 2009, con ricavi che hanno raggiunto quota 4,3 miliardi (+4%). A pesare sul conto economico, piuttosto, è stata la scelta di svalutare il pacchetto detenuto a Trieste: l'allineamento di valore è stato pari a 404 milioni, che porta il prezzo di carico del titolo Generali dai precedenti 25 euro agli attuali valori di Borsa, intorno ai 14 euro.

Come dire, quasi la metà della maxi plusvalenza incassata dalla vendita di Toro è stata «bruciata» nell'avventura a Trieste. Cinque anni fa dalla cessione della Toro alle Generali, De Agostini ha spuntato un prezzo di 2,1 miliardi a cui bisogna sommare le risorse ottenute dalla vendita dell'ulteriore 10% della compagnia assicurativa, pari a 385 milioni e della posizione finanziaria netta, allora positiva per 50 milioni. In tutto fa 2,575 miliardi, di cui circa un miliardo di plusvalenza. Di questa, circa 900 milioni sono stati impiegati nell'acquisto del pacchetto nelle Generali. Una posizione, quella nel capitale della compagnia, che è stata costruita a partire dal 2006 e che ha visto da un lato un investimento diretto del 2,4%, tutt'ora di proprietà di Novara, e dall'altro la costruzione di un contratto di 601 milioni (Total return equity swap) sull'1,5% di Trieste, quest'ultimo chiuso anticipatamente lo scorso anno con una perdita intorno ai 200 milioni. Dunque, tra la svalutazione effettuata nel 2010 e il costo della chiusura anticipata del contratto, l'investimento nelle Generali risulta in perdita per 600 milioni, anche se bisogna tener conto di circa 120 milioni di dividendi incassati da Trieste che riducono a conti fatti la minusvalenza intorno ai 500 milioni. Insomma, un capitolo, quello a Trieste, che per ora ha dato poche soddisfazioni alla proprietà, rappresentata dalla famiglia Boroli-Drago. Ma sulle cui prospettive il management resta fiducioso. Proprio ieri Fitch ha confermato il rating AA- e l'outlook stabile per la compagnia. Ma se il bilancio finale della fiche miliardaria puntata a Trieste resta comunque legato a doppio filo al futuro andamento delle quotazioni, in compenso le altre attività del gruppo, dai giochi (Lottomatica) al settore media continuano a generare risultati positivi, complice anche le azioni volte a razionalizzare alcuni business come l'editoria che stanno già dando risultati «interessanti», come spiegato da Ceretti. Non a caso le prime proiezioni del 2011 vedono risultati a livello di gruppo in forte crescita: i ricavi netti nel primo trimestre hanno raggiunto 1,130 miliardi, in crescita del 22%, così come si registra una performance a due cifre sul fronte dell'Ebitda a 262 milioni (+23%). Le previsioni sono dunque molto positive per l'anno in corso : «La partenza dell'anno è andata molto bene a conferma della correttezza degli investimenti e delle azioni di razionalizzazione»», ha spiegato Ceretti, «tanto che stimiamo di arrivare a un fatturato di 5 miliardi entro fine anno e una Ebitda di un miliardo». Inoltre il gruppo punta a ridurre l'indebitamento, salito a 4,5 miliardi, ed esclude per il momento diversificazioni ulteriori, in quanto ancora concentrato nella fase di consolidamento.

 

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