Il recente rapporto OCSE sull’intelligenza artificiale nei mercati finanziari italiani conferma una forte accelerazione nell’uso dell’AI, soprattutto nel settore assicurativo e bancario. Efficienza, produttività e nuovi strumenti decisionali sono i principali benefici attesi, ma crescono anche le esigenze di presidio legale, trasparenza, controllo umano e gestione dei rischi cyber.
AI nei servizi finanziari: dall’innovazione sperimentale alla compliance strutturale
Il 24 aprile 2026 l’OCSE ha pubblicato il rapporto “Artificial Intelligence in Italian Financial Markets”, dedicato all’impiego dell’intelligenza artificiale nei mercati finanziari italiani. Pur concentrandosi sui mercati finanziari, il documento copre anche l’attività bancaria e assicurativa, sulla base di un’indagine condotta presso l’industria finanziaria italiana, sviluppata con Banca d’Italia, Commissione europea e autorità competenti nazionali. Il campione è significativo: 450 risposte, pari a un tasso di risposta del 49%, provenienti da banche, assicurazioni, gestori, fondi pensione e altri operatori finanziari.
Il dato più rilevante, per il settore assicurativo, è che l’OCSE individua proprio nelle assicurazioni uno dei comparti più avanzati nell’adozione dell’AI: il 70% dei rispondenti assicurativi dichiara di utilizzare sistemi di intelligenza artificiale, a fronte di un utilizzo complessivo pari al 39% tra tutti i rispondenti. Le banche, invece, emergono per ampiezza e maturità dei casi d’uso: secondo il rapporto, esse riportano oltre 2.500 use case e risultano più avanti nella messa in produzione rispetto ad altri settori.
I benefici: efficienza, produttività e decisioni più informate
Secondo l’OCSE, i benefici già percepiti dagli operatori sono concreti. Tra le imprese che utilizzano AI, tre quarti segnalano miglioramenti di efficienza operativa, il 62% indica incrementi di produttività e il 45% un miglioramento dei processi interni. Sul fronte del front office, il 49% richiama un miglioramento dei processi decisionali, mentre altri benefici riguardano analisi predittiva, marketing, vendite, traduzioni e sviluppo software.
Nel comparto assicurativo, queste applicazioni possono incidere su molte fasi della catena del valore: underwriting, pricing, gestione sinistri, antifrode, customer care, profilazione del rischio, compliance e monitoraggio dei portafogli. Nelle banche, l’AI è impiegata soprattutto in ambiti quali prevenzione delle frodi, risk management, analisi documentale, supporto alla compliance, customer service e automazione dei processi.
Tuttavia, il rapporto OCSE suggerisce una lettura prudente: l’AI generativa è molto promettente, ma molti casi d’uso restano in fase di sviluppo o sperimentazione. I rispondenti segnalano infatti 1.042 casi d’uso GPAI in sviluppo o sperimentazione, contro 713 in produzione. Ciò conferma che il passaggio dalla proof of concept all’adozione industriale resta uno dei principali nodi organizzativi e regolatori.
I rischi: spiegabilità, outsourcing e controllo umano
Per gli operatori assicurativi e bancari, il tema non è più soltanto tecnologico, ma giuridico e di governance. Il rapporto evidenzia che molti soggetti utilizzano modelli concessi in licenza da provider esterni: tra chi impiega modelli di general-purpose AI, il 73% ricorre principalmente a modelli non personalizzati, come licenze commerciali di large language models. Questo dato apre un tema cruciale di responsabilità: anche quando il modello è fornito da terzi, l’intermediario resta chiamato a governarne l’impiego, verificarne l’adeguatezza e presidiare rischi di bias, opacità, sicurezza e qualità dei dati.
L’OCSE richiama anche il ruolo del controllo umano. Metà dei rispondenti indica l’human-in-the-loop come principale misura di salvaguardia contro attività indesiderate dell’AI. Altri presidi, come incident management, restrizioni su input e output, sistemi di backup, monitoraggio dei malfunzionamenti e controlli sulla data integrity, risultano invece meno diffusi. Ancora più delicato è il fronte cyber: quasi la metà dei rispondenti, il 46%, non ha ancora implementato specifiche misure contro minacce cyber emergenti legate all’AI.
Il quadro regolatorio europeo: l’AI Act come acceleratore di governance
Il rapporto OCSE si inserisce in un contesto europeo già profondamente mutato dall’entrata in vigore del Regolamento UE 2024/1689, l’AI Act. La normativa introduce un approccio basato sul rischio e classifica come ad alto rischio alcuni sistemi utilizzati nei servizi finanziari, inclusi quelli destinati alla valutazione dell’affidabilità creditizia delle persone fisiche e, nel settore assicurativo, quelli impiegati per valutazione del rischio e determinazione del prezzo in ambito vita e salute.
Per banche e assicurazioni, ciò significa che l’adozione dell’AI deve essere accompagnata da presidi documentali, organizzativi e tecnici: mappatura dei sistemi, classificazione del rischio, governance dei dati, tracciabilità, supervisione umana effettiva, valutazioni d’impatto, procedure di incident reporting e gestione dei fornitori. In altre parole, l’AI non può essere trattata come un semplice strumento di efficienza: diventa parte integrante del sistema dei controlli interni.
Conclusioni: l’AI è già nel mercato, ora serve una governance assicurativa
Il messaggio del rapporto OCSE è chiaro: l’intelligenza artificiale è già entrata stabilmente nei processi di banche e assicurazioni, ma il suo valore dipenderà dalla capacità degli operatori di trasformare la sperimentazione in adozione responsabile.
Per il settore assicurativo, la sfida è particolarmente sensibile. L’AI può migliorare la valutazione del rischio, velocizzare la liquidazione dei sinistri e rendere più efficiente la relazione con il cliente. Al tempo stesso, può incidere su diritti fondamentali, accesso ai prodotti, correttezza del pricing, non discriminazione e trasparenza verso l’assicurato.
La compliance, quindi, non dovrebbe essere vista come un ostacolo all’innovazione, ma come la condizione per renderla sostenibile. Il vero vantaggio competitivo sarà per gli operatori capaci di combinare tecnologia, controllo umano, qualità dei dati e responsabilità giuridica. In questo senso, il rapporto OCSE non descrive soltanto lo stato dell’arte dell’AI nei servizi finanziari: indica anche la direzione della prossima stagione regolatoria e contenziosa del mercato assicurativo.
08.07.2026