In un contesto segnato da tensioni geopolitiche e rallentamento economico, il factoring conferma il proprio ruolo di sostegno alla liquidità delle imprese e alla stabilità delle filiere produttive, mostrando solidità e bassi livelli di rischio. Crescono i volumi, si consolida il ruolo a sostegno delle imprese, ma il quadro regolamentare resta frammentato con rigidità normative che ne limitano la piena espansione. Questo è il quadro che emerge dalla Relazione Annuale 2025/2006 di Assifact pubblicata in data 24.06.2026.
Un pilastro per la liquidità delle imprese
Nell’attuale quadro di incertezza a livello internazionale, il factoring conferma la propria capacità di accompagnare le imprese nella gestione del capitale circolante.
Ed infatti, nel 2025 il volume d’affari complessivo del mercato italiano ha raggiunto i 289 miliardi di euro, con un’incidenza pari a circa il 13% del PIL nazionale. Oggi questo strumento è utilizzato da oltre 32.000 imprese, prevalentemente di piccole e medie dimensioni, con anticipi e corrispettivi erogati che si attestano intorno ai 60 miliardi di euro.
Particolarmente significativo è il dato relativo alla qualità del credito: oltre il 97% delle esposizioni resta in bonis, mentre i crediti deteriorati si fermano a poco più del 2%. Un dato che conferma la solidità del factoring e la sua capacità di accompagnare le imprese anche nei momenti di tensione finanziaria.
Supply Chain Finance: la filiera diventa protagonista
Il factoring continua a confermarsi uno strumento capace di garantire liquidità alle imprese e di sostenere la stabilità delle filiere produttive. In questo contesto si inserisce la crescita delle soluzioni di Supply Chain Finance, ossia l’insieme di strumenti finanziari e tecnologici che consentono di ottimizzare la gestione del capitale circolante lungo tutta la catena di fornitura. Secondo la Relazione in commento, il mercato italiano vale oggi circa 27 miliardi di euro e rappresenta uno dei segmenti con le maggiori prospettive di sviluppo.
In questo contesto, strumenti come il confirming stanno assumendo un ruolo strategico. Si tratta di una soluzione di Supply Chain Finance sempre più diffusa perché semplifica i pagamenti all’interno della filiera. In concreto, il debitore principale (di solito una grande impresa) approva le fatture dei propri fornitori e delega ad un intermediario finanziario la gestione e il pagamento dei propri debiti commerciali verso quest’ultimi.
In questo modo, i fornitori ottengono liquidità in tempi più rapidi e spesso a condizioni più favorevoli, grazie alla solidità del cliente principale, mentre l’intera filiera beneficia di flussi di cassa più certi e prevedibili.
Si tratta di un cambiamento rilevante, perché sposta il baricentro dal singolo rapporto creditizio alla gestione complessiva della filiera.
Le criticità della regolamentazione e dei crediti verso la Pubblica Amministrazione
Accanto ai risultati economici positivi, la Relazione evidenzia alcune criticità che continuano a limitare il pieno sviluppo del mercato. In particolare, secondo Assifact, resta problematico il trattamento dei crediti vantati nei confronti della Pubblica Amministrazione.
Pesano, da un lato i tempi medi di pagamento, ancora pari a circa 138 giorni, e la presenza di ritardi significativi che incidono sulla classificazione delle esposizioni, riconducibili tra i crediti deteriorati anche quando il rischio effettivo resta contenuto. A ciò si aggiunge un quadro prudenziale e normativo ancora penalizzante: da un lato, regole non sempre proporzionate alla reale natura dell’operazione; dall’altro, una disciplina della cessione dei crediti appesantita da adempimenti burocratici e dalla possibilità, riconosciuta al debitore pubblico, di opporsi o non aderire alla cessione.
Sul fronte europeo, alcuni segnali di apertura arrivano dalla revisione delle linee guida EBA sulla definizione di default, che estendono da 30 a 90 giorni il periodo di “past due tecnico” nelle operazioni di factoring pro soluto. Si tratta di un intervento che riconosce almeno in parte le peculiarità del credito commerciale, pur lasciando irrisolte diverse questioni relative alle esposizioni verso il settore pubblico.
Ulteriore fattore in via di sviluppo e destinato a incidere notevolmente sull’evoluzione del settore è la trasformazione digitale. La relazione sottolinea come le barriere tecnologiche rappresentino oggi un ostacolo all’utilizzo del factoring tanto quanto la limitata conoscenza dello strumento.
L’obiettivo diventa quindi semplificare l’accesso ai servizi attraverso procedure di onboarding a distanza, integrazione delle piattaforme digitali e gestione elettronica dei flussi documentali.
Conoscenza e semplificazione come sfida per il futuro
Il messaggio centrale che emerge dalla Relazione è che la crescita del factoring non dipende soltanto dall’evoluzione della regolamentazione. Accanto al confronto con le istituzioni, assume un ruolo decisivo la diffusione della cultura finanziaria e tecnologica tra imprese, professionisti e operatori del credito.
In questa prospettiva, la semplificazione delle procedure, la riduzione degli oneri burocratici e una maggiore proporzionalità delle regole rispetto al rischio effettivo delle operazioni appaiono condizioni essenziali per consentire al factoring di esprimere pienamente il proprio potenziale.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi duplice: da un lato preservare la solidità del sistema attraverso adeguati presìdi regolamentari, dall’altro evitare che l’eccesso di complessità normativa ostacoli uno strumento che continua a dimostrare una significativa capacità di sostenere la competitività delle imprese e la crescita dell’economia reale.
15.05.2026