Vado a stare da papà

Covid: niente scuse per l’inquilino moroso

È da ormai più di un anno che ci interroghiamo su quale sarà il modo dei giudici di interpretare le norme emergenziali che, essendo state pensate da un Legislatore travolto dalla sciagura pandemica, non potevano che abbracciare una moltitudine di casi e lasciare gli operatori del diritto in balia di dubbi.

Tra le molteplici domande che ci si è posti, una, in particolare, ha sollevato discussioni e interrogativi: è invocabile dal conduttore l’art. 91 comma 1 del D.L. n. 18 del 17 marzo 2020 che, come ormai ben noto, stabilisce che il rispetto delle misure di contenimento va sempre valutato ai fini dell’esclusione della responsabilità del debitore?

Secondo il Tribunale di Palermo no.

Nel caso di specie il locatore di un immobile adibito ad uso abitativo aveva intimato lo sfratto alla conduttrice che aveva accumulato, a partire dal mese di aprile 2020, una morosità pari ad euro 3.180,000. Il giorno previsto per l’udienza di convalida, quest’ultima si era costituita in giudizio opponendosi allo sfratto e segnalando di non essere stata in grado di far fronte al pagamento dei canoni a causa delle restrizioni imposte dalla notoria emergenza pandemica che, tra le altre cose, avevano portato al fallimento della sua impresa.

A seguito dell’udienza il Giudice aveva ordinato il rilascio dell’immobile e disposto il mutamento del rito. Nel corso del procedimento la conduttrice aveva invocato la predetta norma, contestando che il proprio inadempimento fosse stato colpevole ed evocando la regola generale della buona fede esecutiva. In particolare, aveva contestato la legittimità della pretesa avanzata dall’attore di conseguire per intero il canone di locazione anziché accordare la giusta riduzione, in considerazione della sopravvenuta crisi economica direttamente causata dall’emergenza sanitaria.

Una tesi difensiva che il Giudice interpellato non ha assolutamente condiviso.

Nello specifico, secondo il Giudice palermitano, seppur sia vero che il già citato art. 91 dell’ormai noto Decreto “Cura Italia” abbia affermato una regola di giudizio che limita il libero convincimento del giudice, qualificando “il rispetto delle misure di contenimento” che rendono difficoltosa la materiale esecuzione della prestazione da parte del debitore come causa di esclusione della responsabilità soggettiva del debitore, è altresì vero che tale contesto normativo non può rivolgersi all’esecuzione di una prestazione avente ad oggetto una somma di denaro. Secondo il Giudice interpellato, infatti, “l’esecuzione di tale prestazione non implica una fase preparatoria o strumentale e non può ritenersi ostacolata o resa più difficoltosa a causa del rispetto delle misure di contenimento. La difficoltà e persino l’impossibilità di essa è sempre un rischio del debitore. Allocarle in capo al creditore si porrebbe in contrasto con la serietà del vincolo giuridico”. E ciò, secondo il medesimo Giudicante, “vale anche quando l’incapacità finanziaria del debitore sia sopravvenuta a causa di ragioni esogene di tipo economico, non potendosi, salvo accordo contrario, imporre al creditore di partecipare alla sfera economica del debitore”.

In definitiva, secondo il Tribunale di Palermo, il citato articolo non può tradursi in un esonero, per il conduttore, dall’obbligo di pagamento.

Né, in caso di locazione ad uso abitativo, può ritenersi che l’emergenza pandemica abbia influito sull’assetto economico del contratto dal momento che, a differenza di quanto accade per le locazioni ad uso commerciale, per quanto riguarda l’abitazione, la pandemia non ha causato uno svilimento dell’utilizzazione della prestazione da parte dei conduttori che, anzi, hanno continuato a risiedere negli immobili locati.

Alla luce dei ragionamenti che precedono, il Tribunale di Palermo ha dichiarato la risoluzione del contratto di locazione e condannato la conduttrice al pagamento dei canoni scaduti e al rilascio immediato dell’immobile.  

Trib. Palermo, Sez. II, 26 aprile 2021, n. 1773

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

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