23.10.2026

Mps, Bpm studia l’astensione sulla doppia offerta di Lovaglio

  • La Repubblica

In attesa che l’assemblea dei soci del 29 ottobre consegni ufficialmente la vittoria alla “predatrice” Intesa Sanpaolo, il numero uno di Mps Luigi Lovaglio tenta di giocarsi l’ultima carta: la fusione con Mediobanca. Mentre l’ad di Banco Bpm Giuseppe Castagna vorrebbe giocarsi quella dell’astensione, ma non è detto che riesca.
Se è ormai scontato che la maggioranza dei soci di Mps boccerà le due offerte su Banco Bpm e su Banca Generali, oltre al super dividendo, Lovaglio cerca almeno di portare a casa quell’integrazione con Piazzetta Cuccia per la quale ha rovinato i rapporti con il gruppo Caltagirone. Sulla fusione, ha detto ieri Lovaglio al Tgr Toscana, «mi aspetto un voto
favorevole e ho fiducia che chi ha sostenuto il nostro progetto sin dall’inizio voterà coerentemente a favore». Quando parla di coerenza e dei suoi (ex) sostenitori, il banchiere lucano si riferisce con ogni probabilità agli azionisti Delfin e Banco Bpm, che all’assemblea di aprile lo avevano votato, permettendogli di restare in sella contro i pronostici. La Delfin della famiglia Del Vecchio si è già schierata a favore dell’offerta di Intesa su Mps, che però la vincola a votare contro solo alle due offerte e al super dividendo, non necessariamente alla fusione con Mediobanca.
Discorso a parte per Banco Bpm, perché il numero uno Giuseppe Castagna sarebbe orientato a partecipare all’assemblea del Monte applicando la strategia dell’astensione; appare quindi difficile ipotizzare un voto a favore della fusione con Mediobanca. Negli ultimi giorni, addirittura, tra i soci forti di Banco Bpm, sarebbe prevalsa l’idea di spingere la ex Popolare milanese a non presentarsi del tutto all’assise senese. Un cda di Banco Bpm dovrebbe essere
convocato entro martedì per decidere la linea da adottare. Intanto, è stato affidato allo studio di fiducia Legance l’incarico di approfondire se è meglio optare per l’astensione o non presentarsi proprio.


Lovaglio è poi tornato sul tema della suddivisione di sportelli di Mps tra il gruppo guidato da Carlo Messina e Unipol, osservando che «l’Antitrust deve ancora decidere quali e quante filiali resteranno in Intesa, quindi esiste un’operazione che di fatto disaggrega Monte dei Paschi senza sapere cosa rimane e cosa si perde». Guardando all’appuntamento del 29 ottobre, «l’assemblea ancora non si è tenuta. Intesa ha scelto la strada di trasformarla in un referendum sull’operazione. Finché l’assemblea non vota, la partita non si può considerare chiusa». Tuttavia, ha aggiunto Lovaglio proseguendo con la metafora calcistica, «c’è una squadra in campo, Intesa, e una chiusa nello spogliatoio, Mps, in attesa che il voto favorevole dell’assemblea le consenta di scendere in campo e giocare. Intesa ha detto che se l’assemblea decide di aprire la porta allora esce dal campo. Questo è il gesto di chi non vuole che la partita
si giochi davvero».