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L’Europa lancia lo scudo anti-spread, al Parlamento Ue l’aiuto alle banche

Congelare l’effetto spread sui titoli di Stato nei bilanci delle banche. Facilitare gli investimenti in grandi infrastrutture e nuove tecnologie. Evitare di dover svalutare integralmente i crediti garantiti dallo Stato emessi durante la pandemia, qualora dovessero deteriorarsi. Sono alcune delle importanti modifiche alle regole bancarie – la cosiddetta Crr, il regolamento sui requisiti di capitale – che oggi arriveranno al Parlamento Ue per essere votate venerdì nella seduta plenaria, e che potrebbero vedere la luce già il 26 o il 29 giugno in Gazzetta ufficiale.

Le modifiche alla normativa, in un pacchetto denominato “quick fix” in risposta alla crisi post Covid-19, servono a recepire nel diritto europeo i numerosi allentamenti delle misure prudenziali avanzate dalle diverse autorità Ue per favorire il credito delle banche a famiglie e imprese. Dopo le lunghe interlocuzioni preliminari tra gli sherpa Ue e dopo il passaggio, lunedì 8 giugno, alla commissione Econ, guidata dall’italiana Irene Tinagli, nei giorni scorsi (si veda Il Sole 24ore del 13 giugno) si è raggiunto un accordo tra Consiglio e Parlamento. E così a partire da oggi il pacchetto passerà al vaglio degli Europarlamentari per la sua definitiva approvazione.

Molte come detto le misure che interessano da vicino le banche italiane e sostenute con forza dall’Abi. A partire dall’introduzione di un filtro prudenziale temporaneo sui titoli di Stato detenuti per il trading, ovvero il cosiddetto portafoglio Htcs (Hold to collect and sell, l’ex Afs). La norma consente di evitare che le variazioni di prezzo dei bond pubblici possano erodere il patrimonio delle banche, come è avvenuto spesso negli ultimi anni nei momenti di crisi. In questo senso l’Ue ha introdotto una sterilizzazione decrescente, che si attesta al 100% fino a fine 2020 per scendere al 70% nel 2021 e al 40% nel 2022.

Nel provvedimento trovano poi spazio anche altre misure. Come l’inserimento di una nuova definizione del coefficiente di leva finanziaria – per impedire agli enti di aumentare eccessivamente il debito – nonché di disposizioni per il trattamento prudenziale più favorevole di alcune tipologie di investimenti: favoriti in particolare gli investimenti delle banche dedicati al software (che godranno di una ponderazione più conveniente per le banche, e non più di una pura deduzione dal capitale, come previsto inizialmente) e dei prestiti verso soggetti che «gestiscono o finanziano strutture fisiche o impianti, sistemi e reti che forniscono o sostengono servizi pubblici essenziali», così dare un sostegno agli investimenti in infrastrutture. Altra novità riguarda il trattamento prudenziale dei prestiti con garanzia statale, che non saranno soggetti al calendar provisioning. Rimodulato favorevolmente l’Ifrs9, mentre è confermato l’anticipo di un anno degli sconti relativi ai prestiti alle pmi (Smi supporting factor) e ai prestiti garantiti da pensioni e stipendi (cessione del quinto).

Se il pacchetto complessivo appare pressochè blindato, qualche incognita pesa invece sulla possibile presentazione di un emendamento sul tema della stop ai divendi oltre il 2020. Nelle scorse settimane, alcuni europarlamentari dei Verdi e di Sinistra Unitaria Europea (Gue/Ngl) avevano proposto di estendere al 2021 il divieto alle banche di distribuire cedole sugli At1 e dividendi con un emendamento ad hoc che però è stato bocciato. Possibile che i due partiti tornino alla carica, giovedì, nel corso della plenaria per riproporre il tema. Si vedrà con quali esiti.

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