La folle corsa all’Intelligenza artificiale ha ancora benzina in serbatoio? Era questa la domanda con cui ieri si attendevano i conti trimestrali di Alphabet e Microsoft, due dei super colossi degli algoritmi che stanno investendo cifre monstre nella costruzione di centri dati. La risposta dei numeri non è stata né univoca né definitiva. Alphabet, la società madre di Google, ha presentato un bilancio che ha mancato le attese degli analisti sia nei ricavi che nei profitti,
perdendo fino al 9% nelle negoziazioni successive alla chiusura di Wall Street. Mentre Microsoft ha battuto le attese, scattando al rialzo fino al 5% proprio grazie al balzo (+48% annuo, a 33 miliardi di dollari) degli affari legati al cloud.
Sulla performance deludente di Google, in realtà, ha pesato soprattutto il rallentamento della crescita del suo business più antico, cioè la ricerca. Mentre anche nel suo caso il settore cloud, che comprende servizi di IA e affitto della potenza computazionale, procede brillante, raddoppiando il fatturato rispetto allo scorso anno a oltre 30 miliardi di dollari. È chiaro però che per sostenere il ritmo previsto degli investimenti serve che tutti i motori girino al
massimo. Nel trimestre le spese in conto capitale di Alphabet sono arrivate a 51,3 miliardi, dai 44,9 del periodo precedente. Mentre quelle di Microsoft hanno raggiunto i 45,2 miliardi. Quel che spicca però rispetto ai rivali, Google ma anche Meta, è una liquidità che, almeno per il momento, sembra restare molto più solida.
Nel complesso quest’anno le Big Tech dovrebbero investire più di 700 miliardi di dollari in centri dati, chip e altre infrastrutture legate all’IA. Una somma che – con tassi in crescita – sta diventando più difficile da finanziare e di cui molti mettono in questione la sostenibilità.

