19.09.2025 Icon

Anche l’Italia approva la prima legge sull’Intelligenza Artificiale

L’Intelligenza Artificiale tra innovazione e regolamentazione.

IA e diritti fondamentali: la sfida della regolamentazione

Come ormai riferito in ogni forma, l’intelligenza artificiale rappresenta una delle più grandi rivoluzioni tecnologiche del nostro tempo, capace di incidere radicalmente anche su settori come la sanità, la giustizia, il lavoro e la pubblica amministrazione. Tuttavia, il suo impiego solleva interrogativi giuridici cruciali, soprattutto in materia di tutela dei diritti fondamentali, trasparenza e responsabilità.

Per le imprese italiane, ciò implica un impegno concreto nella valutazione dei rischi connessi all’impiego dell’intelligenza artificiale, nella trasparenza algoritmica e nella sorveglianza umana della tecnologia utilizzata. Per i cittadini, si apre una nuova era di tutela e consapevolezza, in cui l’interazione con l’IA sarà sempre più regolata e garantita.

L’AI Act e la legge italiana sull’AI

In questo contesto, il Regolamento UE 2024/1689, noto come AI Act, ha segnato un punto di svolta nella regolamentazione dell’IA in Europa, introducendo un sistema di regole armonizzate per lo sviluppo, la commercializzazione e l’utilizzo dei sistemi di IA.

Parallelamente l’Italia si è dotata della prima legge sull’Intelligenza Artificiale, a seguito dell’approvazione definitiva, nella seduta del Senato dello scorso 17 settembre 2025, del Disegno di Legge n. 1146, di cui abbiamo parlato ampiamente in un precedente intervento al quale rimandiamo per un commento sulle singole disposizioni.

L’iter parlamentare della prima legge italiana sull’IA

Il D.d.l. in questione è stato oggetto del seguente iter legislativo: in prima lettura al Senato (20 marzo 2025) sono state introdotte modifiche significative al testo governativo originario; in seconda lettura alla Camera (25 giugno 2025) vi sono stati ulteriori emendamenti che hanno richiesto un nuovo passaggio al Senato; in terza lettura (17 settembre 2025) il Senato ha provveduto all’approvazione definitiva del testo normativo, concludendo così l’iter legislativo.

Attendiamo, dunque, la promulgazione e la pubblicazione della legge, per la sua entrata in vigore.

Un sistema armonizzato tra Europa e Italia

L’obiettivo del legislatore nazionale è quello di armonizzare la normativa nazionale con quella europea (la legge prevede infatti che le sue disposizioni si interpretino e si applichinoconformemente al regolamento (UE) 2024/1689), introducendo un sistema di principi e misure specifiche adatte al contesto italiano per mitigare i rischi e cogliere le opportunità dell’intelligenza artificiale.

La nuova legge si compone di 28 articoli, “atti a sostenere e promuovere lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale che, in armonia con l’apposito regolamento europeo, e gli indirizzi governativi e parlamentari nazionali, siano basati su una visione antropocentrica, nonché su principi di trasparenza, responsabilità, equità e rispetto per i diritti fondamentali, che garantiscono un equilibrio tra le opportunità che offrono le nuove tecnologie e i rischi legati al loro uso improprio, al loro impiego dannoso e anche al loro sottoutilizzo”.

Un’attenzione particolare è riservata al rispetto del principio di uguaglianza e all’accessibilità per le persone con disabilità, affinché nessuno resti escluso dall’uso delle nuove tecnologie.

Le aree regolamentate

Nello specifico, il Capo II della legge disciplina l’applicazione dell’IA in ambiti specifici come il sistema sanitario, la ricerca scientifica, il lavoro, la pubblica amministrazione e l’attività giudiziaria, promuovendo adeguate tutele di trattamento e protezione dei dati personali e regolando l’uso di questi strumenti per garantire che non si verifichino discriminazioni.

Le sfide per il Diritto Italiano e per il mondo giuridico

L’entrata in vigore di questa legge inaugura una fase decisiva per l’ordinamento italiano: occorrerà infatti trovare un equilibrio tra l’innovazione tecnologica e la protezione dei diritti.

Per il mondo giuridico, ciò rappresenta un’occasione di rilievo: contribuire alla definizione di un quadro normativo capace di sfruttare le opportunità dell’intelligenza artificiale senza sacrificare i valori fondamentali dello Stato di diritto, specie della libertà e dell’autodeterminazione della persona.

Questo richiederà competenze sempre più specialistiche e un approccio interdisciplinare, in grado di affrontare i problemi nuovi che inevitabilmente sorgeranno dall’applicazione quotidiana della normativa.

Il 2025, dunque, rappresenta un anno cruciale per il diritto dell’intelligenza artificiale: l’AI Act europeo, insieme al GDPR e alla normativa italiana in evoluzione, delinea un sistema giuridico complesso ma necessario per garantire che l’IA sia sicura, etica e rispettosa dei diritti fondamentali.

Verso una regolazione dinamica e lungimirante dell’intelligenza artificiale

In conclusione, possiamo affermare che, nell’ambito dei paesi dell’Unione europea, a partire dall’approvazione AI Act, l’intelligenza artificiale ha trovato una regolamentazione di avanguardia e lungimirante, la quale tuttavia dovrà essere tenuta costantemente aggiornata, di pari passo con il progresso tecnologico, al fine di poterne sempre fronteggiare gli eventuali rischi, favorendo al contempo lo sviluppo economico e scientifico.

Autore Antonio Ferraguto

Partner

Milano

a.ferraguto@lascalaw.com

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Autore Elisa Varisco

Senior Associate

Milano

e.varisco@lascalaw.com