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Aiuti statali più facili: Bruxelles va avanti sul piano Ue anti Npl

Sviluppo del mercato secondario dei non performing loans (Npl), solvency framework per snellire le procedure e rete di bad bank nazionali: sono capitoli principali della comunicazione con cui la Commissione europea interviene in materia di crediti deteriorati. In agenda per la riunione del collegio dei commissari di metà dicembre (si veda Il Sole 24 ore di martedì 1 dicembre), la proposta di una strategia globale sugli Npl è stato predisposta dalla commissaria Mairead McGuinness (responsabile dei servizi finanziari, stabilità finanziaria e Unione dei mercati dei capitali) è in questi giorni all’esame delle altre direzioni generali dell’esecutivo comunitario per la consueta consultazione interservizi prima dell’approvazione collegiale. Quindi c’è ancora qualche questione aperta.

L’effetto della comunicazione del 15 dicembre prossimo dovrebbe essere quello di attenuare, in via transitoria, gli effetti della CRR, Credit requirement regulation, con cui si definiscono i requisiti di capitale degli istituti bancari nel lungo periodo. L’obiettivo è quindi adattare il contesto regolatorio alla situazione di emergenza economica determinata dalla pandemia, consentendo al sistema bancario di continuare ad erogare credito a condizioni accessibili e quindi sostenere l’economia reale. In questa direzione vanno le misure per sviluppare il mercato secondario dei crediti inesigibili. La proposta dovrebbe prevedere anche un tentativo di rendere più flessibili le regole per affrontare le ricapitalizzazioni delle banche in difficoltà legate alla crisi Covid.

Secondo quanto appreso dal Sole 24 Ore, la comunicazione apre infatti ad una interpretazione più flessibile delle regole sull’intervento dello Stato, sul modello di quanto è stato fatto per Mps, senza incorrere nel famigerato bail-in. Per esempio nell’acquisto di Npl.

Questa misura sembra gradita all’Italia, (per quanto non ci siano situazioni di crisi imminente che possano fare immaginare interventi del genere, ma crea uno strumento in più da utilizzare in caso di necessità). Si tratta, va detto, di uno dei punti più controversi su cui è in atto un aspro confronto tra i vari servizi della Commissione più o meno favorevoli ad allentare le regole sugli aiuti pubblici al settore, per quanto in via provvisoria. Bisognerà vedere, dunque, se e come questo punto riuscirà a sopravvivere nel testo finale.

Al mercato secondario dei crediti deteriorati e alle modalità dell’intervento pubblico nelle crisi bancarie, si aggancia la questione bad bank. L’opposizione dei paesi nordici ad una entità europea, in discussione da anni, è insormontabile. Ha prevalso, dunque, l’idea di andare verso una rete di bad bank nazionali, finanziate da ciascuno Stato membro, ma creando una rete comune di informazioni a livello europeo per dare una visione omogenea agli operatori, con template standardizzati in modo da rendere più immediato il confronto e quindi agevolare anche il mercato secondario. È la soluzione che più si avvicina alla proposta di Andrea Enria, oggi capo della vigilanza della Bce. Se sopravviverà al vaglio della consultazione interservizi della Commissione, dovrebbe mettere d’accordo più o meno tutti, i nordici rigoristi da una parte e i paesi del Sud dall’altra, in particolare Spagna e Italia. Secondo l’ultimo report di Pwc, a fine 2019 le banche italiane avevano in portafoglio Npl per 135 miliardi di euro, meno della metà del picco di 341 miliardi del 2015.

Nel pacchetto non ci sono né la revisione-sospensione dei “90 days past due” (termine dalla scadenza oltre il quale un credito diventa un insoluto) né quella del calendar provisioning: si tratta di due temi che stavano a cuore ad una parte delle banche italiane, ma nessun altro in Europa intendeva mettere in discussione la sostanza della CRR: sono regole di lungo termine su cui l’accordo è stato raggiunto con enorme fatica, e nessuno è disposto a riaprire il vaso di Pandora. Si tratta di un tema non negoziabile, spiegano le fonti.

Non solo: un’eventuale pressione da parte italiana avrebbe avuto solo l’effetto di aumentare la diffidenza e l’intransigenza nei confronti del Paese anche sugli altri tavoli aperti. La questione, in ogni caso, è stata risolta, sempre in via temporanea, dall’Eba che ha confermato la proroga della moratoria decisa a primavera (si veda l’articolo a fianco).

Quanto al calendar provisioning (che impone accantonamenti graduali e crescenti una volta che il credito è classificato come Npl) difficile chiedere modifiche non solo perché anche in questo caso si tratterebbe di mettere mano ad una normativa di lungo termine, ma anche e soprattutto perché si tratta di un problema che a Bruxelles è considerato come un problema solo italiano e legato all’inefficienza della Pa e alla lentezza della giustizia civile. Due ostacoli che non possono essere aggirati cambiando la regola sui requisiti di capitale della banche ma vanno affrontati con riforme profonde per le quali, peraltro, sarebbero le risorse di Next Generation Eu, il Recovery fund.

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