Il report ANIA sulla nuova produzione vita di aprile 2026 restituisce l’immagine di un mercato ancora solido nei volumi, ma meno brillante nella dinamica di crescita. La raccolta complessiva resta elevata, sostenuta soprattutto dai premi unici e dai canali bancari e postali, mentre emerge un riequilibrio tra prodotti tradizionali e soluzioni più esposte ai mercati finanziari. La conclusione è chiara: il vita non arretra, ma cambia passo. Dopo il forte recupero del 2024 e del 2025, il 2026 sembra aprire una fase più selettiva, nella quale la qualità della raccolta, la composizione dei prodotti e la tenuta della fiducia dei risparmiatori conteranno più della sola crescita nominale dei premi.
Nel mese di aprile la nuova produzione individuale raccolta in Italia dalle imprese italiane ed extra UE è stata pari a 8,1 miliardi di euro, in lieve calo rispetto allo stesso mese del 2025. Da inizio anno, però, i nuovi premi arrivano a 34,2 miliardi, con una crescita minima dello 0,4%. Se si considera anche il campione delle rappresentanze UE, il totale mensile sale a 9 miliardi e quello dei primi quattro mesi a 38,8 miliardi, con un incremento del 2,6%. Il dato, quindi, non segnala una frenata brusca, ma un rallentamento rispetto al ritmo dell’anno precedente.
Ramo I in affanno, unit-linked in recupero
Il primo elemento da osservare è la diversa velocità dei rami. Il ramo I, cioè l’area tradizionalmente legata alle gestioni separate e alla ricerca di protezione, resta centrale: ad aprile vale 5,3 miliardi, circa due terzi della nuova produzione delle imprese italiane ed extra UE. Tuttavia registra una flessione del 3,2% sul mese e del 3,1% da inizio anno. È un segnale da non sottovalutare, perché riguarda il comparto più vicino alla domanda di sicurezza delle famiglie.
In senso opposto si muove il ramo III, rappresentato dalle unit-linked. Ad aprile la raccolta raggiunge 2,7 miliardi, pari al 34% del totale, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. Nei primi quattro mesi il ramo III arriva a 12,1 miliardi, in aumento dell’8,4%. Il messaggio è pratico: una parte della nuova produzione si sta spostando verso prodotti con maggiore componente finanziaria, probabilmente anche per effetto di un mercato che cerca rendimento dopo anni in cui la protezione del capitale aveva dominato le scelte commerciali.
La fotografia, però, va letta con prudenza. Le unit-linked possono rispondere a esigenze di investimento e diversificazione, ma richiedono una profilazione corretta, una comunicazione trasparente dei rischi e una verifica rigorosa dell’adeguatezza. In una fase di mercato meno lineare, la crescita del ramo III è positiva solo se accompagnata da consulenza effettiva e non da semplice sostituzione commerciale dei prodotti garantiti.
Multiramo, premi unici e canali distributivi
Un altro indicatore significativo riguarda i prodotti multiramo. Ad aprile i nuovi premi, esclusi previdenziali e PIR, sono pari a 3 miliardi, il 37% del new business mensile, ma segnano un calo dell’1%. Da inizio anno arrivano a 13,3 miliardi, in flessione del 2,5%. Il multiramo resta quindi un pilastro dell’offerta vita, ma non appare più il motore automatico della crescita. Anche qui il punto critico è l’equilibrio: la combinazione tra componente rivalutabile e componente unit-linked funziona se è comprensibile per il cliente e coerente con orizzonte temporale, propensione al rischio e obiettivi di risparmio.
Molto rilevante è anche la struttura dei premi. Nei primi quattro mesi le polizze a premio unico rappresentano il 97% dei premi e il 60% del numero di polizze. Il dato conferma che la nuova produzione vita continua a essere alimentata soprattutto da masse finanziarie già disponibili, più che da piani di risparmio progressivo. Non a caso, se i premi vengono calcolati con il criterio APE, che rende confrontabili premi unici e premi periodici, la variazione annua passa da +0,4% a -3,6%. È forse il dato più interessante del report, perché ridimensiona la lettura ottimistica dei volumi assoluti.
Sul piano distributivo dominano ancora le reti bancarie, postali e finanziarie, con l’86% dei nuovi premi da inizio anno. Gli sportelli bancari e postali raccolgono 5,6 miliardi ad aprile e 24 miliardi nei primi quattro mesi, mentre i consulenti finanziari abilitati segnano un calo dell’8% nel mese e del 3,8% da gennaio. Agenti e vendita diretta, invece, crescono ad aprile, ma restano su quote più contenute. La bancassicurazione continua quindi a essere il principale canale di accesso al mercato vita.
La sfida: meno volumi, più qualità
Il report ANIA segnala anche aree di attenzione. Le forme di puro rischio calano del 7,9% nei primi quattro mesi, nonostante rappresentino una componente essenziale di protezione per famiglie, mutuatari e lavoratori. Crescono invece le forme pensionistiche individuali, seppure su volumi ancora limitati, e i PIR mostrano un forte recupero. Sono segnali diversi, che raccontano un mercato diviso tra risparmio, investimento, protezione e previdenza.
La lettura finale è quindi duplice. Da un lato, la nuova produzione vita resta robusta e conferma la capacità del settore assicurativo di intercettare risparmio privato. Dall’altro, la crescita è meno intensa e più dipendente da premi unici, canali bancari e prodotti a maggiore contenuto finanziario. Per imprese e intermediari la priorità non dovrebbe essere solo vendere nuova raccolta, ma costruire valore stabile: più educazione assicurativa, più chiarezza sui costi, più attenzione alla protezione pura e alla previdenza. Il mercato vita del 2026 non sembra in crisi; sembra, piuttosto, entrato in una fase in cui la fiducia del cliente andrà conquistata prodotto per prodotto.
26.08.2026