Rendere strutturali le attuali soglie di detassazione dei fringe benefit può sostenere consumi e crescita più di una riduzione generalizzata delle tasse. È la tesi di due studi presentati ieri a Roma in un evento organizzato da Satispay. Uno firmato dagli economisti Carlo Cottarelli e Giampaolo Galli per l’Osservatorio conti pubblici italiani. L’altro dall’Osservatorio HR Innovation del Politecnico di Milano.
Secondo Cottarelli e Galli, un miliardo in più di welfare aziendale potrebbe generare 800 milioni di Pil nel primo anno e 1,25 miliardi al terzo, con un recupero di gettito rispettivamente di 280 e 480 milioni. Il vantaggio rispetto a un taglio Irpef sta nel fatto che i fringe benefit vengono spesi rapidamente, mentre una parte dello sconto fiscale finisce in
risparmio. Il costo netto della stabilizzazione delle soglie viene stimato in circa 648 milioni l’anno. Il Politecnico guarda invece alle imprese: il 77% di quelle con più di dieci dipendenti offre già almeno un benefit, ma il 22% indica l’incertezza normativa come un ostacolo. Senza proroga, il 20% ridurrebbe il budget welfare e appena il 16% manterrebbe gli importi attuali accettandone la tassazione. Per il 53% dei lavoratori i fringe servono ad acquistare soprattutto beni di prima necessità.
Resta però un punto meno discusso. Il welfare aumenta il reddito disponibile e sostiene i consumi. Ma quando prende il posto di aumenti salariali, riduce anche la quota di retribuzione sulla quale si versano contributi. Un vantaggio immediato per imprese e lavoratori che può avere un rovescio nel tempo: meno contribuzione previdenziale e, dunque,
una pensione futura più bassa.
08.10.2026
Welfare privato a rischio frenata senza aiuti fiscali
- La Repubblica