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Microcredito, un pass per Neet
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C’è un pass di accesso al credito per i Neet, cioè i giovani che non sono impegnati né nel lavoro, né nella formazione, né nello studio (dall’acronimo inglese Neither in employment nor in education or training). Si tratta di un fondo ad hoc, SelfiEmployment, l’iniziativa per l’autoimpiego promossa da Anpal (Agenzia nazionale per le politiche del lavoro) e sviluppata dall’Ente nazionale per il microcredito (Enm) a sostegno dei giovani tra i 18 e i 29 anni che hanno un’idea di impresa da realizzare e che, attraverso agevolazioni finanziarie, nella forma di finanziamenti a tasso zero, e agevolazioni reali, come il tutoraggio, possono far diventare realtà la propria iniziativa. Secondo i dati forniti da Invitalia, che gestisce il fondo, sono 3.658 le domande di finanziamento presentate da giovani neet; 124 milioni di euro di agevolazioni richieste; 1.197 iniziative ammesse; 44,8 milioni di euro di agevolazioni concesse. «Non possiamo tracciare un profilo netto del beneficiario di microcredito perché questo strumento è talmente versatile da essere stato utilizzato da giovani, donne, professionisti, lavoratori autonomi e cooperative in tutto il Paese. Sicuramente è rilevante, guardando i dati, l’inclusione nel settore economico dei giovani neet, anche grazie agli strumenti che l’Europa aggiunge per lo sviluppo d’impresa e che l’Ente Nazionale per il microcredito contribuisce a sostenere», spiega a ItaliaOggi Sette Mario Baccini, presidente Enm. «La fascia d’età tra i 18 e 50 anni è sicuramente più attiva e il Sud utilizza molto questo strumento per l’avvio dell’attività d’impresa. Naturalmente il microcredito è più incisivo nelle aree dove la necessità di credito è maggiore e le possibilità d’accesso sono ridotte, ma è proprio in quel terreno di sfida che grazie alla capacità e alla professionalità dei tutor le aziende hanno minore default e riescono a svilupparsi in modo più solido». E infatti il microcredito non è solo a misura di under 30. Stando al consuntivo dell’Enm, nel quadriennio 2015-2019, sono state accolte 13.857 operazioni, di cui 12.272 perfezionate per un totale di 311 milioni di euro di finanziamenti erogati e un effetto leva occupazionale pari a 2,43 per ciascun finanziamento che equivale a 34 mila unità lavorative impiegate grazie allo strumento nel quadriennio 2015-2019. «L’Ente nazionale per il microcredito», prosegue Baccini, «ha dato al Sistema Paese un contributo fondamentale per rivitalizzare la domanda imprenditoriale».

Domanda. A vantaggio di chi sentisse parlare di microcredito per la prima volta, chi e in che modo può accedervi?

Risposta. Il microcredito è uno strumento finanziario che ha lo scopo di rispondere alle esigenze di inclusione finanziaria di coloro che presentano difficoltà di accesso al credito tradizionale. Non si tratta semplicemente di un prestito di piccolo importo, ma di un’offerta integrata di servizi finanziari e non finanziari. Ciò che contraddistingue il microcredito dal credito ordinario è l’attenzione alla persona, che si traduce con l’accoglienza, l’ascolto e il sostegno ai beneficiari dalla fase pre-erogazione a quella post erogazione, nonché la particolare attenzione prestata alla validità e alla sostenibilità del progetto. Lo strumento del microcredito, nella forma di «microcredito imprenditoriale», si rivolge a tutti coloro che intendono avviare o potenziare un’attività di microimpresa o di lavoro autonomo e/o che hanno difficoltà di accesso al credito bancario. Possono ottenere il finanziamento: lavoratori autonomi titolari di partita Iva da non più di cinque anni e con massimo cinque dipendenti; imprese individuali titolari di partita Iva da non più di cinque anni e con massimo cinque dipendenti; società di persone, società tra professionisti, srl semplificate e società cooperative.

D. Come funziona e come si può utilizzare il finanziamento?

R. Il primo step è quello di andare in una delle banche convenzionate con l’Ente nazionale per il microcredito e presentare richiesta. Da questo momento un tutor di microcredito assisterà il futuro beneficiario, aiutandolo innanzitutto a capire se l’idea imprenditoriale sia realizzabile. Successivamente lo stesso tutor continuerà a essere il punto di riferimento per eventuali problemi. Si può finanziare: l’acquisto di beni (incluse le materie prime necessarie alla produzione dei beni o servizi e le merci destinate alla vendita) o servizi connessi all’attività; il pagamento di retribuzioni di nuovi dipendenti soci lavoratori; il sostenimento dei costi per corsi di formazione aziendale; il ripristino capitale circolante; le operazioni di liquidità. Non la ristrutturazione del debito però. Queste le caratteristiche del finanziamento: si tratta di un mutuo chirografario a tasso fisso della durata minima di 24 mesi e massima di 60 mesi, aumentati di 6 in caso di preammortamento (max 12 mesi). L’importo massimo è di 25 mila euro che possono diventare 35 mila se le ultime sei rate pregresse sono state pagate in maniera puntuale e se lo sviluppo del progetto finanziato risulta in linea con il raggiungimento dei risultati intermedi stabiliti dal contratto di finanziamento e verificati dalla Banca. La richiesta di accesso al microcredito è totalmente gratuita, senza pagare servizi di intermediazione; il cliente dovrà sostenere esclusivamente il tasso di interesse previsto dal mutuo.

D. La prossima sfida del settore? Riguarda l’ampliamento dell’offerta con l’apertura di linee di microcredito sociale…

R. Per quanto riguarda il microcredito sociale che rappresenta un elemento determinante per l’inclusione sociale è necessario reperire risorse per gli operatori che operano esclusivamente in questo settore. La soluzione sicuramente più adeguata è la costituzione di un Fondo di garanzia specificamente dedicato alla socialità, sulla base di quanto previsto dall’art. 23 del decreto legge n. 179/2012 convertito con modificazioni nella legge n. 221/2012, che autorizza l’Ente a costituire fondi di garanzia e fondi rotativi. Nello specifico l’Ente ha iniziato un’attività di fundrasing per il microcredito familiare/sociale allo scopo di creare un fondo di garanzia che possa sostenere fino a un massimo di 10 mila euro le attività del ménage familiare, considerando la struttura «famiglia come prima impresa», ovvero come nucleo in grado di produrre reddito. Nell’attuale contesto economico nazionale sembra necessaria una revisione dei massimali delle operazioni di microcredito destinate ad attività di microimpresa o di lavoro autonomo. Attualmente il limite massimo è fissato a 25 mila euro (elevabile a 35 mila euro). Al riguardo, l’Ente propone che l’ammontare massimo di tali operazioni sia fissato, sic et simpliciter, in 50 mila euro, in quanto la nostra esperienza sul campo ci dimostra che il fabbisogno di finanziamento da parte dei piccoli operatori economici si attesta effettivamente su tale quota, ritenuta indispensabile per procedere alla realizzazione di un più solido piano d’investimenti. Sostanzialmente andrebbe equiparato alle «operazioni di importo ridotto» che al contempo dovrebbero essere limitate ai soggetti che hanno già una esperienza imprenditoriale consolidata.

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