14.10.2026

Credem tratta in esclusiva per Banca del Mezzogiorno

  • La Repubblica

Credem entra a gamba tesa nel risiko bancario e si aggiudica l’esclusiva per Bdm, la ex Popolare di Bari messa in vendita da Mcc. È stata quest’ultima ad annunciarlo, precisando che il consiglio di amministrazione «ha deliberato di concedere un breve periodo di esclusiva» per la cessione delle quote possedute in Bdm e in Cassa di risparmio di Orvieto. E se per la prima (con la consulenza di Vitale) è stato selezionato Credem, per la seconda è stato scelto il Banco di Desio.
Negli ultimi giorni, l’istituto di Reggio Emilia aveva migliorato alcuni aspetti dell’offerta sulla ex Popolare di Bari, mettendo sul piatto nel complesso oltre 500 milioni. La proposta è stata così ritenuta migliore rispetto a quella presentata dal tandem formato da Iccrea e Banca Popolare di Puglia e Basilicata, che, da una parte, offriva forti tutele occupazionali ma, dall’altra, presentava alcune complessità (a partire dalla suddivisione degli sportelli tra i due
gruppi). Niente da fare nemmeno per la “big” Unicredit, interessata a entrambi gli istituti messi in vendita dalla banca pubblica.


Con l’acquisizione di Bdm, Credem aggiungerebbe oltre 200 sportelli agli attuali 600 circa. E da tempo la banca quotata puntava a rafforzare la rete, soprattutto per spingere la distribuzione dei propri prodotti. Come spiegato dall’istituto partecipato a maggioranza dalla famiglia Maramotti, l’acquisizione di Bdm «permetterebbe di valorizzarne le importanti professionalità e il presidio territoriale, fortemente radicato in regioni quali Abruzzo e Basilicata, dove Credem non è attualmente presente in modo significativo, e in Campania e Puglia, dove l’operazione darebbe vita a un player bancario di riferimento per il sud Italia, con quote di mercato comprese tra l’8% e il 12 per cento».
A questo punto, è possibile che al centro delle trattative ci siano anche i contenziosi relativi alla ex Popolare di Bari, a suo tempo salvata da un doppio intervento, che era costato 1,17 miliardi al Fondo interbancario di tutela dei depositi e 430 milioni (considerando solo la ricapitalizzazione) a Mcc.