L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

Vaccini ed “effetti familiari”

Qualora un minore voglia sottoporsi al vaccino anti Covid-19 ma i genitori siano in disaccordo quanto all’opportunità di effettuare la somministrazione, il giudice può attribuire anche solo ad uno di essi la facoltà di condurre il figlio/la figlia in un centro vaccinale e di sottoscrivere il relativo consenso informato. Ciò anche in assenza del consenso dell’altro genitore.

Lo ha stabilito il Tribunale di Bologna, con il recentissimo provvedimento del 13 ottobre scorso.

Nel caso di specie un padre ha depositato presso il Tribunale competente ricorso ex art. 709 ter c.p.c., rappresentando di aver avuto una relazione sentimentale con una donna dalla quale erano nati due figli che, a seguito della cessazione della convivenza, erano stati affidati ad entrambi i genitori, con collocamento prevalente presso di lui.

Il ricorrente ha altresì esposto che la figlia sedicenne, di recente, avesse espresso il desiderio di sottoporsi alla vaccinazione ma che, tuttavia, la madre si fosse dichiarata contraria.

Alla luce del contrasto familiare insorto, il padre, previa acquisizione del parere favorevole del medico curante, ha richiesto al Tribunale l’autorizzazione alla somministrazione del vaccino anti-Covid in favore della figlia.

Nel costituirsi in giudizio, la madre ha chiesto il rigetto della domande avanzate dal padre dei suoi figli spiegando che, a suo avviso, per i soggetti di età inferiore agli anni venti il pericolo di danno grave alla salute o di morte per Covid sia prossimo allo zero, che i farmaci usati per la vaccinazione non abbiano superato tutte le fasi della sperimentazione, che le reazioni avverse al vaccino siano statisticamente importanti, che non esista alcuna evidenza scientifica circa l’efficacia dei vaccini nel prevenire la malattia.

Ebbene, prendendo le mosse dal caso in esame, il Tribunale ha colto l’occasione per affermare un nuovo principio di diritto e per tentare di sciogliere i dubbi degli ostili alla scienza.

Invero, dopo aver confermato che il ricorso ex art. 709 ter c.p.c. sia lo strumento effettivamente deputato a dirimere le questioni nell’interesse dei figli laddove sorgano contrasti tra genitori non sposati e non conviventi,  il Tribunale ha precisato che, quanto ai vaccini, l’autorizzazione concessa dall’EMA rappresenta a tutti gli effetti un’autorizzazione formale che, sebbene si basi su dati meno completi rispetto a quelli richiesti per una normale procedura di approvazione all’immissione in commercio, presuppone comunque il positivo completamento di tutto il processo di valutazione ordinariamente previsto e il riferimento agli stessi standard utilizzati per autorizzare qualsiasi altro farmaco o vaccino.

Quanto all’efficacia dei vaccini, il medesimo Tribunale ha invece segnalato come l’intera comunità scientifica mondiale sia concorde nel ritenere, sulla base di studi continuamente aggiornati, che i vaccini approvati dalle autorità abbiano un’elevata efficacia nel proteggere dalla malattia grave i singoli, la collettività e, in particolare, i soggetti vulnerabili “con un rapporto rischi-benefici in cui i benefici sono decisamente superiori ai rischi in tutte le fasce d’età”.

Con riguardo, invece, allo prospettata insicurezza dei vaccini sotto il profilo degli effetti collaterali negli adolescenti, il Tribunale, richiamando il Rapporto AIFA n. 9, ha segnalato che le evidenze ad oggi riportate rivelano che gli eventi avversi registrati dopo la somministrazione sono di natura lieve e che solo in cinque casi su 100.000 dosi si sono registrati effetti gravi (e di questi 1 solo su 100.000 causalmente correlabili con certezza alla vaccinazione).

Inoltre, contrariamente a quanto sostenuto dalla madre, il Tribunale ha evidenziato come il più recente Bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità relativo ai casi di infezione da Covid rilevati sul territorio nazionale abbia segnalato un enorme incremento di casi ospedalizzati, tra cui un ricoverato in terapia intensiva, nella popolazione compresa tra 0-19 anni.

Da ultimo il Tribunale ha evidenziato come vada valorizzata la volontà della minore che, nel caso di specie, avendo compiuto 16 anni, deve ritenersi pienamente capace di discernimento ovvero in grado di manifestare opinioni in merito a ciò che le sembra più opportuno.

Minore che, udita dal Giudice, ha motivato serenamente la propria volontà con argomenti ritenuti condivisibili alla luce delle evidenze scientifiche sopra richiamate tra cui l’esigenza di frequentare i mezzi pubblici per recarsi a scuola in tranquillità.

Sulla scorta di tali motivazioni, il Tribunale di Bologna ha dunque accolto la richiesta del padre stabilendo che il conflitto genitoriale in esame vada risolto autorizzando la somministrazione del vaccino alla figlia minore e attribuendo al solo genitore favorevole la facoltà di condurre la propria figlia in un centro vaccinale, sottoscrivendo il relativo consenso informato anche in assenza del consenso dell’altro genitore.

Trib. Bologna, Sez. I, Decreto, 13 ottobre 2021

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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