Mario Valentino vs. Valentino

La privacy è la nuova leva del profitto

È in corso un cambiamento culturale.

Prende sempre più piede l’idea che la privacy, da inutile orpello burocratico che ostacola l’iniziativa d’impresa, stia diventando un elemento strategico di successo: la compliance sul trattamento dei dati personali è una prassi aziendale che, imponendo il rispetto dei diritti e libertà dei dipendenti, dei clienti e dei partner commerciali, offre l’opportunità di ridisegnare ruoli e processi in modo nuovo e più efficiente.

A differenza della precedente direttiva, oggi il GDPR non richiede più il piatto adeguamento a regole e l’adempimento di obblighi formali con adozione di moduli e formulare da sottoporre volta per volta al soggetto interessato. Con l’introduzione del principio di accountability, al contrario, si impone a tutti i livelli del management una presa di coscienza in ordine a flussi informativi e correlati ruoli e responsabilità di decisori e operatori. Siamo di fronte, insomma, ad una idea di governance dei dati che ha necessariamente riflessi positivi e significativi sul business.

Tutto ciò è ben esposto nel Cisco Data Privacy Benchmark Study 2021 dal titolo «Forged by the Pandemic: The Age of Privacy»

Lo studio raccoglie le informazioni e le opinioni fornite da oltre 4.400 professionisti della privacy ed evidenza alcuni fenomeni:

  1. una corretta gestione della privacy in azienda migliora l’efficienza operativa, la reattività di business e l’innovazione;
  2. i temi privacy acquistano sempre più alti livelli di priorità sui tavoli dei vertici aziendali;
  3. l’utente manifesta una crescente attenzione alle aziende che offrono tutele privacy adeguate che diventano quindi elemento strategico di marketing;
  4. esiste una forte correlazione tra le scelte di consumo e di partenariato con i livelli di tutela privacy[1];
  5. gli investimenti in privacy hanno mediamente un ROI di 2.0[2];

Difficile dire quanto ci sia di scientifico in questi risultati, ma una cosa è certa, soprattutto con la crisi pandemica dilagante da oltre un anno, lo sviluppo del business on line e la capacità di decentralizzare in modo efficace il lavoro stanno diventando elementi chiave di successo. Il mercato è sempre più virtuale, come anche (ahimè) le relazioni, sia interne tra colleghi che esterne con i clienti.

In tale quadro, rassicurare gli utenti sul trattamento dei loro dati personali e sulla riservatezza delle informazioni che li riguardano, ma soprattutto adottare misure di sicurezza chiare ed adeguate, diventano fattori di forte caratterizzazione della corporate identity e possono costituire moltiplicatori della capacità penetrativa del mercato.

Non stupisce quindi che le aziende in questo periodo abbiano raddoppiato gli investimenti sulla privacy, integrando e ampliando i servizi di security senza andare a discapito della tutela del trattamento dati.

In commento allo studio Cisco, Tim Roberts, amministratore delegato e co-responsabile della sicurezza e della privacy presso la società di consulenza AlixPartners, ha dichiarato a Euronews: «All’improvviso, tutti lavorano in remoto, i dati sono fuori sede e le persone hanno accesso a dati altamente riservati sui dispositivi mobili». Ciò non solo costituisce per le aziende un problema di security, ma soprattutto di data protection nella misura in cui un trattamento non supportato da un buon design, espone ad una responsabilità assai elevata in termini sanzionatori del GDPR e risarcitori civilistici.

Il Rapporto, concludono i suoi autori, «fornisce la prova empirica che l’investimento in privacy crea business value» e che le diffidenze dei primi anni dall’entrata in vigore del GDPR (mag. 2018) si stanno via via dissipando e le aziende iniziano ad apprezzare il contributo positivo di un corretto presidio privacy[3].

Francesco Rampone – f.rampone@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

[1] Il 90% delle aziende dichiara che i propri clienti non acquisterebbero da loro se non fossero chiare sulle pratiche di protezione dei dati personali.

[2] Un po’ meno rispetto ai dati del report del 2020 («From Privacy to Profit: Achieving Positive Returns on Privacy Investments») che riportavano un ROI del 2.7.

[3] Secondo il rapporto, il 79% delle aziende vede favorevolmente le leggi sulla privacy e solo il 5% afferma che la legislazione ha avuto un impatto negativo.

 

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