Con le “Note di stabilità finanziaria e vigilanza” n. 51, pubblicate dalla Banca d’Italia lo scorso 8 maggio 2026, è stato approfondito il tema del “ricorso delle imprese italiane ai derivati per la copertura del rischio di tasso di interesse“, al fine di verificare l’efficacia delle strategie di copertura utilizzate dagli attori del mercato in contesti di elevata incertezza macroeconomica.
In particolare, l’indagine condotta ha analizzato l’incidenza dell’utilizzo di derivati su tassi di interesse, da parte delle imprese (non finanziarie) italiane, allo scopo di attenuare l’impatto dei costi di finanziamento, in un contesto in cui “la politica monetaria restrittiva attuata dalla Banca centrale europea nel periodo 2022-23 ha determinato un marcato aumento dei tassi di interesse e, di conseguenza, dei costi di finanziamento per le imprese, in particolare per quelle con un maggiore indebitamento a tasso variabile“.
Sul punto va considerato che la restrizione monetaria ha inciso non solo sul nuovo debito, ma anche sul debito esistente a tasso variabile, che rappresenta circa l’80% dei finanziamenti bancari alle imprese italiane.
In tale contesto, dall’indagine condotta è emerso che i derivati sono stati largamente utilizzati dalle imprese di maggiore dimensione, per mitigare gli effetti negativi dell’incremento dei tassi di interesse, ed è stato stimato che il loro impiego abbia ridotto mediamente di circa il 20 per cento il costo annuo del debito delle imprese che, nel periodo della restrizione monetaria (avviata dalla BCE nel luglio 2022), hanno fatto ricorso a detti strumenti.
Dai dati raccolti risulta che, alla fine del 2024, le imprese non finanziarie italiane detenevano derivati per circa 350 miliardi di euro di valore nozionale lordo, di cui circa 230 miliardi relativi a derivati su tassi di interesse. I derivati su tassi rappresentano circa due terzi dell’intero comparto derivato detenuto dalle imprese. Tra questi:
- gli IRS costituiscono oltre il 75% del nozionale;
- le opzioni rappresentano poco meno del 20%;
- futures e forward hanno un peso residuale.
Si tratta di una composizione che riflette un orientamento marcatamente prudenziale del mercato: la nettissima prevalenza degli IRS – strumenti tradizionalmente impiegati per stabilizzare l’onerosità del debito – consente, infatti, una gestione del rischio di tasso strutturata e prevedibile nei flussi finanziari attesi.
Interest rate swap: strumenti di copertura prevalenti
Sotto il profilo della copertura effettiva, lo studio evidenzia, inoltre, che il rapporto tra il valore nozionale netto degli IRS protettivi dal rialzo dei tassi e l’ammontare del debito bancario a tasso variabile – l’indice di copertura calcolato a livello aggregato – si è mantenuto stabile intorno al 70 per cento nel triennio 2021-2023, salendo all’82 per cento nel 2024 (e attestandosi al 70 per cento ove si considerino anche le obbligazioni a tasso variabile). Si tratta di un livello di copertura significativo, che testimonia un utilizzo non episodico e proporzionato alla reale esposizione debitoria.
L’analisi della Banca d’Italia consente, su questa base, di rilevare che gli strumenti derivati hanno svolto una funzione di protezione finanziaria significativa durante il ciclo restrittivo della politica monetaria.
Dal confronto tra le imprese che hanno fatto ricorso a tali strumenti e quelle prive di derivati emerge, in effetti, che gli IRS hanno consentito una riduzione complessiva dei costi di finanziamento di circa 100 punti base nel 2023 e di circa 70 punti base nel 2024.
In tale prospettiva, il significativo incremento del fair value dei derivati registrato nel corso della fase restrittiva e il più contenuto aumento degli oneri finanziari sostenuti dalle imprese utilizzatrici confermano il ruolo dei derivati quali strumenti di stabilizzazione finanziaria in contesti caratterizzati da elevata volatilità macroeconomica.
Sul punto, il ricorso agli strumenti di copertura, e in particolare agli interest rate swap, ha consentito alle imprese maggiormente esposte al debito a tasso variabile di attenuare in misura significativa gli effetti dell’aumento dei tassi di interesse determinato dalla politica monetaria della BCE.
Derivati e conflitto di interessi: il ruolo delle banche finanziatrici
Va, peraltro, segnalato un ulteriore dato di interesse: secondo l’analisi della Banca d’Italia, nel periodo 2021-2024 circa l’87 per cento del valore nozionale degli swap stipulati dalle imprese italiane risulta concluso con la stessa banca che ha erogato il sottostante finanziamento. Si tratta di un’evidenza dalle implicazioni non trascurabili sul piano sistemico, posto che la coincidenza tra erogante e controparte derivativa richiede particolare attenzione ai profili della trasparenza informativa e della gestione del conflitto di interessi.
Le evidenze raccolte risultano, in conclusione, coerenti con un impiego dei derivati prevalentemente in funzione di copertura, piuttosto che speculativa, con effetti concretamente incidenti sulla sostenibilità del costo del debito.
Ulteriore elemento di rilievo è rappresentato dalla diffusione di tali strumenti soprattutto tra le imprese di maggiori dimensioni e maggiormente indebitate, ossia tra quei soggetti che risultano più esposti alle oscillazioni dei tassi e che dispongono di strutture finanziarie adeguate a una gestione attiva del rischio.
Sempre sul piano della maturità dell’utilizzo, è significativo il confronto, proposto dalla Banca d’Italia in appendice, con il precedente ciclo di restrizione monetaria del 2005-2007: mentre allora il numero di imprese con derivati a fair value negativo segnalate in Centrale dei Rischi era rimasto stabile sino al superamento del 4 per cento dei tassi, nell’ultimo ciclo restrittivo tale numero si è ridotto sin dall’avvio dei rialzi.
L’evoluzione segnala, nella lettura che ne dà la stessa Banca d’Italia, una maggiore consapevolezza delle imprese nella selezione delle condizioni contrattuali e un più sofisticato impiego degli strumenti derivati di copertura.
In conclusione, da quanto sopra emerge un quadro nel quale l’utilizzo dei derivati su tassi di interesse, se coerente con finalità di copertura e correttamente strutturato, può rappresentare un presidio rilevante nella gestione del rischio finanziario d’impresa, soprattutto in fasi di marcata instabilità dei mercati monetari e creditizi.
Adeguatezza, trasparenza e controllo giudiziale dei derivati
Resta, naturalmente, ferma la necessità di valutare, in concreto, la coerenza dello strumento con la finalità di copertura dichiarata, la corretta strutturazione del contratto e il rispetto delle prescrizioni in materia di adeguatezza, trasparenza e gestione del conflitto di interessi, profili sui quali la giurisprudenza, in particolare in materia di IRS, continua a fornire indicazioni di rilievo, come abbiamo avuto modo di rilevare nei nostri precedenti interventi sul tema.
22.09.2026