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Incentivi in tre mosse a chi paga con app e card

Ogni italiano paga con il bancomat 21,5 volte ogni sei mesi, secondo Bankitalia. Servono invece 50 transazioni con strumenti digitali (anche diversi dalle carte di debito) per ottenere il nuovo cashback di Stato, cioè il rimborso parziale sugli acquisti per chi non usa le banconote. La scommessa del Governo è tutta qui: incentivare i pagamenti tracciabili – già cresciuti con l’emergenza coronavirus – nella speranza che questa si riveli la killer application per intaccare davvero i 109 miliardi di imposte evase (ultima stima nella Nadef).

Un incentivo a cambiare abitudini

L’operazione cashback partirà con i pagamenti eseguiti dal 1° dicembre, come annunciato dal premier Giuseppe Conte. In arrivo c’è un ristorno del 10% della spesa, con un bonus di 150 euro a semestre. Mentre il plafond disponibile è (per ora) di 3 miliardi di euro per il 2021 e il 2022.

I dettagli sono affidati a uno o più decreti del ministro dell’Economia – sentito il Garante della privacy – ma alcune indicazioni sono già trapelate. Per ottenere il cashback bisognerà spendere almeno 1.500 euro in un semestre con le 50 operazioni già citate. E le transazioni superiori a 150 euro saranno parzialmente neutralizzate: un acquisto da 500 euro, cioè, conterà pur sempre come un’operazione tracciata, ma contribuirà solo per 150 euro al totale dei 1.500.

L’obiettivo è chiaro: spingere i piccoli pagamenti tracciati, evitando di erogare il rimborso a chi fa poche grandi transazioni. In pratica, per avere il cashback basterebbero due pagamenti da 30 euro a settimana. Un importo decisamente inferiore alla taglia di utilizzo attuale delle card: 53 euro per i pagamenti con carte di debito su Pos e 65 euro per quelli con carte di credito.

Digitale, però, non significa solo card. E infatti al tavolo tecnico di Palazzo Chigi, oltre ai principali operatori dei servizi bancari, siede anche Satispay: la piattaforma indipendente di mobile payment che su un proprio sistema di cashback ha fondato le strategie di crescita. «Il piano nazionale si adatta bene alla nostra applicazione, e contribuirà sicuramente ad aumentare la frequenza dei pagamenti cashless», commenta il Ceo Alberto Dalmasso, che già studia come “integrare” nell’app i nuovi rimborsi di Stato. Satispay, che ha transazioni medie da 15 a 20 euro, fa leva sulla facilità d’uso e non prevede commissioni sotto i 10 euro (20 centesimi per quelle superiori).

Proprio le commissioni sull’uso delle carte sono un aspetto che porta molti esercenti a preferire il contante. Anche se dal 1° luglio scorso è attivo il bonus del 30%: un credito d’imposta che matura sulle commissioni pagate e che gli esercenti possono usare dal 16 settembre (non ci sono ancora dati sugli utilizzi).

Giovedì scorso, intanto, il Governo ha incassato la disponibilità degli operatori “tradizionali” ad azzerare i costi sulle transazioni fino a 5 euro. Un punto essenziale per spingere i micropagamenti («Anche per un solo caffé», come ripete Conte).

Devono cambiare le abitudini di utilizzo, e in ciò il piano “cashless Italia” dell’esecutivo può ricevere una spinta dall’effetto coronavirus: secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, nel primo semestre del 2020 i pagamenti digitali hanno subìto un calo (-6,3%) molto più contenuto rispetto a quello dei consumi (stimato del -10,4% e -29,7% nei primi due trimestri). E sono addirittura in aumento le operazioni con smartphone in negozio (+80% sul primo semestre 2019) e con carta contactless (+ 17%). Contactless che dal 1° gennaio vedrà alzarsi da 25 a 50 euro il tetto d’acquisto per cui non sarà necessario digitare il Pin.

Gli altri due bonus e il tax gap

Il 1° dicembre partirà anche il “super-cashback”: un premio di 3mila euro riservato ai 100mila cittadini che effettueranno il maggior numero di transazioni elettroniche in un anno.

Dal 1° gennaio scatterà poi la terza forma di incentivazione “anti-contante”: la lotteria degli scontrini fiscali, riservata a chi fa acquisti comunicando all’esercente il proprio «codice lotteria». In realtà, potrà concorrere anche chi paga con le banconote, ma avrà meno chance di vincita.

Resta da vedere se la riduzione del contante avrà effetti anche sull’evasione. Come ricorda un report della Fondazione consulenti del lavoro, diversi studi hanno rilevato come «la limitazione all’uso del contante da sola sia insufficiente a contrastare fenomeni come l’evasione».

Molto dipenderà – probabilmente – da quanto le cifre incassate con mezzi tracciabili verranno dichiarate al fisco e da quanto il fisco stesso sarà efficace nell’individuare chi non le dichiara. Il potenziale c’è. Secondo lo scenario elaborato da The European House Ambrosetti, l’aumento dei pagamenti tracciabili già in atto porterebbe allo Stato al 2025 un maggior gettito annuo di 3,4 miliardi, destinato a salire a 4,5 con il piano Italia cashless (che include la tracciabilità delle spese detraibili al 19%, la detassazione a 8 euro dei buoni pasto elettronici, e il limite di 2mila euro all’uso del contante, che dal 2020 passerà a mille euro).

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