Incubo distopico o utopia post-scarsità. Sono questi gli estremi dei dodici scenari dell’evoluzione dell’intelligenza artificiale “raccolti” da Max Tegmark, professore di fisica al MIT, nel suo famoso libro del 2017, Life 3.0: Being Human in the Age of Artificial Intelligence. Da allora, poco è cambiato e l’incertezza sullo sviluppo e gli effetti dell’IA regna sovrana. È giunto quindi il momento di fare un ripasso delle “profezie” di Tegmark, facendo qualche aggiornamento pescando dal lavoro di Leopold Aschenbrenner, Situational Awarness, a Decade Ahead del 2024, la successiva analisi critica di Omer Ansari del 29 aprile 2026, Situational Awareness, Two Years Later; il rapporto AI 2027 di gruppo di lavoro di Daniel Kokotajlo e le pubblicazioni di Anthropic del 5 marzo, Labor market impacts of AI: A new measure and early evidence; e del 5 giugno scorsi, When AI Builds Itself.
Ebbene, tre sono gli scenari.
Scenario Terminator
Molti scienziati[1] credono che la probabilità che l’IA causi la fine della vita sulla Terra sia significativamente superiore a quella di una guerra nucleare o di una pandemia globale. Nella migliore delle ipotesi, l’IA diventerà la nuova specie dominante del pianeta che prende il sopravvento sugli umani. Insomma, gli umani sono decimati o ridotti in schiavitù.
Scenario “Il mondo nuovo”
L’IA crea e offre a tutti un mondo di lusso e assenza di crimine, dove l’umanità vive in settori ottimizzati: isole dedicate all’arte, all’edonismo o alla religione, ma al prezzo di una sorveglianza totale e coercitiva.Le macchine vivono separate dagli uomini e sviluppano una loro economia, pur sempre in competizione con quella più debole degli umani. Nel lungo periodo, le machine sostituiscono l’uomo in un graduale processo evolutivo. Sono i nostri “figli tecnologici”, ereditano il futuro portando avanti i valori umani. La superintelligenza conserverà alcuni esemplari come noi facciamo con gli animali negli zoo o nei laboratori, perché li trova utili per qualche studio o scopo specifico.
Scenario Star Trek
L’IA diventa onnipotente, ma totalmente allineata ai valori e agli scopi dei suoi creatori. L’IA è un’entità che interviene con minimi suggerimenti per evitare catastrofi, ma lascia gli umani un senso di libertà e autodeterminazione. Si crea un’utopia di pace e sviluppo senza precedenti.
Gli scenari sopra descritti non sono altrettante sceneggiature di film di Hollywood, ma le analisi ragionate e supportate da dati fatte da esperti futurologhi e accademici che lavorano da vicino allo sviluppo dei più potenti modelli di IA. Ma hanno tutti una cosa in comune: l’IA raggiungerà il livello divino, sviluppando una coscienza e degli scopi propri.
Ma siamo davvero sicuri che è questa la direzione che sta prendendo lo sviluppo dei modelli, oppure stiamo solo ripetendo il mantra religioso di una nuova venuta in salsa digitale?
[1] Tra i tanti: Nick Bostrom, autore del libro Superintelligence; Eliezer Yudkowsky, fondatore del Machine Intelligence Research Institute – MIRI), probabilmente il più pessimista e popolare; Geoffrey Hinton, il c.d. padre dell’IA e premio Premio Nobel per la Fisica 2024, che dopo aver lasciato Google ha dichiarato che la probabilità che l’IA porti all’estinzione umana potrebbe essere nell’ordine del 10–20%; Roman V. Yampolskiy, fondatore del Cyber Security Lab presso la University of Louisville.
03.09.2026