13.05.2026 Icon

Assicurazioni e AI: la nuova sfida della vigilanza

L’intelligenza artificiale può rendere il mercato assicurativo più efficiente, inclusivo e competitivo, ma solo se poggia su dati affidabili, governance chiara e controllo umano effettivo. È questo il messaggio centrale dell’intervento di Ida Mercanti, Segretario Generale IVASS, alla presentazione del 26 aprile 2026 del rapporto OCSE dedicato al rafforzamento del quadro regolamentare e di vigilanza sull’uso dell’AI nei mercati finanziari italiani. Il punto non è frenare l’innovazione, ma renderla sostenibile: senza trasparenza, sicurezza e responsabilità, l’AI rischia di alimentare discriminazioni, esclusioni e sfiducia proprio nei settori, come quello assicurativo, che vivono di fiducia e reputazione.

Dati condivisi, ma governati

Il primo nodo riguarda i dati. L’AI, nei servizi finanziari e assicurativi, dipende dalla disponibilità, qualità e corretta gestione delle informazioni. Secondo IVASS, i sistemi di condivisione dei dati devono essere sicuri, interoperabili e affidabili: non basta mettere in circolo più informazioni, occorre stabilire come vengono condivise, con quali garanzie e sotto quale responsabilità.

La condivisione ben regolata può favorire l’innovazione in tre direzioni. Migliora la qualità e l’equità dei modelli, perché riduce il rischio che flussi opachi o frammentati amplifichino discriminazioni e personalizzazioni eccessive. Facilita la collaborazione tra assicurazioni, banche, fintech e start-up, in un mercato in cui l’innovazione nasce sempre più dall’incrocio tra settori diversi. Infine, abbassa le barriere all’ingresso, consentendo anche agli operatori più piccoli di sviluppare servizi basati su AI senza dover replicare infrastrutture costose.

Questo profilo è particolarmente rilevante per le aree oggi poco assicurate, come rischi climatici, salute e long-term care. Qui l’intelligenza artificiale può aiutare a costruire prodotti più mirati e accessibili. Ma il confine è delicato: una profilazione troppo spinta può trasformare l’assicurazione da strumento mutualistico a meccanismo selettivo, capace di lasciare fuori proprio i soggetti più fragili.

Il rischio della personalizzazione eccessiva

Il cuore critico dell’intervento IVASS sta nella tensione tra innovazione e solidarietà assicurativa. L’AI permette di conoscere meglio il rischio individuale, ma questa capacità non può spingersi fino a svuotare i principi di mutualità e condivisione del rischio. Se ogni cliente viene valutato in modo iper-personalizzato, il mercato può diventare più preciso, ma anche meno inclusivo.

IVASS richiama espressamente alcuni rischi: esclusione di segmenti vulnerabili, discriminazioni nei confronti di anziani, persone con disabilità o residenti in aree ad alto rischio, offerte meno favorevoli per determinate categorie, scarsa trasparenza nell’uso dei dati, soprattutto nei comparti vita e salute. A ciò si aggiungono le preoccupazioni su cybersecurity, protezione dei dati e chiarezza degli algoritmi.

Il punto pratico è chiaro: il cliente non condividerà i propri dati se non comprende come saranno usati, chi li controllerà e quali conseguenze potranno produrre sulle condizioni contrattuali. La fiducia non è quindi un valore astratto, ma una condizione economica dell’innovazione. Senza fiducia, l’AI non scala; senza regole, la fiducia si consuma.

Regole europee come infrastruttura dell’innovazione

Nella prospettiva IVASS, il quadro europeo — GDPR, AI Act e DORA — non va letto come un freno, ma come un’infrastruttura di fiducia. La regolazione serve ad allineare incentivi, chiarire aspettative e ridurre l’incertezza per gli operatori. Regole chiare abbassano anche il rischio reputazionale delle imprese, rendendo gli investimenti in AI più sostenibili.

Il ruolo dell’Autorità si articola su più livelli: dialogo strutturato con il mercato, innovation hub, sandbox, confronto con start-up, linee guida su trasparenza, chiarezza e governance dei sistemi di AI, coordinamento europeo tramite EIOPA. La vigilanza, se proporzionata e orientata al futuro, può quindi diventare un abilitatore dell’innovazione, non un ostacolo.

Merita attenzione il richiamo alla proporzionalità. Non tutti i sistemi di AI hanno lo stesso impatto e non tutti pongono gli stessi rischi. Tuttavia, anche gli strumenti non qualificati come “ad alto rischio” ai sensi dell’AI Act devono rispettare, nel settore assicurativo, i principi di correttezza, trasparenza e tutela del consumatore previsti anche da Solvency II e dalla IDD. Conta l’effetto concreto: sensibilità dei dati trattati, autonomia del sistema, numero di clienti vulnerabili coinvolti.

Competenze, controllo umano e responsabilità

L’altra grande sfida è culturale e organizzativa. L’AI non può restare confinata nei reparti tecnici o nelle unità di data science. Deve essere integrata nei processi di underwriting, gestione sinistri, pricing, distribuzione e risk management, con responsabilità chiare e competenze diffuse.

IVASS insiste sulla necessità di team trasversali, composti da attuari, esperti IT, compliance officer e manager di business. Ma soprattutto richiama un principio essenziale: la responsabilità deve restare umana, in particolare quando l’AI incide sul cliente. Gli operatori devono essere in grado di comprendere gli output dei modelli, contestarli quando necessario e spiegare le decisioni agli assicurati.

Lo stesso vale per la vigilanza. IVASS prevede di rafforzare le proprie competenze interne in data analytics e AI, non per sostituire la vigilanza tradizionale, ma per renderla più informata, credibile e capace di dialogare con il mercato. È una conclusione condivisibile: l’innovazione non si governa solo con norme astratte, ma con autorità tecnicamente preparate e imprese capaci di assumersi responsabilità reali.

La prospettiva più convincente dell’intervento è proprio questa: l’AI non è buona o cattiva in sé. Diventa utile se resta comprensibile, controllabile e orientata al cliente. Diventa pericolosa se viene usata come scorciatoia opaca per selezionare, escludere o trasferire rischi sui soggetti più deboli. Per il mercato assicurativo italiano, la partita non sarà quindi soltanto tecnologica, ma fiduciaria.

Autore Laura Pelucchi

Partner

Milano

l.pelucchi@lascalaw.com

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