Oggi il consiglio di amministrazione di Generali è chiamato a votare l’integrazione con Alleanza. E almeno stando a quanto si apprende, sono già certi almeno due no – su 13 voti complessivi – all’operazione. Lunedì 28 settembre si è infatti tenuto il comitato investimenti del Leone e in quella sede su sei membri presenti due hanno manifestato il proprio dissenso. Si tratterebbe di Francesco Palermo e di Clemente Rebecchini. Da parte di uno di loro sarebbe arrivata anche la richiesta di poter audire l’ex amministratore delegato di Alleanza, Davide Passero (uscito perché in disaccordo con la semplificazione societaria), in sede di cda ma al momento non risulta che l’istanza sia stata soddisfatta. Quanto a Rebecchini, sebbene il voto valga uno come quello di tutti gli altri, il peso è decisamente differente. Rebecchini è infatti il rappresentante di Mediobanca, primo azionista delle Generali con il 13% del capitale, nel board di Trieste.
E lo è da parecchio tempo. Siede infatti su quella poltrona da maggio del 2012. Oltre 14 anni da consigliere. Durante i quali si è fatto certamente portavoce degli interessi dell’istituto che rappresenta ma ancora più spesso si è mosso in totale autonomia e indipendenza rispetto alle correnti in seno al board. E anche in questa occasione avrebbe prevalso quest’attitudine. Quindi nessun pregiudizio o preconcetto rispetto all’operazione in esame quanto piuttosto una valutazione indipendente maturata, forse, in scia al fatto che in passato, con lui già seduto nel board, l’integrazione è stata studiata più volte e poi accantonata. Ora la compagnia ritiene però che i presupposti siano cambiati e che sia coerente con il razionale di semplificazione condotto negli anni prima con l’unificazione delle reti, poi con l’integrazione di Cattolica e quindi di Genertel. Alleanza è dunque l’ultimo passo: dentro anche la compagnia vita per avere vantaggi operativi e una miglior gestione del capitale. L’ultima parola al cda di oggi.