Il Garante per la protezione dei dati personali ha reso parere favorevole sullo schema di decreto legislativo per l’adeguamento dell’ordinamento italiano all’AI Act europeo, ponendo tuttavia dei vincoli precisi affinché l’evoluzione tecnologica non comprometta le libertà individuali.
Il provvedimento delinea una cabina di regia nazionale per la vigilanza sull’intelligenza artificiale basata su tre pilastri istituzionali:
- AgID: incaricata di verificare la conformità tecnica dei sistemi.
- ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale): responsabile del monitoraggio del mercato.
- Garante Privacy: garante della protezione dei dati personali e autorità di vigilanza per ambiti specifici.
In particolare, l’Autorità ha avanzato alcune istanze fondamentali per rendere incisiva la propria azione: chiede di poter emanare linee guida e buone prassi al pari degli altri enti coinvolti e sollecita chiarezza sulle procedure sanzionatorie, che dovrebbero seguire il modello già consolidato del Codice Privacy. Inoltre, il Garante richiede una partecipazione diretta nello spazio di sperimentazione tecnologica(“Sandbox” nazionale) ogniqualvolta siano in gioco dati dei cittadini.
Un punto cruciale riguarda la trasparenza nei sistemi AI ad alto rischio, per i quali l’Autorità chiede una definizione più netta delle proprie funzioni di controllo. Sul fronte occupazionale, la proposta è quella di rafforzare il divieto di decisioni puramente automatizzate: non solo per assunzioni e licenziamenti, ma anche per tutto ciò che riguarda le valutazioni delle performance, l’assegnazione di bonus e gli avanzamenti di carriera, garantendo sempre un intervento umano.
Infine, l’Autorità ha evidenziato la necessità di un adeguamento dei fondi, per affrontare le complesse sfide poste dalla normativa europea.
L’intento del Garante è, dunque, quello di promuovere un’innovazione che sappia coniugare il progresso digitale con l’etica, la trasparenza e la piena salvaguardia dei diritti fondamentali.
03.09.2026