Il credito aiuta gli italiani a sostenere i consumi e gli investimenti sulla casa, nell’ambito di un contesto economico che risente ancora del clima geopolitico di incertezza globale.
Nei primi sei mesi del 2026, infatti, si registra un ulteriore crescita della platea di italiani che ha in essere almeno un contratto di credito rateale, pari al 60,7% della popolazione maggiorenne (+1,8% rispetto al 2025). Contestualmente, aumenta anche l’ammontare medio delle rate pagate dalle famiglie per mutui e prestiti, pari a 285 euro al mese (+2,5% rispetto allo scorso anno).
Si tratta dello scenario che emerge dalla lettura dell’ultima edizione del rapporto curato da Mister Credit, l’area di Crif che si occupa dello sviluppo di soluzioni e strumenti per i consumatori, che ha puntato i riflettori sulla mappa del credito, ossia sull’andamento dell’utilizzo del credito rateale da parte degli italiani.
«I dati della prima parte dell’anno confermano quanto il credito continui a rappresentare uno strumento importante per sostenere i progetti e le spese delle famiglie italiane», commenta Beatrice Rubini, direttrice della linea Mister Credit di Crif. «Oggi oltre sei adulti su dieci hanno almeno un finanziamento in corso e l’esposizione residua media sfiora i 32.900 euro. I mutui rappresentano il 23,9% dei finanziamenti attivi, mentre i prestiti personali incidono per il 30,4%. La forma di credito più diffusa resta, però, quella dei prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi, che raggiungono il 45,7% del totale. Analizzando le finalità di spesa, emerge come il credito venga richiesto soprattutto per esigenze legate alla casa, seguite dall’acquisto di mezzi di trasporto e di elettronica ed elettrodomestici».
I numeri del mercato del credito. In base all’analisi dei dati disponibili in Eurisc, ossia il sistema di informazioni creditizie gestito da Crif, si rileva che a livello pro-capite nel primo semestre dell’anno in corso la rata media rimborsata ogni mese è pari a 285 euro (+2,5% rispetto a un anno fa).
Sul versante dell’esposizione residua, intesa come somma degli importi pro-capite ancora da rimborsare in futuro per estinguere i contratti in essere, si registra, invece, un valore pari a 32.899 euro (+4% rispetto a dodici mesi fa). Il rapporto dedica un approfondimento al settore dei mutui con gli analisti che evidenziano una sostanziale stabilità della rata media, di poco inferiore ai 600 euro, mentre risulta in crescita l’esposizione residua che supera di poco i 99.500 euro.
Per quanto riguarda i prestiti finalizzati, cresce leggermente la rata mensile, che si attesta a 139 euro, così come l’esposizione residua (+7,7%), che rimane comunque contenuta e di poco inferiore a 6 mila euro. In leggera crescita (+1,9%) la rata media dei prestiti personali che si attesta a 259 euro, con un’esposizione residua intorno ai 16.400 euro (+1,3%). Per quanto riguarda la sostenibilità del debito, in base all’ultima rilevazione prodotta da Assofin, Crif e Prometeia, il rischio di credito relativo al totale dei prestiti alle famiglie è pari all’1,5%, dato rilevato nello scorso mese di marzo. A giudizio degli esperti, si tratta di livelli di rischiosità contenuti che non sembrano destare allarmi. In tale contesto, le politiche di concessione dei prestiti rimangono, comunque, prudenti, riflettendo anche l’incertezza legata alle tensioni geopolitiche e commerciali e il loro impatto sulla capacità di rimborso dei richiedenti.
Il profilo dei soggetti con finanziamenti in corso. Sono soprattutto gli appartenenti alle fasce di età dai 30 ai 60 anni ad avere finanziamenti in corso. Infatti, sono oltre 4 persone su 5 nella fascia dai 41 ai 50 anni, mentre solo il 30,7% nella fascia dai 18 ai 30 anni. Nelle fasce di età centrali si concentra la maggior parte della popolazione attiva che, potendo contare su un reddito da lavoro, può avere maggior propensione ad accendere finanziamenti.
Per quanto riguarda il genere, sono in maggioranza gli uomini (59%) a essere attivi nel mondo del credito, mentre per il 41% sono donne. Gli uomini hanno la tendenza a utilizzare più frequentemente il credito rispetto alle donne, con una media di contratti attivi pari a 1,1. La quota delle donne si alza, però, relativamente ai mutui, arrivando al 45,7%, anche perché per poter sostenere le rate più elevate, tipiche di questa tipologia di finanziamenti rispetto alle altre, è preferibile suddividerle tra più soggetti. In tutte le tipologie, gli importi medi delle rate sono leggermente più bassi per le donne rispetto agli uomini.
I giovani dai 18 ai 30 anni sono più attivi sui prestiti finalizzati, che rappresentano una possibilità meno impegnativa di approcciare il mondo del credito rispetto ai mutui o ai prestiti personali. Mentre gli over 60, in generale, utilizzano meno il credito rispetto alla media della popolazione, con una percentuale di utilizzatori pari al 42,8%, e hanno una maggior propensione all’utilizzo dei prestiti personali.
Regione che vai, richiesta di credito che trovi. Esaminando la mappa del credito regionale, si ricava un mosaico estremamente composito a livello territoriale che rispecchia, in particolare, i fattori economici e sociali quali, ad esempio, la propensione a fare ricorso al credito per finanziare l’acquisto di un’abitazione o le proprie spese correnti, la capacità reddituale e di risparmio delle famiglie, il diverso costo degli immobili o la tendenza ad allungare la permanenza nell’abitazione di famiglia, la diversa intensità della ripresa dei consumi e del mercato immobiliare, la maggiore abitudine a rivolgersi alla cerchia familiare o amicale per pianificare gli acquisti rispetto agli istituti di credito. Nell’ambito di tale scenario, la regione con la quota più elevata di popolazione maggiorenne con almeno un rapporto di credito attivo è la Toscana, con il 69,2% del totale, seguita dal Lazio (con il 67,4%) e dalla Valle d’Aosta (con il 66,5%).
All’estremo opposto del ranking si colloca il Trentino-Alto Adige, regione in cui solamente il 37,9% della popolazione risulta avere almeno un rapporto di credito attivo, preceduto dalla Basilicata (con il 48,8%) e dal Molise (con il 53,3%).
Per quanto riguarda, invece, l’importo della rata media mensile, a guidare la classifica sono Trentino-Alto Adige, Lombardia e Veneto. In dettaglio, nel primo semestre del 2026, le regioni in cui i cittadini ogni mese sostengono la rata più elevata sono il Trentino-Alto Adige, con 455 euro di media, la Lombardia (329 euro) e il Veneto (317 euro). Seguono l’Emilia-Romagna e il Friuli-Venezia Giulia, rispettivamente con 307 e 297 euro.
Gli analisti interpretano tale dinamica considerando che in queste regioni si rileva un’elevata incidenza dei mutui che presentano un importo da rimborsare più alto rispetto alle altre forme tecniche considerate, senza tenere conto del valore degli immobili che potrebbe risultare superiore alla media.
Inoltre, in queste regioni il reddito disponibile risulta tendenzialmente più elevato della media e, di conseguenza, i consumatori possono permettersi di rimborsare una rata più elevata senza intaccare la sostenibilità degli impegni finanziari.
Fatte queste premesse, gli esperti segnalano anche che al Sud e nelle Isole si registrano le rate mensili più leggere, soprattutto in Calabria, in Sardegna e in Sicilia, dove si attestano a 240 euro di media in virtù di una maggiore incidenza dei prestiti finalizzati che hanno un importo più contenuto rispetto alle altre forme tecniche.
Esposizione residua più alta al Nord. Numeri del rapporto alla mano, per quanto riguarda l’esposizione residua ancora da rimborsare, per estinguere i finanziamenti in corso, il Trentino-Alto Adige si colloca in vetta al ranking nazionale, con 57.793 euro (in aumento rispetto ai 49.226 euro del 2025), seguito dalla Lombardia, che si colloca al 2° posto della classifica con 41.825 euro. Seguono il Veneto, che con 40.389 euro supera di poco l’Emilia-Romagna, con 40.053 euro, e il Friuli-Venezia Giulia, con 37.932 euro. All’estremo opposto della classifica, con 19.647 euro, i cittadini della Calabria risultano avere un debito residuo pari a meno della metà di quello dei Trentini, in virtù di un peso dei mutui casa inferiore alla media. Insieme alla Sicilia e al Molise, sono le sole tre regioni in cui il valore che rimane ancora da rimborsare risulta inferiore ai 23 mila euro.