10.09.2025

Mps e Mediobanca, rally in Borsa Lovaglio prepara il nuovo gruppo

  • Il Sole 24 Ore

Un successo notevole, ben oltre le aspettative, che però apre capitoli tutti da scrivere. L’Opas di Monte dei Paschi di Siena su Mediobanca ha superato il 62,3% delle adesioni, consegnando a Siena un risultato che cambia radicalmente la geografia del potere finanziario italiano. Ma la partita è solo all’inizio. Anzitutto perché il verdetto finale arriverà tra il 16 e il 22 settembre, quando si riapriranno i termini per aderire all’offerta. Solo a quel punto si capirà se la fatidica soglia del 66,67% sarà superata. E se, come sembra probabile, andrà oltre l’asticella, Mps potrà dire di avere il pieno controllo dell’assemblea straordinaria di Piazzetta Cuccia. Un risultato che garantirà la possibilità di varare una fusione tra le due realtà, realizzare le sinergie attese e optare per il delisting della storica banca d’affari.

Scelte importanti, che fanno intuire come la vera partita si giochi sugli aspetti strategici dell’operazione e, necessariamente, sulla futura governance di Mediobanca. Sul mercato ci si interroga anzitutto sui contorni che avrà la futura creatura Mps-Mediobanca. Il ceo Luigi Lovaglio ha sempre ribadito l’importanza dell’indipendenza di Piazzetta Cuccia, anche per non distruggere valore e trattenere all’interno del perimetro i suoi talenti. E il banchiere non ha mai nascosto il rischio delle potenziali dissinergie dell’operazione, che però «saranno minime» e saranno gestite «nel modo migliore mettendo molta attenzione ai clienti e alle persone» soprattutto sul fronte del wealth e investment banking, ha dichiarato il manager. Certo è che solo la fusione garantirà i 700 milioni di sinergie previste a regime. Altra questione aperta riguarda l’approccio sul dossier Generali: Mediobanca, con il suo 13%, rappresenta infatti la porta d’ingresso per incidere sul futuro della prima compagnia assicurativa italiana. Anche su questo aspetto il top manager di Mps ha adottato un approccio “laico”, parlando apertamente di «opzionalità» offerte dal Leone, senza sbilanciarsi. Difficile che, quanto meno nel breve periodo, la postura cambi ma è ovvio che a tendere il dossier potrebbe diventare oggetto di riflessione e opportunità per tutto il mercato.

Da qua, inevitabilmente, l’attenzione si sposta ai temi di governance. Il successo dell’Opas – cui hanno lavorato gli advisor JpMorgan, Ubs e jefferies – comporta un ricambio quasi inevitabile del ceo Alberto Nagel, del presidente Renato Pagliaro e dell’attuale Cda. E se, come appare probabile, Nagel e il board presenteranno le dimissioni già il 18 settembre, data della riunione convocata per l’approvazione del bilancio, entro il 3 ottobre Mps dovrà depositare la lista dei nuovi candidati per il consiglio, incluso il futuro Ceo. Un ruolo di peso, cui toccherà gestire la futura Mediobanca e affrontare le sfide dell’integrazione rispondendo ai dettami della banca controllante, senza però escludere un ruolo nel quadro di un disegno più ampio.

Chi conosce il dossier non si sbilancia ancora sui nomi, ma le attese del mercato sono chiare: i futuri vertici dovranno avere uno standing internazionale, all’altezza del progetto prospettato in fase di road-show, in una fase che apre scenari di rilievo europeo. Nei prossimi giorni il Comitato nomine di Mps, guidato da Domenico Lombardi, incaricherà una società di head hunting per avviare il processo di selezione. La rosa di candidati sarà sottoposta al board, dopo un necessario sounding con i grandi soci.

Intanto il mercato applaude: Mps in Borsa ieri è balzata del 6,26%, Mediobanca del 5,9%. Numeri che riflettono l’entusiasmo degli investitori e la voglia di acquisti in parte legata ad aspetti tecnici e in parte all’attesa, forse, di un risiko che non è ancora finito. Sul fronte dell’assetto azionario di Mediobanca, invece, ad essere arrivato al capolinea è lo storico accordo di consultazione tra i soci. La nota ufficiale è chiara: «I partecipanti ne hanno unanimamente convenuto lo scioglimento». Una fine attesa, visto che il patto, nato nel 2019 in sostituzione dello storico sindacato, si era progressivamente assottigliato in sede di Opas, fino a rappresentare meno del 6% del capitale.