Il risiko bancario italiano sembra prepararsi a un nuovo colpo? È presto per dirlo, anche se molti indizi sembrano andare in questa direzione. Al centro degli appetiti, ancora una volta, c’è Banco Bpm. La banca milanese sembra finita nel mirino congiunto di UniCredit e Crédit Agricole, che avrebbero valutato nelle ultime settimane una possibile mossa in tandem per spartirsi la banca milanese. Se lo scenario prendesse corpo, a essere spazzata via sarebbe l’ipotesi di matrimonio tra Banco Bpm e Mps, su cui il ceo di Siena Luigi Lovaglio ha costruito un pilastro della risposta all’Opas di Intesa Sanpaolo. Ma ciò, di converso, significherebbe anche che per Ca’ de Sass la strada verso Siena si metterebbe in chiara discesa.
A rilanciare ieri le indiscrezioni è stata Reuters, che ha confermato le anticipazioni del Sole 24 Ore sabato 19 settembre sui dialoghi in corso tra UniCredit e l’Agricole attorno al dossier Bpm. Nessun commento dalle banche coinvolte. E va detto che, al momento, nessuna decisione è stata presa e che tutto è ancora in divenire. Anche perché una mossa di UniCredit su BancoBpm è stata già bloccata dal Golden Power, e quindi si tratta di capire quali possano essere gli spazi per tornare all’attacco. Eppure l’ipotesi di un’operazione in ticket tra le due banche, secondo l’agenzia di stampa, sarebbe stata prospettata anche nei dialoghi con le autorità italiane.
Da parte sua, il Crédit Agricole, primo azionista del Banco con il 29,3%, si è più volte espresso contro un’integrazione con Mps, preferendo invece una combinazione tra le sue attività italiane e la rete di Piazza Meda. Ma a sbarrare la strada a un’acquisizione francese in Italia c’è la politica: un’operazione simile non sarebbe scevra da criticità tanto più alla vigilia dell’anno elettorale e con la possibile attivazione del Golden Power.
Da qui l’ipotesi di una soluzione a due. Uno schema, che sarebbe stato proposto nelle interlocuzioni istituzionali, prevederebbe un’acquisizione di Banco Bpm seguita dalla sua spartizione: UniCredit assegnerebbe a Crédit Agricole circa un terzo delle attività. Così facendo, i francesi potrebbero difendere la posizione costruita nel Banco, mentre UniCredit potrebbe tornare sulla banca che aveva già provato ad acquistare nel 2025, prima di ritirare l’offerta anche di fronte all’opposizione di Crédit Agricole. Piazza Gae Aulenti e la Banque Verte, tramite Amundi, sono peraltro da tempo partner sul fronte del risparmio gestito: una partnership che è in scadenza il prossimo anno e che più volte è apparsa in bilico e che ora potrebbe tornare in gioco.
L’interesse per l’Italia, del resto non manca. Più volte l’Agricole ha ribadito il suo interesse per quello che è il suo secondo mercato («Siamo qui per restare in Italia e stiamo valutando con calma tutti i diversi scenari», ha detto la direttrice finanziaria Clotilde L’Angevin). Mentre il ceo di UniCredit Andrea Orcel non ha mai nascosto la voglia di rafforzarsi, pur ribadendo di essere ad oggi un «osservatore divertito» del risiko italiano. UniCredit, peraltro, potrebbe essere interessata anche a rilevare filiali rivenienti da altre mosse di M&A, a partire da quella di Intesa su Mps.
Lo sguardo di Orcel, ufficialmente, è però oggi rivolto alla Germania, dove il banchiere ha conquistato circa il 50% dei diritti di voto di Commerzbank. A parlare apertamente dei prossimi step è la stessa ceo di Commerz, Bettina Orlopp, che ha messo esplicitamente sul tavolo tre possibili strade. A partire da quella più quotata, secondo cui Commerzbank potrebbe acquistare Hvb, la controllata tedesca di UniCredit, pagando Piazza Gae Aulenti con proprie azioni. «Tutte e tre le opzioni di base sono sul tavolo», ha detto Orlopp alla BofA Financials Ceo Conference. «Negli ultimi due anni abbiamo discusso e analizzato tutte le possibili opzioni e, in realtà, anche UniCredit ha fatto lo stesso».
La prima strada è una fusione tra UniCredit e Commerzbank. Industrialmente è lo schema più immediato, ma in Germania aprirebbe il fronte politico sulla sede, sulla quotazione e sull’identità della banca. La seconda soluzione, più costosa, prevede che UniCredit torni dagli azionisti di Commerz con una nuova offerta, «molto probabilmente con un premio». La terza ipotesi prevede che Commerz acquisti Hvb pagando UniCredit con proprie azioni. La quota di Piazza Gae Aulenti in Commerz salirebbe ulteriormente, ma l’operazione potrebbe risultare politicamente più digeribile a Berlino perché l’integrazione delle attività tedesche avverrebbe attorno a Commerzbank, preservandone almeno inizialmente quotazione e sede a Francoforte, mentre a essere incorporata sarebbe Hvb.