01.10.2026 Icon

L’AI sovrana europea parte dall’Italia

L’Unione Europea ha intrapreso un passo decisivo per rivendicare la propria sovranità tecnologica nel campo dell’intelligenza artificiale, un settore oggi dominato quasi esclusivamente da Stati Uniti (OpenAI, Google, Microsoft) e Cina. Questa dipendenza non è solo economica, ma strategica. Attori esterni oggi decidono quali lingue supportare, quali valori culturali incorporare e dove conservare i dati, lasciando l’Europa vulnerabile a cambi di policy o interruzioni di servizio, dettate anche da ragioni politiche e militari.

Per superare questa situazione, il 22 febbraio 2026 la Commissione Europea ha lanciato la Frontier AI Grand Challenge. L’obiettivo è stato ambizioso: costruire un modello di IA con oltre 400 miliardi di parametri (paragonabile a GPT-4) che sia completamente open source, multilingue e conforme alle normative europee[1]. I requisiti fondamentali prevedono la massima trasparenza sul codice e sui “pesi” del modello, eliminando il concetto di “scatola nera”, e un multilinguismo nativo per le 24 lingue ufficiali dell’UE, permettendo al sistema di “ragionare” direttamente in italiano invece di limitarsi a tradurre dall’inglese. L’italiano, insomma, sarà trattato come una “lingua di prima classe” e non come una traduzione secondaria. E non è poco!

Ebbene, la Frontier AI Grand Challenge è stata vinta il 22 giugno scorso dal consorzio “Europa“ con l’azienda italiana Domain nel ruolo di leader del progetto. Domain si distingue per il suo approccio alla c.d. “Composable AI”: un’architettura modulare che permette di combinare diversi modelli in base alle specifiche esigenze di sicurezza e conformità, ideale per settori regolamentati come il fintech e la pubblica amministrazione. Grazie a questa guida, l’Italia si posiziona come il “pivot architetturale” dell’innovazione europea, passando da semplice spettatore a protagonista della catena del valore.

Il successo di “Europa” promette benefici tangibili poiché le aziende europee potranno evitare costose licenze API estere, i dati sensibili rimarranno su server locali sotto giurisdizione UE e i cittadini interagiranno con un’IA che rispetta la privacy e i valori culturali europei.

Nonostante le sfide enormi — mesi di addestramento e la feroce competizione globale — per la prima volta l’Europa non si limita a normare il settore (come fatto con l’AI Act), ma scende in campo per creare e competere direttamente, con l’eccellenza italiana in prima linea. Il progetto rappresenta la speranza di trasformare l’IA in un motore di crescita e identità per l’intero continente. In tale solco si pone anche il progetto di Rotonium (impresa deep tech con sede a Padova), che ha sviluppato un computer quantistico compatto e a basso consumo operante interamente a temperatura ambiente, la qual cosa sembra sorprendente!


[1] Secondo Luciano Floridi l’Europa può rivendicare un ruolo primario nello sviluppo dell’IA adottando modelli open source e far leva sulla nostra “normativa etica”. In questo possiamo garantire servizi meno costosi e più sicuri di quelli proposi da imprese USA e cinesi.

Autore Francesco Rampone

Lateral Partner

Milano

f.rampone@lascalaw.com

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