Si va verso il rinnovo del patto di sindacato delle Coop azioniste di Unipol. Secondo quanto ricostruito da Il Sole 24Ore, i grandi soci della compagnia sono pronti a confermare per un altro triennio l’accordo parasociale che raccoglie il 30% del capitale e il 40% dei diritti di voto. Il patto è infatti in scadenza il prossimo 15 dicembre e prevede che eventuali disdette debbano essere comunicate nei sei mesi precedenti. Secondo indiscrezioni, al momento non sarebbero pervenute indicazioni di recesso da parte degli attuali pattisti e si starebbe lavorando verso un nuovo prolungamento.
L’accordo nasce diversi anni fa, più precisamente a seguito della scissione di Finsoe nel 2017, quando le cooperative acquisirono il controllo diretto delle azioni del gruppo assicurativo di Bologna. Un primo rinnovo del patto è avvenuto a dicembre 2020, mentre il secondo rinnovo, tre anni dopo, ha di fatto rafforzato il peso delle Coop nel capitale con l’introduzione del voto maggiorato. Grazie a questo meccanismo il 30,053% delle azioni nel patto equivale al 40,4% dei diritti di voto, con Coop Alleanza 3.0 posizionata come primo azionista con una quota del 12,5% del capitale, corrispondente al 17,6% delle azioni. Holmo segue con il 6,665% delle azioni e il 9,4% dei diritti di voto, mentre Nova Coop detiene il 3,9% e il 4,1% dei diritti di voto. Inoltre, le stesse Coop detengono un ricco pacchetto anche fuori dal patto parasociale pari al 21,3%. In tutto, dunque, il sistema delle Cooperative controlla il 51% del capitale della compagnia bolognese e il 65% dei diritti di voto.
Con questa mossa, dunque, le Coop azioniste di Unipol sembrano pronte a riconfermare il loro impegno di lungo periodo come soci di riferimento della compagnia bolognese. Tanto più che lo stesso arriva in una delle fasi industriali più significative della compagnia guidata da Carlo Cimbri. Nell’ambito dell’Opas lanciata da IntesaSanpaolo su Mps, al gruppo assicurativo è destinato un compendio composto da 635 filiali, destinate poi a confluire nella controllata Bper, con Unipol primo azionista di quello che diventerà il secondo polo bancario nazionale. Un piano ambizioso, quello di Cimbri, promosso a pieni voti dai suoi soci, le Coop appunto, che si sono già impegnate a sottoscrivere la quota parte di aumento di capitale da 2,5 miliardi varato per finanziare l’operazione. Considerando la presa del 51%, si tratta esattamente di 1,25 miliardi. Risorse che rappresentano, tuttavia, solo una piccola percentuale dei guadagni accumulati dalle stesse Coop sulle azioni Unipol in portafoglio. Per capire in che misura bisogna considerare le quotazioni di Unipol degli ultimi due anni.
Il conto dei guadagni potenziali parte dal 2024, quando dopo anni di speculazioni, si crearono le condizioni per il taglio netto della catena e la nascita di un’entità unica, Unipol Assicurazioni, con in pancia il business delle polizze e le attività bancarie, ossia le quote in Bper e in Popolare di Sondrio. Esattamente da questo momento è decollata la corsa esponenziale delle quotazioni di Unipol e, di riflesso, la moltiplicazione del valore dell’asset delle Coop azioniste. Nel febbraio del 2024, quando è stata annunciato il taglio della catena societaria, il titolo Unipol valeva 5,7 euro per azione con una capitalizzazione di 4,1 miliardi. Alla fine di quell’anno, il valore delle azioni era già salito a 12 euro con una capitalizzazione cresciuta fino a 8,6 miliardi. Oggi il titolo vale 25,4 euro e la capitalizzazione di Borsa è di 18 miliardi. In altre parole è stato creato valore in Borsa per circa 14 miliardi di euro. E così quel 51% nelle mani delle Coop registra plusvalenze inespresse nell’ordine di 7 miliardi.