Il risveglio dal risiko bancario, almeno a Piazza Affari, può essere doloroso.
Da un lato, infatti, c’è la corsa dell’M&A, che accende l’entusiasmo di analisti e investitori, dall’altro la flessione in Borsa che da quasi due mesi non risparmia nessun istituto di credito. Certo, nel 2026 la volata al rialzo fino a poco tempo fa è stata continua, complice il riassetto del mondo del credito e le trimestrali record che hanno contribuito a spingere le quotazioni dei big bancari a livelli inediti. Ma nelle ultime settimane la “luna di miele” con i mercati sembra registrare per lo meno una pausa di riflessione in tutta l’Europa. E questo anche se i motivi, spiegano gli analisti, arrivano dall’esterno: dai rendimenti alle stelle dei bond fino all’inflazione sopra le attese, passando per il petrolio sopra i 100 dollari al barile, le crisi geopolitiche e i timori sui debiti sovrani, in testa Italia e Francia.
I numeri aiutano a descrivere questo trend atipico: dal picco dello scorso 14 agosto, il Ftse Italia All-Share Banks Index ha perso quasi il 10% del suo valore (-3,9% solo ieri). Un brusco scivolone in meno di due mesi per un totale di 36,3 miliardi di capitalizzazione “bruciati” sull’altare dei corsi azionari.
I motivi? Gli istituti italiani, così come i loro “colleghi” europei, stanno facendo i conti con lo scoglio dei rendimenti dei bond di Stato, dai nostri BTp al francese Oat, passando per i Gilt e i Bonos. Le banche detengono in pancia molti di questi titoli, per cui il rialzo record dei tassi svaluta in parte i loro portafogli. E un aumento del rischio sovrano tende ad alzare il costo della raccolta e il rischio di credito percepito. Senza dimenticare l’ipotesi che la crescita del costo del debito freni a un certo punto l’economia reale dell’eurozona, con una domanda più debole e imprese in affanno nel ripagare i prestiti.
Una parte del calo, come accade in questi casi, è poi legata ai realizzi degli investitori che nel dubbio, davanti all’allargamento degli spread chissà fin dove, preferiscono monetizzare subito. Da ovunque la si guardi, sono stati due mesi in salita per i corsi azionari degli istituti tricolore.