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Ddl malattia, professionisti in pressing

Rivedere (al ribasso) la stima degli effetti finanziari negativi della Ragioneria generale dello Stato presso il ministero dell’Economia, pari a circa 236,3 milioni. E individuare una fonte di finanziamento per il provvedimento, che ne scongiuri l’approdo sul binario morto. È quel che si prefigge di raggiungere, insieme ai colleghi di ogni schieramento politico (riuniti nella Consulta dei parlamentari commercialisti), il primo firmatario del ddl sullo slittamento delle scadenze a carico del professionista in caso di malattia o infortunio (1474), il senatore FdI Andrea de Bertoldi; si procederà, dichiara, «senza indugi», visto che un’interlocuzione con via XX Settembre «è stata avviata», all’indomani del parere sull’assenza di copertura (si veda ItaliaOggi di ieri). L’Associazione che porta avanti da anni una battaglia per approvare la norma, l’Anc (commercialisti), ha scritto ai membri della Commissione Giustizia del Senato (dove il testo è incardinato), evidenziando che «non è dato sapere come è stato calcolato l’importo stimato», ma l’iniziativa «mantiene invariati i saldi», dunque va verificata la «giustezza del parere» ministeriale. Per il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella la salute «è un diritto universale garantito dalla Costituzione, e non si può misurare con una logica meramente contabile», quindi il parere della Ragioneria «ha il sapore di una beffa», specie per quei professionisti «in prima linea a combattere il virus. Credo», incalza, «ci sia ancora spazio per individuare un’adeguata copertura finanziaria»; a giudizio della numero uno del Comitato unitario delle professioni (Cup) Marina Calderone, il valore del provvedimento sta nel «riconoscere al professionista quanto assicurato normalmente ai lavoratori dipendenti che, quando si ammalano, non devono preoccuparsi di eventuali conseguenze sanzionatorie per l’assenza dal posto di lavoro». E se l’Aiga (giovani avvocati) si augura il governo trovi «le risorse necessarie per sostenere il disegno di legge», il vicepresidente dei commercialisti Giorgio Luchetta ritiene che l’iniziativa vada «salvata» per «rispondere adeguatamente alle ormai troppo numerose grida d’aiuto e disperazione che giungono dai professionisti».

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