08.10.2026

L’inflazione sale, gli stipendi no

  • Italia Oggi

Le retribuzioni degli italiani sono sempre più congelate. Dal 2025 al 2026 i redditi medi di chi presenta il 730 sono cresciuti solo dell’1,1%. Briciole rispetto a un’inflazione che corre sempre più veloce a causa della crisi energetica e che a fine anno potrebbe arrivare al 4%. E in un’Italia con gli stipendi fermi (25 mila euro il reddito medio, pressoché immutato dall’anno scorso a quest’anno), le differenze territoriali, di genere e di età incrementano le disuguaglianze. Perché un lavoratore all’apice della carriera (tra 51 e 60 anni) a Monza Brianza guadagna in media 41.434 euro mentre una donna della stessa età in provincia di Foggia ne percepisce 15.836.

E tra una donna del Sud e un uomo del nord ovest (sempre nella classe d’età 51-60 anni) ballano 14 mila euro di retribuzione (20.726 euro contro 34.878) pari al 41% in meno.

La banca dati dei modelli 730 rappresenta un patrimonio informativo sempre utile per leggere l’evoluzione dei redditi in Italia. E l’analisi che la Consulta dei Caf ha svolto per ItaliaOggi lo dimostra.

Lo studio ha preso in considerazione un panel di 775.574 contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi nel 2025 e nel 2026, dichiarando un reddito complessivo di 19,6 miliardi l’anno scorso e 19,8 quest’anno. Duecento milioni in più in totale che spalmati sulla platea di contribuenti fanno circa 270 euro medi pro capite.

Ma a fronte di retribuzione sostanzialmente ferme, i divari territoriali crescono. A livello regionale si va da un massimo di 30.744 euro in Trentino Alto Adige (+2,8% rispetto al 2025) a un minimo di 21.421 euro in Sicilia, con un gap reddituale del 43,5%. A livello territoriale il Nord-Ovest registra il reddito medio più alto con 28.768 euro, contro i 22.283 euro del Sud e delle Isole: un divario del 22,5%.

Le differenze di genere

Ma le differenze maggiori sono quelle di genere. Gli uomini dichiarano in media 27.890 euro, le donne 22.612 euro, con una differenza del 23,3%. Il divario si accentua nella fascia 41-50 anni, raggiungendo il 26%, e risulta particolarmente elevato in alcune regioni del Nord. Come detto, una donna del Sud e delle Isole tra i 51 e i 60 anni dichiara in media 20.726 euro, mentre un uomo del Nord-Ovest della stessa età arriva a 34.878 euro. Segno che alla base del gender gap ci sono spesso ragioni territoriali ma non solo. Perché a volte lavoratori della stesso territorio e della stessa età percepiscono redditi molto diversi. A Bolzano tra un uomo e una donna della stessa età (51-60 anni) ballano circa 8.500 euro l’anno di retribuzione (40 mila contro 31.495), e lo stesso a Pescara (29 mila contro 20.663). Segno che le disuguaglianze non sono mai riconducibili a un solo elemento, ma derivano dall’interazione tra condizioni territoriali, percorsi lavorativi e differenze di genere.

Crescono i redditi dei giovani in età di prima occupazione

Rispetto a redditi che in tutte le fasce d’età crescono al ritmo di uno zero virgola, l’unica che fa segnare incrementi significativi è quella tra 18 e 30 anni, ossia la fascia in cui mediamente un giovane conclude il percorso di studi e inizia a lavorare. In questo cluster, i redditi sono cresciuti del 5,7% per le donne (da 15 a 16 mila) e del 6,9% per gli uomini (da 18 a 19.200 euro). Ma, osservano dalla Consulta dei Caf, questi ultimi sono dati facilmente influenzabili dal momento in cui il contribuente passa dalla condizione di disoccupato a quella di occupato e per tale ragione sono soggetti ad incrementi percentuali più significativi. Incrementi che invece non si rinvengono nelle altre classi d’età, dove gli aumenti per gli uomini vanno da 0,7% a 0,2% man mano che ci si sposta dalla classe dei 30-40enni a quella dei 60-70enni. E per le donne passano da +0,8% a +0,4% con una flessione nella classe d’età 41-50 anni (-0,5%). “Questi dati mostrano che dietro una media nazionale ci sono situazioni molto diverse tra loro: dipendono da dove una persona vive, dal suo percorso di lavoro, dal genere e dall’età. La dichiarazione dei redditi, se letta con attenzione, può diventare uno strumento utile per capire meglio le esigenze concrete dei cittadini e delle famiglie in tutte le parti del Paese”, ha osservato Giovanni Angileri, Presidente Caf Uil e Coordinatore della Consulta Nazionale dei Caf.