Non sappiamo ancora quale sarà l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro, ma i casi di licenziamenti dovuti all’AI si moltiplicano, e creano quasi un puzzle che fa riflettere. L’ultimo annuncio, in ordine di tempo, arriva da Barclays. Il gruppo britannico ha reso noto che ridurrà il personale di circa 5mila unità, pari al 5% della forza lavoro complessiva. Una riduzione che è stata collegata in modo esplicito (almeno per una parte dei tagli) all’uso dell’intelligenza artificiale.
Circa il 60% delle uscite riguarderà le funzioni di supporto, sviluppatori compresi. Nel conteggio rientrano anche i mille posti già eliminati nella prima metà dell’anno. Mentre la direttrice finanziaria, Anna Cross, ha spiegato che il resto dei tagli sarà completato entro fine anno.
Secondo la BBC, una quota rilevante delle riduzioni dovrebbe cadere in India, dove la banca svolge alcune attività di back office per il Regno Unito.
«Useremo l’AI su larga scala», ha detto l’amministratore delegato C.S. Venkatakrishnan durante la conferenza con i giornalisti. Poi ha ridimensionato, dicendo che l’intelligenza artificiale è la ciliegina sulla torta, non la torta.
L’annuncio è arrivato insieme ai conti trimestrali, che sono stati deboli. L’utile del terzo trimestre è salito del 12% a 2,3 miliardi di sterline, ma è rimasto sotto le previsioni degli analisti. E a pesare è stato il reddito fisso. I ricavi da trading su obbligazioni e valute sono scesi del 19% a 1,01 miliardi di sterline, sotto le stime. La banca ha citato la minore attività dei clienti su tassi e credito e un ulteriore peggioramento a settembre per via del quadro macroeconomico.
Gli altri casi
La scelta di Barclays, ad ogni modo, si inserisce in una serie di annunci simili. L’industria tech ha già collezionato migliaia di licenziamenti, per tematiche legate alla sostituzione umana con chatbot AI. Il flusso, però, appartiene anche al mondo del credito. Qualche mese fa, Bloomberg ha rivelato che HSBC sta valutando tagli che nel corso degli anni potrebbero coinvolgere circa 20mila posizioni, il 10% della forza lavoro.
A maggio, Standard Chartered ha annunciato la riduzione di oltre il 15% dei ruoli nelle funzioni aziendali entro il 2030, più di 7mila posti su circa 80mila dipendenti, spinta da automazione e AI. Più recentemente, il 6 ottobre scoso, DNB, la prima banca norvegese, ha annunciato circa 400 esuberi nella divisione tecnologia e servizi, indicando tra le ragioni l’adozione di agenti AI. Mentre in Giappone, Mizuho ha annunciato di voler sostituire con l’AI nell’arco di dieci anni un volume di lavoro pari a 5mila ruoli amministrativi, precisando però che non si tratta di una riduzione dell’organico.
Non solo banche
Chiaramente, il fenomeno va oltre le banche. A fine giugno British American Tobacco ha annunciato 5.500 tagli e il trasferimento di altri 3.500 ruoli a società esterne, Accenture compresa, nell’ambito di un programma di trasformazione basato sull’AI che coinvolge circa il 20% dei dipendenti. A luglio Microsoft ha tagliato circa 4.800 posti, il 2,1% del personale, anche se la responsabile delle risorse umane Amy Coleman ha precisato che i ruoli eliminati non vengono sostituiti dall’AI. Mentre Kroger prevede di eliminare circa 3mila posizioni corporate in tre anni, circa il 37% del personale degli uffici, con l’estensione dell’uso dell’intelligenza artificiale.
L’impatto dell’AI
Va anche detto che le situazioni sono diverse tra loro. Nelle banche, ad esempio, le funzioni più esposte sono quelle interne: gestione dei rischi, compliance, attività operative, verifiche sui documenti. Su queste si concentrano finora quasi tutti i tagli annunciati. I ruoli a contatto con i clienti, almeno per ora, restano in gran parte fuori.
Fuori dal credito, succede qualcosa di simile. Secondo gli economisti di Goldman Sachs, già lo scorso anno l’intelligenza artificiale ha causato tra 5mila e 10mila posti di lavoro persi netti al mese nei settori americani più esposti.
Nel 2026 l’AI è diventata la motivazione più citata negli annunci di tagli raccolti negli Stati Uniti da Challenger, Gray & Christmas: oltre 120mila posti tra gennaio e settembre, il 21% del totale. Resta da capire quanta parte di queste riduzioni dipenda davvero dalla tecnologia. Il resto potrebbe venire da normali piani di contenimento dei costi, che l’AI rende più facili da spiegare agli investitori.