16.04.2026 Icon

Polizze CAT-NAT, cosa dicono i nuovi dati IVASS

Una fotografia utile, ma non ancora definitiva

I dati IVASS pubblicati il 31 marzo 2026 sui contratti CAT-NAT attivi al 31 gennaio 2026 aiutano finalmente a leggere il mercato con una base statistica concreta. Il punto, però, è non scambiarli per un tariffario: non sono preventivi, ma una fotografia dei premi effettivamente pagati dalle imprese, letta per provincia e per fascia di somma assicurata. Ed è proprio questa la prima conclusione che emerge: la rilevazione è preziosa perché rende più trasparente un mercato ancora in formazione, ma va usata con prudenza, perché mette insieme contratti stipulati prima e dopo l’entrata in vigore dell’obbligo assicurativo e dunque non sempre perfettamente omogenei. IVASS stessa avverte che il confronto corretto va fatto solo tra polizze simili, tenendo conto di localizzazione, valore dei beni, franchigie, scoperti ed eventuali coperture accessorie.

Il dato che conta è la dispersione dei premi

La parte più interessante della rilevazione non è tanto il premio “medio”, quanto la distanza tra il 20° e l’80° percentile, cioè l’area in cui ricade il 60% delle polizze considerate più “ordinarie”. È qui che si misura la vera temperatura del mercato. In Lombardia, per esempio, il premio mediano per 10.000 euro di somma assicurata è pari a 5,29 euro, con una forbice tra 2,99 e 10,06 euro; in Emilia-Romagna, invece, il quadro si fa molto più oneroso e irregolare, con una mediana di 12,44 euro e un intervallo molto più ampio, da 6,93 a 22,29 euro. In altre parole, non cresce solo il prezzo: cresce soprattutto la dispersione. Questo suggerisce che il rischio territoriale pesa, ma pesa anche la diversa costruzione tecnica delle coperture e delle politiche assuntive. Non è un caso che tra le regioni con mediana a doppia cifra compaiano Calabria (14,29 euro), Umbria (12,52), Emilia-Romagna (12,44) e Molise (11,15). Il dato segnala un mercato che, in alcune aree, non ha ancora trovato un equilibrio tariffario stabile.

Territorio e taglia d’impresa cambiano davvero il premio

L’altro messaggio forte dei dati è che non basta dire “quanto costa la CAT-NAT”: bisogna chiedersi dove si trova il rischio e quale somma si assicura. La suddivisione in cinque fasce di valore assicurato consente una lettura più utile per le imprese, soprattutto perché mostra che le differenze provinciali diventano più marcate al crescere dei capitali assicurati. Nella lettura pratica dei dati, l’Emilia-Romagna è il caso emblematico: per importi più elevati, la distanza tra province come Piacenza e Reggio nell’Emilia si allarga sensibilmente, segno che la geografia del rischio continua a incidere anche all’interno della stessa regione. Per un’impresa questo significa una cosa molto concreta: il prezzo non dipende solo dal “tipo” di polizza, ma anche dal radicamento territoriale del bene assicurato e dalla sua dimensione economica. Da questo punto di vista, la maschera IVASS è uno strumento utile perché aiuta a capire se il premio proposto si colloca nella fascia tipica del mercato o tende invece verso i valori estremi.

Più trasparenza, ma servono dati ancora più fini

La seconda rilevazione IVASS conferma dunque un mercato in crescita, ma ancora lontano dalla piena maturità. Il numero delle imprese assicurative presenti e il numero dei contratti in vigore aiutano a contestualizzare i prezzi: dove il mercato è più ampio, i valori sono più leggibili; dove i contratti sono pochi, i numeri vanno maneggiati con cautela. Resta poi un limite strutturale della rilevazione: la fascia oltre 2 milioni di euro è troppo ampia e rischia di comprimere realtà molto diverse in un’unica categoria. È un punto su cui sarebbe utile un affinamento futuro, perché proprio sulle somme più alte si gioca una parte decisiva dell’equilibrio tecnico del sistema. In sintesi, i dati IVASS sono un passo avanti importante per imprese, intermediari e compagnie: non risolvono tutte le opacità del mercato CAT-NAT, ma offrono finalmente un metro oggettivo per leggere prezzi, differenze territoriali e grado di maturazione dell’offerta. E oggi, in un comparto obbligatorio ma ancora in assestamento, la trasparenza è già una forma di regolazione.

Autore Laura Pelucchi

Partner

Milano

l.pelucchi@lascalaw.com

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