08.07.2026 Icon

Assicurazioni, crescita più selettiva nel 2026

Pubblicato sul sito ANIA il 2 luglio 2026 e presentato nella stessa giornata in occasione dell’Assemblea annuale dell’Associazione, il report L’Assicurazione italiana 2025-2026 offre una fotografia ampia dell’evoluzione e dell’andamento dell’attività assicurativa in Italia. Ne emerge un settore in buona salute, capace di chiudere il 2025 con premi in crescita, risultati tecnici positivi e livelli di solvibilità robusti, ma ormai avviato verso una fase meno brillante e più selettiva. Dopo il forte recupero del biennio 2024-2025, il 2026 dovrebbe segnare un rallentamento fisiologico: la raccolta continuerà a crescere, ma a ritmi più contenuti, in un contesto economico ancora fragile, condizionato da bassa crescita, rischi geopolitici, volatilità finanziaria e nuove esigenze di protezione per famiglie e imprese.

Il dato di fondo è chiaro: l’assicurazione non è più soltanto uno strumento di trasferimento del rischio, ma una componente sempre più centrale dell’economia reale. Lo dimostrano il peso degli investimenti assicurativi, superiori ai mille miliardi, il ruolo del risparmio vita, la crescita delle coperture danni e l’emersione di nuovi bisogni legati a salute, non autosufficienza, eventi naturali e continuità aziendale.

Vita e danni: due velocità diverse

Nel 2025 i premi complessivi sono aumentati del 7,5%, con una crescita dell’8% nel vita e del 6,3% nel danni. Il risultato dell’esercizio del settore ha raggiunto 11,6 miliardi, in miglioramento rispetto ai 10,5 miliardi del 2024. Anche il profilo patrimoniale resta solido: il Solvency ratio del mercato si attesta a 2,74, in crescita rispetto al 2,60 dell’anno precedente, con un rafforzamento sia nel comparto vita sia in quello danni.

Nel vita, la raccolta diretta italiana ha raggiunto circa 119 miliardi, il livello più alto mai rilevato, sostenuta soprattutto dalle polizze unit-linked, cresciute del 19%, mentre le tradizionali di ramo I hanno mostrato un andamento più stabile. È un passaggio significativo: il risparmio assicurativo torna a crescere, ma si sposta progressivamente verso prodotti più legati all’andamento dei mercati finanziari. Questo amplia le opportunità per compagnie e distributori, ma aumenta anche il bisogno di trasparenza, consulenza e adeguata profilazione del cliente.

Nel danni, i premi diretti hanno raggiunto 43,6 miliardi, con una crescita del 6,6%. Il combined ratio è migliorato all’88,1%, grazie al calo della sinistrosità, e il risultato del conto tecnico è salito a 5,5 miliardi. La dinamica è positiva, ma non uniforme: la r.c. auto cresce ancora, pur restando esposta ai costi di riparazione e ai risarcimenti; gli altri rami danni mostrano invece una spinta più strutturale, trainata da salute, rischi naturali e protezione delle imprese.

Auto, salute e catastrofi: le nuove aree sensibili

La r.c. auto resta uno dei capitoli più osservati. Nel 2025 i premi contabilizzati sono aumentati del 3,6%, mentre i sinistri di competenza sono cresciuti solo dello 0,9%. Il combined ratio di generazione corrente è migliorato, passando dal 102,7% al 100,3%, e il risultato tecnico complessivo è tornato positivo per 746 milioni. Il premio medio è aumentato del 4,1%, dato che ANIA collega soprattutto all’incremento dei costi dei sinistri: ricambi, riparazioni e danni alla persona hanno risentito dell’inflazione accumulata negli ultimi anni.

Particolarmente rilevante è la riduzione della frequenza dei sinistri, che scende dal 4,63% al 4,49%. Secondo il report, il fenomeno non dipende solo da fattori congiunturali, ma anche da cambiamenti strutturali: nuove regole del Codice della strada, Zone 30, micromobilità, telematica, sistemi ADAS e stabilizzazione dello smart working. È un dato importante perché segnala che l’evoluzione tecnologica e comportamentale può incidere concretamente sugli equilibri tecnici del ramo.

Fuori dall’auto, due aree emergono con forza. La prima è la salute: per il 2026 il ramo malattia è atteso in crescita del 12%, confermandosi il comparto più dinamico tra i danni. La seconda è quella dei rischi catastrofali. Nel 2025 circa 3,2 milioni di imprese risultano assicurate nei rami danni, il 70% del totale, anche per effetto dell’obbligo di copertura contro le catastrofi naturali. Tuttavia, ad aprile 2026 le imprese assicurate contro i principali rischi catastrofali erano circa 710 mila, pari al 15,8% dei soggetti obbligati. Sulle abitazioni civili, inoltre, solo il 7,3% risulta mediamente coperto contro i rischi catastrofali. Il protection gap, dunque, resta ampio.

La sfida: trasformare l’obbligo in cultura del rischio

Le previsioni ANIA per il 2026 indicano una crescita più moderata: i premi totali del portafoglio diretto italiano dovrebbero raggiungere circa 165 miliardi, con un aumento dell’1,9%. Il danni dovrebbe crescere del 4,5%, mentre il vita si stabilizzerebbe intorno a 120 miliardi, con un incremento dell’1%. La fase espansiva, quindi, non si interrompe, ma cambia natura: meno rimbalzo post-crisi, più selezione per bisogni, prodotti e canali.

Lo spunto critico riguarda proprio questo passaggio. L’estensione delle coperture non può essere affidata soltanto all’obbligo normativo o alla spinta tariffaria. Serve un salto culturale: imprese e famiglie devono percepire l’assicurazione come presidio ordinario di resilienza economica, non come costo eventuale o adempimento imposto. Il report ANIA mostra un settore patrimonialmente solido e tecnicamente redditizio; la vera sfida, ora, è usare questa solidità per ridurre le aree di sottoassicurazione, semplificare i prodotti e rendere più comprensibile il valore della protezione. In un Paese esposto a rischi climatici, sanitari e demografici crescenti, l’assicurazione può diventare una infrastruttura privata di stabilità collettiva.

Autore Laura Pelucchi

Partner

Milano

l.pelucchi@lascalaw.com

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