07.10.2026

Assicurazioni, la sfida dell’AI

  • Italia Oggi

Le assicurazioni sono solide e con premi in crescita, pronte a cogliere le opportunità che potranno arrivare dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale destinata a richiedere nuovi talenti, a ridefinire i processi e a cambiare l’offerta e la relazione con il cliente. Allo stesso tempo, con l’intelligenza artificiale, le compagnie assicurative devono rafforzare il presidio dei rischi non solo a livello individuale, ma anche rispetto agli effetti che l’adozione diffusa di tecnologie e infrastrutture comuni può produrre sul sistema finanziario. È il quadro che è emerso dalla 26esima edizione dell’Insurance Day organizzato da Milano Finanza in collaborazione con Accenture, appuntamento inaugurale dell’MF Festival delle Assicurazioni e della Previdenza che vivrà oggi la sua seconda giornata con approfondimenti su welfare e sanità.

A fare il punto sulla solidità del sistema è stato il presidente di Ania, Giovanni Liverani, che ha ricordato che nel 2025 il solvency ratio è stato del 274% (più di 2,7 volte il minimo richiesto), con premi in crescita del 7,5% e utili per 11,5 miliardi. L’AI sarà una grande opportunità, con un «impatto dirompente», ha aggiunto Liverani che vede potenzialità in particolare nella gestione dei dati.

Ma l’intelligenza artificiale potrebbe anche far crescere i rischi, con l’autorità di vigilanza che ha alzato l’attenzione. «L’adozione di sistemi di AI da parte di un numero crescente di imprese può creare forme di dipendenza comune da tecnologie, fornitori e infrastrutture, aumentando la possibilità che un malfunzionamento o un incidente produca effetti simultanei su più operatori», ha detto Maddalena Rabitti, consigliera Ivass. Le compagnie «devono mantenere la sovranità cognitiva sulla decisione. Devono avvalersi delle tecnologie ma devono mantenere la piena responsabilità delle scelte». L’AI agentica «comporta nuovi rischi. Può accadere che il sistema vada oltre il sentiero tracciato». L’Ivass ha indicato come principio guida che «l’autonomia tecnologica non può diventare una legittimazione per imprese a una delega opaca della decisione». Con l’intelligenza artificiale, ha continuato Rabitti, «le compagnie assicurative devono rafforzare il presidio dei rischi non solo a livello individuale, ma anche rispetto agli effetti che l’adozione diffusa di tecnologie e infrastrutture comuni può produrre sul sistema finanziario: ci sono molte imprese che ricorrono alla stessa tecnologia, alle stesse infrastrutture. Il rischio di concentrazione determina un aumento della potenziale dannosità», ha spiegato Rabitti rispondendo a una domanda sul decreto legislativo 9 settembre 2026, n. 160, che introduce nell’ordinamento nuove disposizioni in materia di responsabilità civile connesse all’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale. Il provvedimento, in vigore dal 30 settembre, prevede tra l’altro l’azione diretta del danneggiato nei confronti dell’impresa che assicura la responsabilità civile del soggetto ritenuto responsabile del danno, nei limiti delle somme per le quali è stipulato il contratto.

«Responsabilità e ambizione» sono state le parole usate da Virginia Borla, a.d. e d.d. di Intesa Sanpaolo Assicurazioni, per descrivere l’approccio all’innovazione del gruppo. Per Borla «le persone devono rimanere centrali: ora non intervengono nella semplice analisi numerica ma nella lettura dei risultati dell’AI, ed è proprio lì che portano valore».

Un’integrazione uomo-macchina condivisa, nel metodo di lavoro, da Laura Furlan, a.d. di Poste Vita: «Il settore assicurativo coniuga i dati e le esigenze delle persone. La trasformazione digitale che abbiamo visto nei pagamenti con PostePay sta arrivando adesso nelle assicurazioni». E il fattore umano sarà fondamentale: «L’agente AI è utile nella modellistica, ma serve una persona per stimare correttamente il bisogno del cliente e trasformarlo in un’offerta».

Come osserva Giacomo Campora, a.d. di Allianz Italia, «l’AI consente di fare in poche ore ciò che prima si faceva in settimane di lavoro. Quello che manca è una catena di passaggio immediata dall’idea alla proposta al cliente, ma non siamo lontani». Per implementare e sviluppare l’AI «serve costruire molto bene le fondamenta. Prima siamo partiti dalla salute, poi siamo passati al motor e infine ci sposteremo sulle pensioni. Da questa struttura andremo verso la proposta personalizzata», ha spiegato Campora.