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Borse, l’Europa cade Il BTp torna sopra il 2%

La Grecia torna a far paura ai mercati, con la sua incertezza politica: la Borsa di Atene crolla (-12,78%) e trascina i listini europei (Milano -2,81%); bruciati quasi 220 miliardi di euro. La giornata era già iniziata male per i timori sulla crescita dell’economia cinese. Lo spread BTp-Bund balza a 135, il decennale risale sopra il 2%.

L’avversione al rischio torna a pesare sui mercati finanziari europei, che in una sola seduta bruciano 220 miliardi di capitalizzazione. Per le Borse quella di ieri è stata una giornata di forti vendite: Piazza Affari ha chiuso in calo del 2,81%, Madrid del 3,18% mentre Parigi e Francoforte hanno chiuso in ribasso del 2,55 e del 2,2% rispettivamente. L’indice Stoxx 600 europeo ha perso il 2,33 per cento. Sul mercato dei titoli di Stato è tornata ai massimi la volatilità sui bond governativi dei Paesi periferici dell’area euro. Due i fattori alla base dell’inversione di tendenza: la pesante battuta d’arresto della Borsa di Shanghai (-5,43%) e il ritorno di un vecchio fantasma: la Grecia.
Tracollo di Shanghai
Ieri la Borsa cinese ha registrato la sua peggior seduta dal 2009 a questa parte, il mercato obbligazionario è crollato mentre lo yuan ha registrato pesanti flessioni. Lo scivolone dei mercati cinesi è stato innescato dalle nuove e più stringenti regole imposte dalle autorità della Repubblica Popolare sui cosiddetti “collaterali”, cioè i titoli che possono essere portati in garanzia per ottenere prestiti dalla Banca centrale. La stretta dell’authority China Securities Depository and Clearing riguarda in particolare i titoli di nuova emissione. Potranno essere presentati come “collaterale” per ottenere prestiti sono se dotati di un rating a tripla A (il massimo) o se emessi da un soggetto con merito di credito superiore ad AA.
L’entità del ribasso registrato dalla Borsa di Shanghai si spiega in parte con le prese di profitto degli operatori al termine di una corsa che ha fatto guadagnare all’indice della Borsa cinese il 23% in appena 13 sedute. Ma è comunque un campanello d’allarme sulla tenuta finanziaria della seconda economia del mondo le cui opacità, da questo punto di vista, non sono poche. Sullo sfondo poi restano i timori di una revisione al ribasso delle stime di crescita per il 2015 dal 7,5 al 7% in occasione del «Central Economic Work Conference», il summit a porte chiuse in cui i vertici del Partito decidono la rotta dell’economia.
Grecia, rischio elezioni
L’altra notizia che ieri ha scosso i mercati europei, come accennato, è arrivata dalla Grecia. La decisione, annunciata l’altro ieri, del primo ministro Antonis Samaras di anticipare l’elezione del nuovo capo dello Stato di due mesi ha infatti alimentato i timori di un ritorno alle urne. Eventualità che si potrebbe presentare nel caso in cui il candidato alla presidenza di Samaras venisse sconfitto. La Costituzione greca infatti impone il ritorno alle urne nel caso in cui il Parlamento non riesca ad eleggere il candidato presidente espresso dalla maggioranza. Un rischio per i mercati che temono una vittoria di Syriza, formazione di estrema sinistra contraria all’austerity che, stando agli ultimi sondaggi, è il primo partito del Paese nelle intenzioni di voto.
Realizzi sui bond periferici
Le ripercussioni del rischio elettorale sui mercati sono statte pesanti per la Borsa di Atene che ha chiuso con un ribasso del 12,78% archiviando la sua peggior seduta da 27 anni a questa parte. Il tasso del titolo decennale greco è volato oltre l’8 per cento con il differenziale di rendimento sul Bund tedeschi schizzato a 737 punti con un rialzo di oltre 50 punti. Anche gli altri titoli di Stato periferici sono stati fortemente venduti. A partire dal BTp decennale il cui tasso ieri è tornato sopra la soglia psicologica del 2% con il differenziale di rendimento che ha chiuso la seduta a 135 punti. Un movimento che, seppur violento, pare più dettato dalla speculazione del momento. Il mercato insomma ha preso a pretesto le vicende della Grecia per vendere monetizzando la corsa che questi ultimi hanno messo a segno recentemente. Nell’ultimo mese il tasso del BTp a 10 anni è sceso di oltre il 17% aggiornando i nuovi minimi storici. E sul possibile acquisto di titoli di Stato da parte della Bce è intervenuto ieri Peter Praet, capo degli economisti della Bce e membro del consiglio esecutivo della Banca. «L’acquisto di obbligazioni pubbliche da parte della Bce – ha detto – potrebbe avere effetti positivi sulle attese dell’inflazione e del credito all’interno di Eurolandia».
Banche sotto pressione
Tornando alla Borsa ieri le vendite hanno penalizzato in particolare i titoli bancari (l’indice settoriale Stoxx Banks ha perso oltre il 3%). Una flessione che si lega con il ritorno del rischio sui debiti sovrani dell’area euro. La flessione dei titoli del credito, il comparto di maggior peso alla Borsa di Milano spiega peraltro il pesante ribasso registrato da Piazza Affari.
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