La fotografia scattata dalla Banca d’Italia sul secondo semestre del 2025 racconta un mercato del credito meno espansivo e più selettivo. Dopo la ripresa osservata nella prima parte dell’anno, la domanda di finanziamenti delle imprese si è fermata, mentre le banche hanno mantenuto criteri di offerta prudenti. Sul fronte delle famiglie, i mutui confermano segnali di tenuta, soprattutto nel Nord Est, ma il credito al consumo rallenta e la raccolta bancaria torna ad attirare l’interesse dei risparmiatori.
Banca d’Italia, La domanda e l’offerta di credito a livello territoriale, Economie regionali n. 21, luglio 2026.
Un credito alle imprese meno spinto dagli investimenti
L’elemento più rilevante dell’ultima Regional Bank Lending Survey è il cambio di passo della domanda di credito da parte delle imprese. Nel secondo semestre del 2025 si è infatti interrotto, in tutte le aree del Paese, l’aumento delle richieste di finanziamento osservato nei primi sei mesi dell’anno.
Il dato non segnala necessariamente una brusca contrazione, ma fotografa con chiarezza una fase di maggiore cautela. A pesare è soprattutto il ridimensionamento delle esigenze di credito destinate a finanziare gli investimenti, fenomeno particolarmente evidente per le imprese del Centro e del Mezzogiorno e, al Nord, per il settore delle costruzioni.
È un passaggio non secondario. La domanda di credito per investimenti è spesso un indicatore della fiducia delle imprese nella crescita futura: quando rallenta, il segnale non riguarda solo i rapporti banca-cliente, ma anche le aspettative del tessuto produttivo. In questo senso, l’Indagine suggerisce che nel secondo semestre del 2025 molte imprese abbiano preferito rinviare o ridimensionare nuovi progetti, in un contesto ancora condizionato dall’incertezza economica e dal costo del rischio.
Sul piano territoriale, il valore aggiunto dell’Indagine della Banca d’Italia sta proprio nella capacità di restituire un quadro non uniforme. Il rallentamento attraversa l’intero Paese, ma con intensità e motivazioni diverse: più legato agli investimenti nel Centro e nel Mezzogiorno, più visibile nel comparto edile nelle aree settentrionali.
Banche prudenti: meno quantità, più qualità del rischio
Dal lato dell’offerta, il messaggio è altrettanto chiaro: le banche non hanno chiuso i rubinetti del credito, ma hanno continuato a muoversi con prudenza. Le politiche di offerta verso le imprese sono rimaste sostanzialmente invariate in tutte le macroaree, confermando un atteggiamento selettivo.
L’aspetto più interessante è che la prudenza non si manifesta in modo lineare. Da un lato, l’Indagine registra un lieve allentamento sulle quantità offerte e sugli spread applicati alla media dei prestiti; dall’altro, emergono segnali di irrigidimento sulle garanzie richieste, sui livelli minimi di rating e sugli spread praticati ai finanziamenti più rischiosi.
In altri termini, il credito resta disponibile, ma tende a diventare più selettivo. La distinzione tra imprese con profili di rischio più solidi e imprese considerate più fragili assume un peso crescente. Per queste ultime, l’accesso al finanziamento può risultare più oneroso o subordinato a maggiori presidi, anche quando il quadro generale non mostra un vero irrigidimento dell’offerta.
La ragione principale indicata dagli intermediari è l’accresciuta percezione del rischio, riferita in particolare a specifici settori, imprese o aree territoriali. Tale fattore è solo in parte compensato dalla maggiore pressione concorrenziale tra banche.
Per imprese e consulenti, questo dato ha una ricaduta pratica immediata: nella negoziazione del credito diventa sempre più importante presentare informazioni economico-finanziarie aggiornate, business plan coerenti e una struttura patrimoniale leggibile. La qualità documentale e la capacità di rappresentare correttamente il rischio possono incidere in modo decisivo sulle condizioni applicate.
Famiglie: mutui stabili, credito al consumo più cauto
Il quadro relativo alle famiglie è più articolato. Dopo il forte aumento registrato nella prima parte del 2025, la domanda di mutui per l’acquisto di abitazioni ha continuato a crescere nel Nord Est, mentre si è stabilizzata nelle altre aree del Paese.
Le politiche di offerta dei mutui, dopo un lieve irrigidimento nel primo semestre, sono rimaste invariate in tutte le macroaree. Anche qui, tuttavia, la stabilità apparente nasconde alcune differenze: le banche segnalano condizioni più distese in termini di quantità offerte, ma maggiore attenzione agli spread, soprattutto per i mutui ritenuti più rischiosi.
Il dato sui nuovi mutui conferma un mercato ancora attivo. Nel 2025 il rapporto medio tra finanziamento e valore dell’immobile, il cosiddetto loan-to-value at origination, è rimasto sostanzialmente stabile, vicino al 70 per cento. Tuttavia, è aumentata l’incidenza dei nuovi mutui con un rapporto superiore all’80 per cento, passata dal 19,5 per cento del 2024 al 21,4 per cento del 2025.
Anche la durata media dei mutui è cresciuta, tornando su valori di poco inferiori ai 25 anni. I finanziamenti con durata pari o superiore a 30 anni hanno raggiunto quasi la metà delle nuove erogazioni, attestandosi al 49,5 per cento nel 2025.
Questi dati possono essere letti in due modi. Da un lato, confermano una certa capacità del mercato di sostenere l’accesso alla casa, anche attraverso piani di ammortamento più lunghi. Dall’altro, mostrano come l’equilibrio economico dell’operazione resti delicato: durate più estese e finanziamenti più elevati rispetto al valore dell’immobile possono rendere il mutuatario più esposto a variazioni reddituali, familiari o patrimoniali nel corso del tempo.
Diverso è il discorso per il credito al consumo. In tutte le aree del Paese si è interrotta l’espansione della domanda, dopo l’aumento registrato nella prima parte dell’anno. Le banche, inoltre, hanno mantenuto condizioni di offerta improntate a maggiore cautela.
Per gli operatori del credito al consumo, questo passaggio richiama l’importanza di processi istruttori robusti e di una valutazione attenta del merito creditizio, soprattutto in una fase in cui famiglie e intermediari sembrano muoversi con maggiore prudenza.
Il ritorno dei depositi e la nuova attenzione alla raccolta
Un altro dato significativo riguarda le scelte finanziarie delle famiglie. Nel secondo semestre del 2025 la domanda di depositi bancari è tornata a crescere in tutte le aree del Paese, mentre si è arrestato l’aumento delle richieste di quote di OICR e di azioni.
La domanda di titoli di Stato ha continuato a salire nel Nord Est e nel Centro, ma con intensità inferiore rispetto al semestre precedente. Al tempo stesso, le banche hanno ridotto la remunerazione offerta sui principali strumenti di raccolta rivolti alle famiglie, sebbene in misura più contenuta rispetto alla prima parte dell’anno.
La combinazione di questi elementi è interessante. Le famiglie tornano a guardare ai depositi, pur in presenza di una remunerazione meno favorevole. Ciò può riflettere una preferenza per strumenti percepiti come più semplici e liquidi, in un contesto nel quale le scelte di investimento appaiono meno orientate verso prodotti esposti alla volatilità dei mercati.
Sul piano giuridico e operativo, il fenomeno richiama l’attenzione sulla trasparenza delle condizioni economiche, sulla chiarezza delle comunicazioni alla clientela e sulla corretta rappresentazione delle caratteristiche dei prodotti. Quando il risparmiatore modifica le proprie preferenze, anche la relazione informativa con la banca diventa centrale: non solo al momento della sottoscrizione, ma lungo tutto il rapporto.
Un mercato più selettivo, non necessariamente più chiuso
L’Indagine della Banca d’Italia non descrive un sistema del credito bloccato, ma un mercato entrato in una fase più selettiva. La domanda delle imprese rallenta perché si attenua la spinta degli investimenti; le banche restano prudenti perché la percezione del rischio continua a incidere sulle decisioni di affidamento; le famiglie mantengono interesse per i mutui, ma il credito al consumo perde slancio; la raccolta bancaria torna a crescere, mentre si raffredda l’interesse per alcune forme di investimento.
La chiave di lettura è quindi quella dell’equilibrio. Dopo anni segnati da forti oscillazioni dei tassi, incertezza macroeconomica e cambiamenti nelle preferenze di risparmio, il rapporto tra banche, imprese e famiglie sembra orientarsi verso una maggiore attenzione alla sostenibilità delle operazioni.
Per le imprese, ciò significa che l’accesso al credito dipenderà sempre più dalla capacità di dimostrare solidità, prospettive credibili e adeguata pianificazione finanziaria. Per le famiglie, soprattutto in materia di mutui e credito al consumo, diventa essenziale valutare non solo la rata iniziale, ma la sostenibilità dell’impegno nel medio-lungo periodo. Per gli intermediari, infine, permane la necessità di coniugare prudenza, trasparenza e correttezza nella distribuzione dei prodotti.
La fotografia della Banca d’Italia, in definitiva, restituisce un messaggio semplice: il credito continua a svolgere la propria funzione, ma lo fa in un contesto in cui qualità del rischio, chiarezza informativa e sostenibilità delle scelte finanziarie sono sempre più centrali.
02.10.2026