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Carige discute il «ricorso» sul diktat Bce

A venti giorni dall’insediamento, il nuovo corso di Carige si appresta a prendere contatto con la Bce. Domani il ceo Guido Bastianini e il presidente Giuseppe Tesauro saranno per la prima volte a Francoforte per fare il punto con i referenti della Vigilanza unica. Non solo. Secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, sul tavolo ci sarà la richiesta di un nuovo piano industriale formulata alla banca con una lettera inviata il 19 febbraio scorso: altri tempi, considerato che al timone c’erano Piero Montani e Cesare Castelbarco; su input del nuovo azionista di riferimento Vittorio Malacalza, da allora la guida è passata di mano e già nella prima seduta del cda eletto il 31 marzo si sarebbe condivisa la necessità di chiedere una proroga alla Bce. Richiesta a quanto pare finora non accolta, tanto è vero che domani i vertici della banca dovrebbero discutere l’istanza di riesame, secondo la procedura dell’Ssm che prevede una commissione amministrativa indipendente ad hoc come «giudice d’appello» sulle decisioni della Vigilanza.
Si vedrà l’esito dell’incontro, di cui probabilmente il vertice relazionerà nel corso del cda convocato per venerdì. Certo in questa fase il pressing della Vigilanza – con cui è probabile si cerchi una mediazione – è elevato: la missiva di febbraio, giunta tra l’approvazione dei risultati preliminari e del consolidato, aveva imposto alcuni ritocchi inseriti in quest’ultimo (tra cui l’azzeramento dell’avviamento), che si era chiuso con una perdita di 101,7 milioni rispetto ai 44,6 comunicati l’11 febbraio. Intanto, a metà marzo è partita una nuova ispezione, dal momento che Carige è tra i 60 istituti europei al centro delle verifiche in loco programmate per il 2016.
Il confronto con la Vigilanza inevitabilmente toccherà anche l’offerta del Fondo Apollo, che con due diverse lettere inviate all’istituto si è fatto avanti per farsi carico di 3,5 miliardi di sofferenze a fronte di un aumento di capitale riservato da 500 milioni che al termine lo porterebbe a controllare il 51% della banca; un buon motivo, questo, per spiegare la freddezza di Malacalza, che oggi la controlla con il 17,6 per cento. Tuttavia, la stessa Bce a febbraio aveva chiesto espressamente un «piano che rifletta nuove considerazioni sulle opzioni strategiche del gruppo»; in sostanza, per Francoforte l’assetto di controllo viene dopo il governo dei rischi, pertanto l’eventuale rifiuto dell’offerta di Apollo andrà adeguatamente argomentato con la Vigilanza.
C’è da dire, però, che nel frattempo si è messo in piedi il fondo Atlante per la copertura degli aumenti di capitale e per l’acquisto di tranche junior e mezzanine di cartolarizzazioni di Npl. Atlante batterà Apollo? Può darsi, sta di fatto che intanto nelle due ultime settimane proprio grazie all’effetto Atlante in borsa il titolo Carige è stato tra i maggiori beneficiari, con una crescita superiore al 30% in tre settimane.

Marco Ferrando

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