Criptovalute, token, stablecoin: siamo sicuri di chiamarle con il nome giusto?
L’evoluzione delle cripto-attività impone una riflessione che va oltre la tecnologia e investe direttamente il diritto. Per comprenderne la natura non basta parlare genericamente di “beni”, “valori” o “rappresentazioni digitali”: è necessario adottare categorie giuridiche più precise, come documento, credito, titolo e obbligazione.
Nel suo contributo per NOMOS, Francesco Rampone, Lateral Partner di La Scala Società tra Avvocati, propone una lettura sistematica che distingue il denaro dalle diverse tipologie di cripto-attività, evidenziando come bitcoin, stablecoin, utility token e altri asset digitali rispondano a logiche giuridiche profondamente diverse e, di conseguenza, richiedano discipline differenti.
Un’analisi che invita a superare semplificazioni e definizioni ormai inadeguate, offrendo una chiave di lettura utile per interpretare le sfide poste dal Regolamento MiCAR e, più in generale, dalla digitalizzazione della finanza.
Se il modo in cui il valore circola è cambiato, non è forse arrivato il momento di ripensare anche il linguaggio giuridico con cui lo definiamo? Per scoprire di più leggi l’articolo completo qui.