10.02.2026

Con la composizione negoziata il 20% delle imprese riesce a salvarsi: risultano decisivi gli assetti organizzativi e la rapidità dell’intervento

  • Italia Oggi

omposizione negoziata, il 20% delle imprese si salva: decisivi gli assetti organizzativi e la rapidità d’intervento

La Composizione negoziata della crisi di impresa, secondo i recenti dati diffusi da Unioncamere, aggiornati al 10 novembre 2025, mostra un confortante incremento del tasso di successo. Infatti, su 3.641 istanze presentate, 2137 sono state chiuse con un esito favorevole, dato che si consolida, pertanto, intorno al 20%, con un incremento al 25% nell’ultimo trimestre del 2025. Le istanze di Composizione negoziata della crisi presentate interessano circa 136.000 addetti diretti e si è calcolato, che circa 23.100 posti di lavoro diretti sono stati salvaguardati nei processi di risanamento chiusi favorevolmente. Per comprendere la portata reale sul mondo del lavoro, a questi dati, devono anche aggiungersi quelli, non calcolati, relativi ai lavoratori degli indotti delle aziende.

Tutto questo, senz’altro, fa comprendere come il percorso di Composizione Negoziata sia diventato, nel nostro paese, il più importante e concreto strumento nella gestione della crisi d’impresa, diventando, esso stesso, fondamentale per la regolazione della crisi e non soltanto un tramite verso altre procedure. Infatti, ben il 67% delle Composizioni si chiude con una delle ipotesti previste dall’art. 23 comma 1 CCII.

Visto il buon funzionamento del meccanismo, viene da chiedersi quali siano le ragioni degli esiti sfavorevoli (80%) e cosa si possa fare per migliorare ancora il trend delle Composizioni chiuse favorevolmente.

La maggior parte delle CNC non funziona a causa dell’esito negativo delle trattative (53%) o per mancate prospettive di risanamento (33%). Quest’ultimo dato in realtà si potrebbe evincere sin da subito, grazie al Test pratico autodiagnostico, redatto però, come si evince, sempre dai dati di Unioncamere, solo dal 35% delle imprese che fanno domanda di Composizione negoziata.

In molti casi, il successo del percorso di risanamento “dovrà poggiare sull’efficacia e sull’esito di iniziative industriali nuove, che possano incidere sui flussi accrescendoli”. Ma questo implica che l’azienda deve cambiare pelle e si dovranno trovare sistemi di discontinuità gestionale nella continuità aziendale. Lo stesso decreto dirigenziale del 21/3/2023 indica che la nomina di un CRO (Chief Restructuring Officier) appare opportuna per favorire la negoziazione, nei casi in cui sono richiesti grandi sacrifici ai creditori (in particolare in termini di stralcio e dilazione del credito) e quando è dirimente che l’imprenditore si doti di nuovi meccanismi gestionali. Mantenere la medesima linea di governo dell’azienda, infatti, molto probabilmente, porterebbe a ripetere gli stessi errori fatti in precedenza, anche solo per giustificare l’operato del passato. Il CRO, non avendo pregiudizi nei confronti del modello di business, del personale aziendale o dei mercati dove operare, ha la possibilità di indirizzare l’impresa, senza indugio, verso le nuove “iniziative industriali” richieste dalla norma.

Per quanto riguarda l’altra grande ragione degli esiti sfavorevoli delle Composizioni negoziate, ossia l’insuccesso delle trattative, esse dipendono sicuramente da molteplici fattori, ma il più significativo è dato dal mancato tempestivo accesso al percorso. Nelle crisi, il vero fattore scarso non è la finanza, ma il tempo. Infatti, molto spesso, il periodo passato nella indecisione su sé e come affrontare la crisi, brucia le risorse finanziarie. Oltre a questa indeterminatezza iniziale, pesano, nelle scelte dell’azienda, la mancanza di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili, previsti dall’art. 2086 del Codice civile. Questa mancanza è stata peraltro sancita empiricamente dall’Osservatorio Unioncamere sulle crisi d’impresa, pubblicata nel mese di marzo. Nella ricerca, effettuata sulle note integrative dei bilanci 2023, solo il 3,5% ha dichiarato di avere istituito adeguati assetti rispetto alla natura e alla dimensione dell’impresa. Questa è una gravissima mancanza, poiché gli adeguati assetti servono agli imprenditori ed ai manager per avere informazioni tempestive sull’andamento aziendale e quindi per poter prendere decisioni in modo consapevole.

Le informazioni che gli adeguati assetti devono fare emergere non devono riguardare solo dati di natura economica o finanziaria. Certamente, anche questi ultimi devono esserci, ma vi sono degli indicatori della gestione aziendale che anticipano i dati economici e finanziari: gli indicatori gestionali quantitativi e qualitativi. Senza questo sistema organizzato di dati, sarà complesso strutturare un Piano credibile e attuabile nei tempi previsti dalla CNC. Tale situazione comporterà che il Piano e l’azienda perderanno credibilità nei confronti dei creditori e anche nei confronti dell’Esperto; pertanto, le negoziazioni non avranno la credibilità necessaria per convincere le controparti creditrici.

Il miglior metodo per combattere la crisi è evitarla. Organizzare l’azienda in modo adeguato è, in modo evidente, la via più indicata per evitare la crisi o comunque avere la possibilità di superarla e di rilanciare l’impresa.