La Bce ha autorizzato «la fusione di incorporazione di Mediobanca in Mps», e le connesse riorganizzazioni societarie. Ne informa una nota della banca. Il nulla osta, richiesto alla vigilanza il 14 luglio, completa il percorso avviato a gennaio 2025 con l’offerta pubblica su Piazzetta Cuccia. E consentirà – ma non è ancora ufficiale – di sottoporre la fusione all’assemblea Mps del 29 ottobre, già convocata per “sbloccare” la passivity rule (scattata con l’Opas di Intesa Sanpaolo), votare le due Ops su Banco Bpm e Banca Generali e infine – se una almeno fosse approvata – l’erogazione del dividendo da 4 miliardi, 1 in contanti e 3 in azioni Generali (un 4,5% del 13,3% di Mediobanca).
Dopo il voto, tra novembre e dicembre Mps separerà le attività di banca d’affari da tenere in Piazzetta Cuccia, attivando le sinergie di costo e ricavo da 800 milioni annui. Fonti della banca, mercoledì, avevano detto che l’integrazione con Mediobanca è virtualmente terminata. La fusione può rendere più complessa la scalata di Intesa Sanpaolo al Monte: non fosse che per i 500 milioni di spese legate all’integrazione, mentre l’istituto guidato da Carlo Messina vuol fondere Mediobanca nella sua rivale Imi. Comunque vada, Intesa ha già detto, da giugno,
che la sua Opas è valida indipendentemente dalla collocazione di Mediobanca nel gruppo Mps.
Intanto la Bce ha concluso anche l’esame di idoneità su Gianluca Brancadoro e Alessandro Caltagirone, primi due non eletti nella lista del cda uscente che avevano diritto a sostituire Carlo Vivaldi – ritenuto incompatibile – e il dimissionario Fabrizio Palermo. Il via libera, richiesto a maggio, consentirà di cooptare i due nomi nel cda Mps in agenda all’inizio della settimana prossima. Il che potrebbe rendere precari gli equilibri nel consiglio, dove in aprile la lista dell’ad Lovaglio ha messo otto nomi, quella di minoranza risale a sei e uno è di Assogestioni.
04.09.2026
Via libera della Bce alla fusione tra Mps e Mediobanca
- La Repubblica