Le ondate di calore rappresentano una minaccia crescente per la salute e la mortalità, con conseguenze destinate a riflettersi anche sui bilanci delle compagnie assicurative. È quanto emerge dal Rapporto pubblicato dall’EIOPA il 30 settembre 2026, che richiama il settore Vita e Salute alla necessità di rivedere le proprie valutazioni del rischio. Gli effetti economici sono ancora contenuti, ma i cambiamenti climatici potrebbero incidere sempre più su sinistri, riserve tecniche e sostenibilità delle coperture.
Ondate di calore, il principale rischio per la salute
Quando si parla di cambiamento climatico e assicurazioni, l’attenzione si concentra generalmente sui danni provocati da alluvioni, tempeste e altri eventi naturali estremi. Il Rapporto EIOPA, Climate Change Impacts on Life and Health and Potential Emerging Risks for the Insurance and IORP Sectors, sposta invece l’attenzione sulle conseguenze per la salute e l’aspettativa di vita, analizzando i rischi emergenti per le compagnie Vita e Salute e per i fondi pensione aziendali e professionali.
Il dato più significativo riguarda le ondate di calore, responsabili del 97% dei decessi riconducibili agli eventi meteorologici e climatici estremi nell’Unione europea tra il 1980 e il 2024. Secondo le stime richiamate dall’Autorità, nel triennio 2022-2024 la mortalità annuale associata al caldo ha superato i 50.000 decessi in Europa e, in assenza di adeguate misure di adattamento, potrebbe oltrepassare i 120.000 entro la metà del secolo.
I rischi interessano soprattutto anziani, bambini e persone affette da patologie preesistenti, ma riguardano anche determinate categorie professionali maggiormente esposte alle alte temperature. A questi effetti si aggiungono quelli legati al fumo degli incendi e alla diffusione di malattie infettive trasmesse da insetti, favorite dal mutamento delle condizioni climatiche.
Gli effetti sui bilanci delle compagnie
Per il settore assicurativo, la questione riguarda soprattutto l’evoluzione dei rischi di mortalità, morbilità e longevità, sui quali si fondano le valutazioni attuariali e la determinazione delle riserve tecniche.
L’aumento dei decessi potrebbe comportare maggiori prestazioni per le polizze caso morte, mentre la crescita delle patologie e dei ricoveri rischia di incidere sulla frequenza e sul costo dei sinistri delle coperture sanitarie. Gli effetti non sono tuttavia uniformi: una minore longevità potrebbe, ad esempio, ridurre gli impegni delle compagnie che erogano rendite vitalizie.
Secondo l’EIOPA, gli impatti finanziari attualmente osservabili rimangono limitati, anche grazie alla diversificazione dei portafogli, alle caratteristiche della popolazione assicurata e al ruolo prevalente dei sistemi sanitari pubblici nella copertura delle spese mediche. Si tratta però di fattori che non garantiscono necessariamente la stessa protezione nel lungo periodo.
Il cambiamento climatico potrebbe inoltre incidere sull’equilibrio economico delle coperture, rendendo necessari adeguamenti tariffari o revisioni delle condizioni assicurative, con il rischio di aumentare il divario tra domanda di protezione e accessibilità delle polizze.
L’analisi EIOPA e i limiti delle valutazioni
Per misurare l’esposizione del settore, l’EIOPA propone un modello sperimentale che combina tre elementi: intensità delle ondate di calore, vulnerabilità della popolazione ed esposizione assicurativa, quest’ultima stimata attraverso i dati sulle riserve tecniche comunicati nell’ambito di Solvency II.
Il confronto tra il periodo 2015-2024 e uno scenario climatico riferito alla metà del secolo evidenzia un aumento degli indicatori di rischio, pur con differenze significative tra Paesi e tipologie di compagnie. L’Autorità invita tuttavia alla cautela: i risultati hanno carattere illustrativo e non consentono ancora di quantificare con precisione i futuri effetti patrimoniali.
Il principale ostacolo è rappresentato dalla disponibilità di dati sufficientemente dettagliati per collegare gli eventi climatici all’andamento dei sinistri. Le informazioni aggregate non permettono infatti di distinguere adeguatamente le caratteristiche dei singoli prodotti e degli assicurati, né di isolare gli effetti del clima da quelli dell’invecchiamento e delle condizioni socioeconomiche.
Dalla valutazione del rischio alla prevenzione
Il messaggio rivolto alle compagnie è chiaro: l’assenza di impatti finanziari significativi nel presente non deve essere interpretata come assenza di rischi futuri. L’EIOPA evidenzia infatti come gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute siano ancora poco sviluppati nelle analisi prospettiche e nei processi di valutazione interna del rischio e della solvibilità (ORSA).
Per le imprese diventa quindi importante integrare progressivamente dati climatici, sanitari e demografici, sviluppare scenari di stress più aderenti alle caratteristiche dei portafogli e valutare le conseguenze sulle politiche di sottoscrizione, tariffazione e gestione delle riserve.
Accanto alla misurazione del rischio, assume rilievo anche la prevenzione, attraverso iniziative di sensibilizzazione, sistemi di allerta e collaborazioni con il settore pubblico capaci di ridurre gli effetti degli eventi climatici sulla salute.
La sfida, in definitiva, non consiste soltanto nel prevedere quanto il cambiamento climatico potrà costare alle compagnie, ma nel comprendere come garantire nel tempo coperture sostenibili e accessibili. Il rischio climatico non riguarda più soltanto i beni da assicurare, ma sempre più anche la vita e la salute delle persone.
14.10.2026