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ROMA — Quasi due milioni di lavoratori autonomi hanno fatto domanda per avere l’indennità di 600 euro su 5 milioni di platea potenziale coperta dai 3 miliardi del decreto Cura Italia. Un numero molto alto, nonostante nei primi due giorni dal via alle richieste sia successo di tutto. Il sito Inps è collassato più volte: per l’alto numero di accessi simultanei e per diversi attacchi hacker che l’Istituto ha denunciato alla Polizia Postale. Alla Procura di Roma lavorano già sul caso, ma aspettano l’esposto dell’Inps in via di definizione («Stiamo raccogliendo le carte», dice una fonte Inps). Anche il Garante della Privacy ha aperto un’istruttoria per il data breach del primo aprile, allorquando – tra le 9 e le 10 del mattino, «per un periodo inferiore ai 30 minuti» sostiene Inps – gli utenti che entravano nel loro account per fare domanda trovavano le schede anagrafiche di sconosciuti. Non si è trattato però di un episodio circoscritto. Né si può dire, come pure ribadisce Inps, che «nessuno ha potuto modificare i dati». Un giovane videomaker romano che vive a Bologna, Luca Tornabene, partita Iva di 24 anni, è entrato nel sito Inps all’una di notte del 2 aprile e si è trovato davanti non uno o due nomi, ma un intero database di 125 schede, ciascuna con decine e decine di dati sensibili. Nomi, cognomi, indirizzi, codici fiscali, mail, cellulari di mamme papà e minori. E le loro domande per il bonus babysitter. «Quelle già fatte non potevano essere toccate – dice Luca – ma avrei potuto cancellare le altre in bozza: ho girato un video per dimostrarlo». Diverse interrogazioni parlamentari di maggioranza e opposizione attendono ora il ministro del Lavoro. Ma Nunzia Catalfo (M5S) sostiene che il sito è «in sicurezza». Non pare, a giudicare dal video di Luca. Anche ieri, lentezze a parte, il doppio accesso non ha funzionato. Molti intermediari – patronati, commercialisti, consulenti del lavoro – non sono riusciti a entrare nella fascia oraria a loro riservata (8-16). Al contrario, l’utenza privata – sia dotata di Pin in versione recente semplificata che di Pin “storico” – ha avuto accesso anche ben prima delle 16.
La confusione regna sovrana in casa Inps. Un’indagine interna dovrà ricostruire fatti e responsabilità. Di certo cambiare due volte in due anni, sotto due diversi presidenti, tutti i 42 dirigenti di vertice, compreso il capo dell’informatica – che ha uno staff di 658 dipendenti e un budget di 424 milioni – non ha giovato. Il presidente Pasquale Tridico attribuisce la debolezza del suo Istituto ai 250 milioni sottratti dall’ultima manovra. Ma si tratta di vecchi tagli da consolidare, dal 2009 in poi.
L’affanno di queste ore sembra mostrare piuttosto il volto debole dell’Inps, un gigante fragile con 850 miliardi da gestire. Crollato sotto il peso di 16 nuove prestazioni introdotte dal primo decreto di emergenza di questa epidemia, il Cura Italia del 17 marzo. L’indennità da 600 euro come il bonus babysitter e tutti i bonus erogati da Inps – ma persino la Cassa integrazione – sono misure a “rubinetto”: quando i soldi finiscono, le domande vengono respinte. Il criterio cronologico di assegnazione dei 600 euro – prima indicato sullo stesso sito Inps, poi frettolosamente rimosso – è nella natura stessa di queste misure perché è la legge a mettere un tetto di spesa. Sta al governo poi aggiungere soldi alla bisogna. Nel frattempo i lavoratori in ansia si accalcano sul sito. Perché non si sa mai.
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