11.06.2026 Icon

Distrazione di somme di pertinenza della società: quando risponde l’amministratore

L’amministratore di una società di capitali può essere chiamato a rispondere dei danni arrecati al patrimonio sociale qualora trattenga o distragga somme di pertinenza della società senza una valida giustificazione. In tali ipotesi, la riduzione del patrimonio sociale costituisce un danno direttamente imputabile alla condotta gestoria e legittima l’azione risarcitoria nei suoi confronti.

Tribunale di Bologna, Sezione Impresa, sentenza del 26 agosto 2025, n. 2174

Lo ha ribadito il Tribunale di Bologna, pronunciandosi su un’azione di responsabilità promossa da una società nei confronti dell’ex presidente del consiglio di amministrazione. La decisione si inserisce nel consolidato ambito dei doveri di corretta gestione e di conservazione del patrimonio sociale gravanti sugli amministratori.

La vicenda: assegni non versati e prelievi ingiustificati

La controversia traeva origine dalla gestione di assegni per un importo complessivo pari a 230.000 euro che, secondo quanto risultava da un verbale del consiglio di amministrazione, avrebbero dovuto essere versati sul conto corrente della società. Tuttavia, soltanto 70.000 euro risultavano effettivamente accreditati, mentre la restante somma di 160.000 euro non era mai confluita nelle casse sociali. La società lamentava dunque il mancato versamento, sostenendo che gli assegni fossero stati incassati direttamente dall’amministratore o destinati a terzi estranei ai rapporti sociali. A ciò si aggiungeva un ulteriore prelievo di 1.000 euro dal conto corrente sociale, ritenuto anch’esso privo di qualsiasi giustificazione.

L’accertamento della responsabilità

Nel valutare la fondatezza della domanda, il Tribunale ha attribuito rilievo al verbale del consiglio di amministrazione, sottoscritto anche dall’ex amministratore, dal quale emergeva chiaramente l’obbligo di destinare gli assegni al conto corrente della società. Una volta accertato che soltanto 70.000 euro erano stati effettivamente versati, il giudice ha ritenuto dimostrata la distrazione della restante somma di 160.000 euro. A sostegno di tale conclusione sono stati inoltre valorizzati gli elementi acquisiti nel procedimento penale, conclusosi con una sentenza di applicazione della pena per appropriazione indebita.

Quanto all’ulteriore importo di 1.000 euro, il Tribunale ha ritenuto sufficiente la documentazione richiamata nell’informativa della Guardia di Finanza, dalla quale emergeva l’esecuzione di un prelievo non giustificato mediante una carta bancomat nella disponibilità dell’amministratore.

Diversamente, non ha trovato accoglimento la richiesta della società volta a ottenere il rimborso delle spese legali sostenute nel procedimento penale. Sul punto, il giudice ha rilevato la mancanza di prova dell’effettivo esborso e ha pertanto rigettato la relativa domanda.

Condanna e conseguenze risarcitorie

La decisione si è conclusa con la condanna dell’ex amministratore al pagamento di 161.000 euro, oltre interessi legali dalla domanda al saldo, nonché delle spese di lite. La pronuncia conferma un orientamento consolidato secondo cui la distrazione di somme sociali integra una violazione dei doveri di corretta gestione e conservazione del patrimonio sociale, fondando la responsabilità risarcitoria dell’amministratore nei confronti della società per i danni conseguentemente subiti.

Autore Giuseppe Agostino Gasparo

Associate

Milano

g.agostinogasparo@lascalaw.com

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