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Commerzbank batte le attese

Da qualche tempo la crisi globale delle spedizioni marittime fa soffrire di mal di testa le banche tedesche, prima fra tutte Commerzbank. Stavolta, però, la prima trimestrale dell’anno dell’istituto tedesco ha battuto le attese degli analisti tranquillizzando i mercati. L’utile netto è cresciuto del 28,4% su base annua a 217 milioni di euro, smentendo le stime di una flessione a 129 milioni. Il merito della performance va soprattutto ai progressi della bad bank di Commerzbank, ai costi più bassi e a tasse più contenute. I ricavi sono aumentati del 2,2% a 2,37 miliardi, mentre gli analisti si aspettavano un calo di sette punti percentuali.

Questi numeri controbilanciano le riserve per le perdite potenziali sui prestiti al settore navale, nell’ambito di un piano quadriennale di ristrutturazione, che sono cresciute del 32% a 195 milioni. La banca non pagherà il dividendo in questi quattro anni, visto che la priorità è una ristrutturazione dei costi da 1,1 miliardi.

Commerzbank ha riportato l’anno scorso perdite sul credito navale intorno a 600 milioni di euro, mentre Deutsche Bank le ha triplicate a 346 milioni. Ma nessun istituto incarna il problema più di Hsh Nordbank, il cui credito compulsivo l’ha portata a possedere una flotta commerciale più grande di quelle della marina militare britannica, francese e tedesca messe insieme. Gli enti di disciplina comunitari hanno ordinato la privatizzazione entro l’inizio del prossimo anno, pena la chiusura. I contribuenti della Germania settentrionale vanno incontro a una perdita fino a 15 miliardi di euro.

In seguito al collasso del business, Hsh è stata salvata pompando miliardi di euro dei cittadini, con l’impegno di rimborsare 10 miliardi di perdite su crediti inesigibili. Le autorità di Bruxelles hanno giudicato illegale l’aiuto di Stato e hanno imposto al governo tedesco la cessione della quota dell’85% entro un anno. Fra i pretendenti ci sarebbe Hna, il conglomerato cinese che recentemente è diventato il primo azionista di Deutsche Bank.

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