13.02.2026 Icon

L’audit nell’era dell’intelligenza artificiale: resta centrale il giudizio professionale

L’innovazione tecnologica, nel contesto della revisione legale dei conti, non rappresenta un semplice affinamento degli strumenti operativi, ma trasforma in modo strutturale la formazione, gestione e valutazione dell’informazione economico-finanziaria. Il dato contabile, che è alla base del giudizio di audit, deriva sempre più da sistemi complessi, architetture interconnesse e processi automatizzati, in cui l’intervento umano è limitato a fasi specifiche.

In questo scenario, l’evidenza probativa non si limita alla documentazione statica, ma include flussi informativi dinamici prodotti e trasformati attraverso sistemi informatici. Questi flussi devono essere compresi nella loro genesi, garantiti nella loro integrità e valutati in base a criteri di affidabilità coerenti con la complessità dei sistemi che li generano.

Di fronte a questa evoluzione, il ruolo del revisore cambia radicalmente. Non si tratta più solo di verificare l’esito contabile, ma di comprendere l’ambiente tecnologico che consente la produzione di tali esiti per identificare e valutare correttamente i rischi di errore significativo. I revisori devono confrontarsi sempre più con bilanci generati tramite architetture digitali complesse, caratterizzate da flussi automatizzati, cloud e strumenti di data analytics, tra cui l’intelligenza artificiale impiegata nei processi aziendali.

Nel corso dell’audit, l’uso di tecniche automatizzate permette l’analisi di grandi volumi di dati, sostituendo il tradizionale campionamento statistico. Tuttavia, la questione centrale è se e in che misura l’algoritmo possa influire sulla titolarità del giudizio di revisione.

La risposta è chiara: la tecnologia non prende la titolarità del giudizio.

Il principio di revisione internazionale ISA Italia 315, in vigore dal 1° gennaio 2022, impone al revisore di comprendere l’ambiente informatico dell’entità, i processi informativi e i controlli rilevanti. L’attenzione non è solo sul dato contabile, ma anche sull’affidabilità del sistema che lo produce. L’uso di Automated Tools and Techniques (tecnologie, software, algoritmi e procedure automatizzate) non riduce l’onere di diligenza professionale, anzi, lo rafforza. Il revisore deve governare gli strumenti utilizzati, verificarne la logica operativa e documentare la validità dei parametri di analisi. La responsabilità non viene meno, ma si sposta sulla progettazione, validazione e supervisione delle procedure.

L’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale generativa solleva particolari problematiche, poiché gli output algoritmici, essendo probabilistici, presentano difficoltà in termini di tracciabilità, riproducibilità e audit trail. La Monografia ASSIREVI n. 5 chiarisce che l’output dell’algoritmo non può essere considerato sufficiente per fondare il giudizio di revisione, imponendo una valutazione critica autonoma e documentata da parte del professionista.

Infine, il rischio di automation bias, ovvero la tendenza a considerare corretti gli output automatizzati, contrasta con il principio di scetticismo professionale, che resta un presidio imprescindibile nell’attività di revisione. La tecnologia, dunque, amplia l’efficacia delle procedure, ma non incide sulla titolarità o responsabilità del giudizio di revisione, che rimane una prerogativa umana e non delegabile.

In conclusione, l’intelligenza artificiale può ampliare la capacità di analisi e rafforzare l’efficacia delle procedure di revisione, ma non può sostituire il giudizio professionale, che resta comunque non delegabile. La tecnologia incide sulle modalità operative, non sulla titolarità della responsabilità, che continua a gravare integralmente sul revisore legale.

Autore Beatrice Benenati

Associate

Milano

b.benenati@lascalaw.com

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