L’Unione Europea ha intrapreso un passo decisivo per rivendicare la propria sovranità tecnologica nel campo dell’intelligenza artificiale, un settore oggi dominato quasi esclusivamente da Stati Uniti (OpenAI, Google, Microsoft) e Cina. Questa dipendenza non è solo economica, ma strategica. Attori esterni oggi decidono quali lingue supportare, quali valori culturali incorporare e dove conservare i dati, lasciando l’Europa vulnerabile a cambi di policy o interruzioni di servizio, dettate anche da ragioni politiche e militari.
Per superare questa situazione, il 22 febbraio 2026 la Commissione Europea ha lanciato la Frontier AI Grand Challenge. L’obiettivo è stato ambizioso: costruire un modello di IA con oltre 400 miliardi di parametri (paragonabile a GPT-4) che sia completamente open source, multilingue e conforme alle normative europee[1]. I requisiti fondamentali prevedono la massima trasparenza sul codice e sui “pesi” del modello, eliminando il concetto di “scatola nera”, e un multilinguismo nativo per le 24 lingue ufficiali dell’UE, permettendo al sistema di “ragionare” direttamente in italiano invece di limitarsi a tradurre dall’inglese. L’italiano, insomma, sarà trattato come una “lingua di prima classe” e non come una traduzione secondaria. E non è poco!
Ebbene, la Frontier AI Grand Challenge è stata vinta il 22 giugno scorso dal consorzio “Europa“ con l’azienda italiana Domain nel ruolo di leader del progetto. Domain si distingue per il suo approccio alla c.d. “Composable AI”: un’architettura modulare che permette di combinare diversi modelli in base alle specifiche esigenze di sicurezza e conformità, ideale per settori regolamentati come il fintech e la pubblica amministrazione. Grazie a questa guida, l’Italia si posiziona come il “pivot architetturale” dell’innovazione europea, passando da semplice spettatore a protagonista della catena del valore.
Il successo di “Europa” promette benefici tangibili poiché le aziende europee potranno evitare costose licenze API estere, i dati sensibili rimarranno su server locali sotto giurisdizione UE e i cittadini interagiranno con un’IA che rispetta la privacy e i valori culturali europei.
Nonostante le sfide enormi — mesi di addestramento e la feroce competizione globale — per la prima volta l’Europa non si limita a normare il settore (come fatto con l’AI Act), ma scende in campo per creare e competere direttamente, con l’eccellenza italiana in prima linea. Il progetto rappresenta la speranza di trasformare l’IA in un motore di crescita e identità per l’intero continente. In tale solco si pone anche il progetto di Rotonium (impresa deep tech con sede a Padova), che ha sviluppato un computer quantistico compatto e a basso consumo operante interamente a temperatura ambiente, la qual cosa sembra sorprendente!
[1] Secondo Luciano Floridi l’Europa può rivendicare un ruolo primario nello sviluppo dell’IA adottando modelli open source e far leva sulla nostra “normativa etica”. In questo possiamo garantire servizi meno costosi e più sicuri di quelli proposi da imprese USA e cinesi.
01.10.2026