Regresso o surrogazione? La Cassazione ridefinisce i confini e apre nuove prospettive per l’assicuratore. Con una recente sentenza, la Cassazione chiarisce il rapporto tra regresso e surrogazione legale, superando un’incertezza interpretativa che da anni divideva dottrina e giurisprudenza.
Il principio più interessante è che i due strumenti non sono alternativi, ma concorrenti e complementari, purché ci si trovi nell’ambito delle obbligazioni solidali “asimmetriche”, ossia contratte nell’interesse esclusivo di uno dei debitori.
La distinzione non è solo teorica: cambia la tutela concreta.
Con il regresso nasce un diritto nuovo, autonomo, che si prescrive in dieci anni dal pagamento.
Con la surrogazione, invece, chi paga subentra nella posizione del creditore, potendo beneficiare anche delle garanzie e, in determinate ipotesi, degli effetti interruttivi della prescrizione già maturati.
Per il settore assicurativo, la pronuncia è particolarmente significativa: l’assicuratore che risarcisce integralmente il danno potrebbe disporre di un vero e proprio “doppio binario” di tutela, scegliendo l’azione più efficace in funzione del caso concreto.